Cosa devi fare quando sei circondato da voci sul tuo conto? Scrivo per sdrammatizzare. E le voci sembrano placarsi. Si parla di me, credo che sia così. Di me e delle mie strategie, che uso per vivere. Secondo loro Io non sono invalido. Con questi cazzo di cani che abbaiano in continuazione, senza sosta alcuna. Quindi ho deciso di investire più energie al di fuori di questa casa,e di contare maggiormente sui miei amici psichiatrici che ci sono e si stanno dimostrando presenti. Poi vi spiegherò. La vita a volte ti travolge e non riesci a farvi fronte. Così a me è successo in passato. Ma a volte ti sorride quando hai pazienza e sai costruire lentamente le cose. Non lo so stamattina mi sento bene, finalmente artefice del mio destino. È bastata una serata diversa per capire che ho passato troppi anni nella mia casa a commiserare me stesso, intrappolato nei miei pensieri, stretto tra i ricordi e la nostalgia di persone che mi avevano abbandonato troppo presto. Ho stracciato tutte le foto di Burgos che avevo e del nostro viaggio in Messico: non tutte,solo quelle in cui c'era la sua stupida e arrogante faccia. È già un passo importante verso l' oblio di questa persona nella mia vita. Sarà il primo di una lunga serie di abbandoni definitivi. Julia è un altra che non ha capito niente di me e della mia situazione. Un altra grande amica che se ne va verso l'oblio dei giorni. Tutto questo processo è accompagnato da una felicità immensa da parte mia. Perché mi sto liberando da un peso,e da un pezzo di storia che avevo addosso da anni. Quelli che rimangono sono i miei amici psichiatrici che sono dei veri amici, perché anche loro conoscono la sofferenza e il dolore. E sanno capire. Le voci fuori.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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