Di notte mi sveglio in preda a un disagio forte. Basta che dimentico di prendere anche soltanto qualcuna delle medicine della mia terapia e inizio a sentirmi fortemente depresso & compromesso. Si vive di equilibri instabili e allora si inizia a scrivere,un po'a casaccio,ma con il cuore aperto. Chissà Cloud e le sue chiappe dove sono finite,ma lo immagino. Il mio amico Andrea,mi ha profondamente deluso: è solo un pittoresco puttaniere mantenuto dal padre che fa finta di lavorare e avendo i soldi ha anche molte donne a quanto pare. Poi vai a casa sua e ti spilla fino all'ultimo centesimo che hai con la scusa delle spese. Ah Cloud,tu mi hai tradito e abbandonato al mio destino. Un destino irto di difficoltà senza di te. Non che tu mi abbia mai salvato da niente nella vita,non mi hai mai detto di amarmi, né di usarmi, eppure lo facevi a mani basse per salvare te stessa senza curarti di salvare anche me. Erika non era così. Almeno lei un po'mi amava. Mi sento abbandonato dal destino e dal mondo che corre veloce e si avviluppa su se' stesso scomparendo in un nulla che mi rappresenta. Di giorno,con più razionalità capisco che la vita è e deve andare così. Io mitizzo troppo le persone, soprattutto le donne. Ero uno che ci credeva nell'amore tra uomo e donna. Ora credo solo nell'amore dei miei genitori nei miei confronti l'unico amore che va al di là di qualunque interesse. Le donne sono subdole, aggressive,bastarde nei loro finti sentimenti e più vai avanti con gli anni e peggio è. Più disilluse sono, più diventano delle bastarde insensibili. Così era Erika, così Cloud, così tutte le altre. Comincio a pensare a quanto sia importante la mia famiglia: mio padre e mia madre a cui mi sento sempre più legato, più passano gli anni,e più loro invecchiano.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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