Passa ai contenuti principali

Welcome to the machine

 È vero quando penso a come ha cambiato vita Erika e a come non è cambiata la mia mi viene una profonda tristezza. Ma mi dico che mi devo accontentare di quello che ho saputo fare: stavo male e probabilmente non potevo fare più di quello che ho fatto. Anche se un viaggio, a volte penso, potrebbe cambiare tutte le carte in tavola. Potrebbe,ma non è detto che succeda, e poi l' ennesimo sparigliamento delle carte non so quanto mi farebbe bene,ora che ho acquisito una certa stabilità e tranquillità. Suona il telefono, un amico voleva passare di qui, ma io non ho voglia di vedere nessuno oggi. Inizio a pensare che quelli del CAD si credano tutto loro. Ogni tanto non mi piace come trattano le persone, soprattutto i più deboli. Un viaggio mi farebbe dimenticare tutto. O costruire qualcosa,ma non so bene cosa. Sarebbe bello avere una cascina e radunarci insieme artisti, musicisti e scrittori. Sento che sono alla fine di un percorso che non ha più niente da dire. Il CAD non ha più niente da dirmi. Un cambio di prospettiva di vita ci vorrebbe. Mi sono ridimensionato troppo. Alla fine ho fatto delle cose importanti nella mia vita e i miei non mi incoraggiano a intraprendere nuovi percorsi. La società mi ha fagocitato e reso schiavo delle sue abitudini. Welcome to the machine. Fagocitato e reso innocuo per la società, e meno capace di cambiarla dall'interno. Meno rivoluzionario, più progressista e legato allo stato sociale.







Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Evelyn III

 Che voglia di vederti bere il mio seme. Scrivo solo per te, con i miei occhi rivolti a te.Sono cazzi amari, cara Evelyn. Cazzi amari. Sono aggrappato all'Esistenza: questa esistenza non mi appartiene, ma e' qualcosa di vuoto e inutile tutto questo tempo senza decisioni. La prima cosa da far capire agli altri e' che devo starmene tra me e me. Le voci schiacciano i pensieri.