Chiedi alla polvere e la polvere ti darà delle risposte. Chiedi alle donne e ti diranno altre informazioni riguardo la possibilità ancora che tu esista. "Hai fatto questo? Hai fatto quello?". E così via. Intuizioni profonde,dire senza dire tra un caffè che si mischia con l'odore ambrato del tuo scialle. Fissando il soffitto, guardando le mura mi sono dimenticato di me. Ho ripensato a mura più antiche,a quelle di Gerusalemme. La polvere del deserto soffiava ispida per i vicoli della città e portava caldo di giorno e fresco di notte. Chiedi alla polvere se non sai come si fa. La polvere ha una risposta per ogni cosa. Ho partecipato a una serie di feste con Alex prima di andare al mare con lui. Tutte molto piacevoli,e molte, almeno un paio di compleanni,piene di donne. Mi sento in un aereoporto,con tutti questi aerei che passano sopra le nostre teste. Il bar è a me ostile, così mi sembra. Voci che si levano dal basso appena mi muovo, quasi accendersi una sigaretta sembra un tabù. Sempre meno riesco a guardare il cielo di quanto non fissi le piastrelle sotto di me. Alla fine è solo questione di soldi,di aspettare la fine, ancora vivi. Chiedi alla polvere se non andrà così, mia cara.Tutti i miei pseudo amici,non gli psichiatrici gli altri intendo, sono dei morti di fame che cercano riscatto attraverso di me, a casa mia. E io li accontento fino a un certo punto poi via, ognuno per la sua strada. L'importante è non farsi schiacciare dai ritmi del bar. A proposito di colazioni: memorabili quelle con Valeria a Kathmandu ' quando lavoravamo per una Organizzazione Non Governativa Italiana. Insomma eravamo in viaggio insieme, in questa avventura che si delineava giorno per giorno in Nepal. E sia che dovevamo andare fuori a farla nel primo periodo,sia nella sua bella casa con terrazzo a Kathmandu ' centro,in una delle zone più belle e alberate della città, svegliarsicon leiera semprebello.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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