Terribile è stato lavorare nelle scuole. Come bidello bendisposto comunque diffidente e irritabile . Per la l cambi campanello ogni ora, perché bisognava sempre rispondere al telefono. Per le richieste degli uffici dei segretari e perché dovevo pulire i bagni oltre che le aule. Era un lavoro stressante e anche un po'umiliante. Un giorno incontrai un mio ex compagno di liceo,ora docente di matematica, alla macchinetta del caffè. Che mi chiese appunto che cosa ci facessi lì. Gli spiegai che stavo lavorando come bidello,che ero uscito da poco dalla comunità e che era un periodo così. Lui mi guardo ' tra la pena e la sincera compassione per la situazione. E comprensione inoltre. Offrendosi di pagarmi il caffè,smise di parlare con un altra persona con cui stava parlando prima e mi disse di non stare con il morale basso e di cercarmi un altro lavoro. E aveva ragione. Qualche mese dopo iniziai a lavorare come segretario amministrativo in una scuola. Lo feci per più di tre mesi per cinque giorni alla settimana,per 1400 euro. Uno stipendio non buono,ma decente vista la mia situazione. Poi arrivò capodanno e con esso Konstant che spazzò via ogni cosa. Aveva tantissimi amici. Ed erano tutti a casa mia per capodanno in cerchio,con il piatto,i posaceneri colmi, l'aria un po'pesante e un tasso alcolico molto alto. Dopo quel capodanno non fui più in grado di tornare a lavorare. Anche perché durò qualche giorno la situazione.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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