C'è un lungo & sottile filo rosso nella mia vita che mi lega alla Romania. Si cominciò con il primo Inter- Rail che fece tappa a Bucarest. La stazione ci accolse sordida e malmessa e maleodorante di piscio e spazzatura che bruciava nei cestini. Fu solo una tappa, ripartimmo la notte stessa in direzione Istanbul,con tappa a Sofia,in Bulgaria. Passano gli anni, quasi dieci e un clown rumeno viene a lavorare con me in Nepal nell'ambito di un progetto a favore dei ragazzi di strada. Persona molto magnetica e con molta personalità, così tanta che mi creò dei problemi al tempo. Fu un po' uno scontro tra persone e personalità forti, ma lui a differenza di me era più aggressivo, più volitivo. Aveva più fame di gloria e successo nella vita. Io mi sentivo già arrivato,e il suo farmi le scarpe mi porto' ad attraversare altri luoghi e altre situazioni. Passano circa altri dieci anni e mi ritrovo a vivere a San Giuliano. Ospito un amico Rumeno per un anno,tale Konstant che andrà poi a vivere in Spagna, a Madrid , dopo un foglio di via che gli verrà consegnato dalla questura, e che comunque resterà un mio grande amico. Anche se ha dieci anni in meno di me, anche se rimorchia più di me e questa cosa non può che suscitarmi invidia e fastidio. Ma lui comunque è un buono, forse la persona migliore che abbia abitato questa casa e i consigli che mi dà in fatto di donne o sul fatto che io debba uscire più di casa sono sempre buoni consigli e dati con sincera amicizia.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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