Io volevo parlare di amore, di cose serie insomma, ma lei smorzava il mio entusiasmo dicendomi che più di questo non mi poteva dare e che ero un uomo maturo e che forse era tardi per me per pensare all' amore tout court. Era più possibile un amicizia con dei momenti di sesso, degli spazi che sarebbero stati solo nostri, mentre il suo corpo sarebbe appartenuto a tutti. La cosa non mi dava fastidio in sé per sé, ma per il fatto che mi distoglieva dal suo di corpo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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