Mi trovo di fronte al CAD, ancora chiuso. Arriva subito l'infermiere di turno e apre la claire. Ci siamo io e Mariagrazia,una tipa sui sessanta pesante e ossessiva, sempre al telefono. Ma sa anche essere simpatica quando vuole. Son venuto prima stamattina perché non avevo niente da fare.
Sono indietro Erika, dietro di te, di gran lunga, ma qualcosa si è mosso. Una sorta di spinta ad agire. Se non lo faccio per noi due come siamo diventati,lo faccio per come ci amavamo prima. E io so cosa tu vuoi da me come persona, così come tu sai cosa io voglio da te. Come donna. Forse ma dico forse abbiamo raggiunto una sorta di perfezione che non sono più riuscito a ritrovare. Con Monica forti segnali di vita e sensazione di qualche momento perfetto c'era,ma si litigava troppo e Jim ne fu tristemente testimone una sera che andammo nel locale dove lavorava. Un locale alla moda,non ricordo il nome . Litigavano furiosamente e Jim fu costretto a dividerci e la serata per un attimo si fermò. La musica spenta,la gente che smette improvvisamente di parlare. Tutto tace, tranne le nostre urla. Le sue urla e come se non bastasse mi tirava per i capelli.
Nei miei vari giri per l'Italia in treno sono stato anche sull isola di Vulcano,dove ero già stato felicemente con Erika una decina di anni prima. L'avevo anche portata da un capo all'altro dell'isola. Questa volta Vulcano era triste,deserta, non deserta di gente,ma deserta per me. Vuota,senza Erika che cucinava,parlava,rideva, faceva l'amore il pomeriggio. Io ero buttato per strada. Ricordo poco di quel giro perché soffrivo di allucinazioni visive continue.
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