E' Lunedi. Mi sento felice, perchè come al solito non sono andato dalle cinesi, non ho bisogno di sfogare i miei ormoni sui loro culi gialli, e posso guardare alla settimana con più fiducia, ottimismo e un minimo di programmazione. In questi giorni ho visto Fawara, ed è sempre il migliore amico che ho, nonostante la sua superbia, è il migliore amico che ho. Sono quasi tentato di farlo tornare a vivere qui, ma mi sa tanto che è un passo falso. Un tornare indietro. Don't turn around, don't turn around again, and don't look back. Prendere psicofarmaci tutta la vita, se non sono quelli giusti, ti dà la sensazione di star perdendo tempo e energie preziose. E' vero che ti stabilizzano, ma ti tolgono anche tanta energia vitale per vivere. E poi la puntura che faccio io, mi causa sonno, appetito, irritabilità e scostanza verso gli altri. Poi l'effetto della puntura dopo due settimane svanisce, ma non è giusto poter vivere in maniera decente soltanto due settimane al mese. Ti sembra di sentire la morte più vicina, anzi che si avvicina a una velocità inversamente proporzionale alla tua velocità di vita. Che è pari a 0. Nulla. Piccoli lenti progressi quotidiani in anni segnati dalla sofferenza e da una tristezza impotente, infeconda, portatrice di niente. Non ti resta niente da fare che descrivere questa situazione. I furbi finiranno all'Inferno, noi poveri Cristi, ultimi degli ultimi forse ci salveremo in virtù delle nostre sofferenze. Ma non è giusto che sia così. Chi ha sofferto tanto, chi ha raggiunto gli apici della psichiatria per motivi suoi personali, non è giusto che poi debba pagare il prezzo della convenienza sociale. Sono felice oggi, ma vorrei esserlo più pienamente, vorrei essere più presente e non affidare la mia vita al caso o ai dottori che non capiscono molto delle sofferenze umane. La mia psichiatra almeno è così: standarizzata, qualunquista e dozzinalmente precisa nelle sue opinioni preconfezionate. E' una battaglia che dura da due anni e io ne esco sempre perdente, anche se altri pazienti mi dicono di non mollare e di far valere le mie ragioni.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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