Ho sentito Juner che è qui a Milano per dei corsi di insegnamento e insiste molto sul discorso delle Filippine. Gran donna Anna, con quell'aria furba o fintamente ingenua, che muove la sua testa su e giù sul tuo cazzo. Liscia bene la lingua che si muove sinuosa tra i fremito del piacere. Juner dice che sono ostaggio del CPS,che la mia vita non cambierà mai se sto ad ascoltare sempre loro. Mi devo sganciare da loro e vivermi la mia vita. Così dice Juner. E così non ci siamo visti, perché forse le nostre strade si stanno dividendo. Dopo esserci reincontrati ad Amsterdam. Per due volte,nel 2015 e nel 2022.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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