Tutti i rumori che arrivano da fuori sono da me considerati molesti, perché interrompono un mio flusso di pensieri . Qualcuno in particolare quando mi sembra che interpretino la mia condizione come una condizione di vittima della società e allo stesso tempo carnefice dei personaggi più strettamente allineati con la società stessa,con il regime del profitto,della produttività del farcela a tutti i costi. Ho delle vicine sudamericane che non so come interpretino la mia condizione. Arrivo da due giorni con una donna. Sesso fatto bene. Per il resto pomeriggi pigri e poca vita sociale, diciamo il giusto per noi non soccombere sotto il proprio peso. Quante mattine perse, passate al CAD a fare qualcosa per fare ridere gli altri,un po'l'idiota del gruppo che però segue gli altri che lo portano lontano dalle Filippine. Il viaggio non si farà a quanto pare. Il comitato ha decretato che devo stare qui ,in attesa. In attesa che le acque si calmino.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento