E' domenica sera. Ho passato tutto il giorno da solo, cercando di riposarmi un po'. In parte ci sono riuscito in parte mi sento veramente stanco se non esaurito. Devo trovare il modo di stare al mondo decentemente e cercare di passare il tempo nel modo migliore possibile. Lo devo fare per me e per chi deciderà di stare con me. Qualcuno diceva che era il caso che tornassi a fare qualcosa. Anche Burgos era d'accordo. Io invece mi sento la stanchezza nelle ossa e nel cervello e un incapacità fondamentale di cambiare rotta. Ma dopo la Toscana va un po'meglio, anche se i rapporti con i miei sono sempre difficili. Aveva ragione Eliona,forse dovevamo scappare insieme. Ma poi lei è sparita e non ci è toccato che separarci. Forse è sparita perché ha intuito che non ero alla sua altezza, ancora incapace di stare in una coppia e reggerne i ritmi di vita. Forse cerco una donna che mi salvi,non ho mai ragionato così sarebbe la prima volta. Chiudo gli occhi per dormire,ma sulle mie palpebre appaiono immagini che non so riconoscere. Io che vado in treno verso Gavirate,dove c'era la Comunità,dieci anni fa in pomeriggi di sole malato che filtrava dal finestrino. Guardavo fuori e pensavo che la mia vita a quel punto era finita. Fine dei giochi,fine delle battaglie. E invece mi sono dovuto ricredere,avevo ripreso vita con il mio viaggio in Brasile, nonostante il comportamento di Matteo quando andai a Rio de Janeiro. E mi sposai con Eliona. Il matrimonio andò male e incontrai Cloud. Ma anche questa relazione andò male. E fu il colpo di coda del mio periodo di ripresa. Lei mi affossò definitivamente. Ci ho messo anni per riprendermi. Cado di nuovo nella trappola della psichiatria in cui mi aveva gettato lei che mi viene a trovare anche sorridendomi. Con un altro che spazientito per l'inconveniente la aspettava a casa.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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