Su delle foto ingiallite e sbiadite, di un insieme di colori artificiali stavano le facce di tutti quelli che quell' anno decisero di passare il Capodanno a Ventimiglia,in una grande casa nell' entroterra di una nostra amica. Io stavo con Alessandra in quel periodo. C' erano tutti i nostri amici di quegli anni ed eravamo una ventina circa tutti assieme. C' era un caldo sole invernale e di giorno si poteva stare fuori a chiacchierare e bere vino. Mentre la sera ci pigiavano tutti dentro la casa,dove tutto era in ordine scomposto dalla presenza di così tanta gente. Droghe e deroghe della vita vanno insieme e così sospinti dall' amore e dalla passione per il viaggio decidemmo di passare i primi di gennaio a Nizza,in un locale a bere fino a notte fonda e poi sulla spiaggia. Il locale chiuse alle tre,un vento forte sferzava la spiaggia e noi non c'è la sentivamo di dormire lì.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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