Niente da segnalare. Va tutto bene, tutto stupendamente bene. Ma non posso rivelarvi i dettagli. La dottoressa sono riuscito a farla fuori. Fine del rapporto terapeutico. È tutto perfetto, anche la presenza dei miei. Simone non c'è: ha impegni lavorativi. La mia famiglia sarà tutta per me. Inizio a sentirmi leggermente natalizio. Merito della fine di questo rapporto terapeutico pesante e inutile. La pesantezza c'è l'ho messa io,ma il senso di inutilità del tutto, sono tutti suoi. Non si andava avanti in nessun modo, anzi si stava in una stasi che sapeva di arretramento . Aria nuova quindi. Devo solo iniziare a uscire un po'più di casa. Ma fuori fa freddo, e allora mi riparo nelle mie piccole cose. La dottoressa a pensarci bene mi minacciava col suo modo di fare incalzante e punitivo. Che schifo di civiltà la nostra, basata sul potere, i soldi, il controllo sociale. E chi si ritrova dalla parte sbagliata ci rimette una vita. E quello dalla parte sbagliata sono io. Si sta bene, qui agli Inferi, c'è un bel tepore, dopo due anni strazianti e dolorosi con quella mestierante della psiche. Persona autoritaria, impreparata e prepotente questa era la mia psichiatra. Non certo una bella persona. Una di quelle persone che vuole farti male per poi consolarti. Una di quelle psichiatre che usa tutto il potere che ha per distruggerti come persona. Io l'ho sopportata due o tre anni, non ricordo. Ma oltre questo non posso andare.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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