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Troppa confusione

Troppa confusione sotto questo cielo,un po'troppa decisamente. Cosa farne delle nostre esperienze quando queste sembrano volatilizzarsi nel nulla? Mi vengono in mente le parole di Burgos in Messico,che mi sembrano sempre attuali ogni tanto. Adesso che mi sono liberato di lui, posso finalmente pensare con più calma alle sue parole. Forse ho avuto troppe donne, troppe esperienze,troppi viaggi e questo ha generato una grande confusione in me e negli altri. Prima negli altri e conseguentemente in me. È come se riuscissi a leggere nella testa delle persone. E se noi fossimo la vita degli altri, con uno scambio mentale di esperienze e vissuti? È strano,mi sembra tutto strano questo. Forse ho passato troppo tempo da solo o ai margini della società e con chi vive ai margini di essa. Tutto è ancora possibile e la mia vita non mi sembra più così finita come un tempo anzi. Ci sono molteplici possibilità,anzi infinite possibilità ancora,che inconsapevolmente ho costruito in questi anni. È tutto molto strano. È come se qualcuno di noi,e per noi intendo quel gruppo di persone che è cresciuto più o meno insieme dai tempi dell'Università si fosse mosso nel tempo, all'unisono e io fossi un infiltrato tra le linee. C'è gente strana al mondo,gente buona e cattiva. Come dice Fawara tutto il mondo è così,lui me lo può confermare. Fawara che per me rappresenta l'abitudine del mattino,stare insieme guardare le notizie e parlare un po'davanti a un buon caffè ( quello che faccio io). Già l' abitudine, perché ognuno di noi si rassicura attraverso delle abitudini di fronte alla confusione che può generare la vita moderna, sempre più veloce e che ci mette sempre di più in competizione l'uno contro l'altro, anche se noi non lo vorremmo. Quello che temiamo è il cambiamento, perché ci distoglie dalle nostre abitudini. Ma cambiare è vitale nell'esperienza di una persona. Cambiare donna,luogo,casa. Bisogna cambiare le proprie abitudini ,imparare dagli altri ciò che non si conosce ancora. Solo così potremo salvarci dalla noia.

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 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

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