È difficile parlare di quello di cui devo parlare, perché non so neanch'io dove voglio andare a finire con questo discorso. Però le gabbie mentali esistono e spesso sono gli altri che te le costruiscono attorno. Lo stigma,il pregiudizio sociale nei confronti di chi viene reputato diverso è qualcosa di difficile da sradicare. Lo psichiatrico per esempio viene fortemente stigmatizzato dalle persone, perché diverso, irreale, inconsistente e incomprensibile ai più. Non è facile per una persona sana di mente capire chi non lo è più. Più facile è capirsi tra diversi, perché tutti hanno sofferto,ma qualcuno si espone più degli altri e arriva alla follia. Questo la gente non è in grado di capirlo, perché in genere si ferma prima di toccare tali lidi di sofferenza. Fritz è uno dei miei amici,forse l'unico,che l'ha capita questa cosa, perché mi conosce bene,conosce la mia vita,siamo cresciuti pressoché assieme. Però ha commesso un errore sostanziale che è stato quello di limitarmi come persona,mentre il CPS e Storer in particolare volevano che come dire premessi sull' acceleratore della vita. Che facessi cose. Ma non mi era possibile né stare in un recinto esperienziale,come voleva Fritz, né rilanciarmi come se nulla fosse successo come voleva Storer. E quindi mi sono inventato un non luogo,il parterre del ciclista dove si poteva tutto e non c'era nessun pregiudizio nei miei confronti. Anzi ero molto stimato per i miei viaggi e per quello che avevo fatto in Nepal e in Palestina. Anche solo per il fatto di aver mollato tutto e tutti per un esperienza di cui non conoscevo l'esito. Luoghi e non luoghi di assomigliano nella loro inconsistenza. È questo che ci distingue e che ci rende diversi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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