Il sole splendeva ancora basso, un sole d'alba, e si rifletteva emettendo una forte luce sulla cupola della moschea di Al-aqsa. "Ma tu che cosa vuoi Sara?" Puoi solo portarmi via di qui, con la complicità di Jim che ti aiuterà nei dettagli. Questa è una città che fa schifo cara mia, c'è polizia ovunque, non si può respirare. Bisogna stare attenti." "La vita che faccio io qui è difficile, è quella del sopravissuto. Solo quando cala la terapia vedo spiragli di luce, ma ci vogliono almeno dieci giorni, poi dieci giorni di tranquillità, e altri dieci sempre più progressivamente sopra le righe". Prendevo un autobus a Gerusalemme, mi sembra il 54, tutti i giorni per andare da Gerusalemme città a dove abitavo io, sulle colline dei sobborghi. Era un autobus piccolo, bianco e blu, con scritto sopra il numero 54 in grande e faceva il giro Ovest della città vecchia e ti portava fino a Nord. Durante il tragitto potevi ammirare la cupola, risplendente.E baciata dal sole. "Troppe indecisioni, Andrea": "No, non è quello, troppe cose disseminate sul mio cammino, tutte accidentali". Questo Agosto, quello che è passato è stato terribile, con 40 gradi in casa e un ventilatore del cazzo da 15euro a tre velocità. Neanche la velocità massima bastava in certi pomeriggi a lenire un pò la calura estiva. Di giorno come lucertole e di notte facevo le cose come sistemare casa, scrivere, farmi la quarta doccia della giornata. E sentire un amico del CRA. Conosciuto lì almeno. Poi piu' sentito che visto. Visto poco in realtà: ci risulta, per un motivo o per un altro sempre difficile incontrarsi. In quelle notti sentivo il tempo che passava non solo invano, ma anche crudelmente perchè pensavo spesso al Brasile, a quel mio viaggio, che comunque è stata una tappa importante della mia vita. La fine dell'esperienza in Comunità, avere una casa a San Giuliano e matrimonio con Eliona. Tutto nel giro di sei mesi. Poi non tutto o forse quasi nulla è andato bene. Il matrimonio con Eliona è stato annullato e vivere a San Giuliano così, non era certo facile. Conobbi tanta gente, quelli che conoscevo in giro, nelle piazzette, nei giardini e nelle vie di San Giuliano. Nei locali a Milano non potevo più permettermi di andare. Ho perso me stesso nell'altrui sofferenza. E così è stato per il mio amico del CRA. Ho iniziato ad ascoltarlo veramente, quando ho capito che era una persona molto onesta, oltre che profonda. Molte chiacchierate telefoniche, le prime soprattutto erano molto lunghe. Poi ci siamo spenti, come una luce fioca.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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