Mi succede in questi giorni di sentire molto le cose,le emozioni,le sensazioni. Meglio dell'apatia data dai farmaci, meglio dell'immobilismo che da questi deriva. Immobilismo emotivo e rancore e odio che scorre come il sangue nelle vene. Questo è quello che spesso sento ed è a questo che i farmaci spesso mi portano. Sento che il mio istinto è sopito dai farmaci,ma ogni tanto fa capolino nella mia anima. E se mi dice che certe vie che ho perseguito per anni sono sbagliate, perché aggirano i problemi, è anche vero che la via delle medicine non porta così lontano. Tiene a bada i sentimenti più veri e crudi e per questo più pericolosi per un ' anima che sta già sofferto. Aspettando la pizza,in un martedì di inizio settembre. Un po'fatto, ascolto la musica araba,o meglio la preghiera araba e loro che intanto fanno le pizze . Ho una parte emotiva molto grande e fragile, un io che reclama di essere accettato per quello che è,senza fronzoli e nastrini di argento. Fuori tanti rumori, come al solito. Se andassi in una valle silenziosa, come una volta ho fatto andando in un agriturismo autogestito da un tipo strano,non il solito fricchettone,ma un po'anche si. Un sinistroide evoluto,ma rurale, quindi va spesso a Bergamo che è la città più vicina a divertirsi o a riposare in una vera casa. Perché quella nell'agriturismo non era una casa vera e propria,non riscaldata e quindi invivibile nei rigidi inverni bergamaschi. Tutto questo per dire cosa? Che ci vorrebbe una tranquillità comoda. Io mi rifugio nel sonno. Ormai penso di avere una vita vera e propria, irreale,ma basata sulla realtà,su ricordi che si trasformano nella dimensione onirica.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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