Le case, le abitiamo, le includiamo nelle nostre vite come custodi del nostro tempo. I miei finalmente mi accettano per quello che sono: l' aria è più serena. Le case sono le custodi dello spazio e del tempo di una famiglia, dove tutto avviene. Anche quello che non avviene tra queste mura entra a volte, spesso a fare parte di queste, calde e accoglienti. Mio padre fa rumore lavando i piatti, li sbatte rischiando di romperli. Sembra non avere fretta. " Prima facciamo e meglio è" dice. Sembra un po' spazientito. È passato Bobby anche stamattina, ma io e lui dobbiamo chiudere. Abbiamo troppi trascorsi assieme. Trascorsi mattutini. Tutto avviene a casa mia. La casa del peccato? Forse, ma non in senso sessuale. Bobby sembrava un po' disperato a tratti perché non aveva ciò di cui aveva bisogno. Le case in cui passi ,le case dove hai vissuto, quelle belle ed eleganti di Milano e delle feste con Jim, con le belle ragazze e solo l' imbarazzo della scelta. Le case dove ti svegli dopo una festa ,quelle in cui scopi su appuntamento o inaspettatamente in una notte di festa. Una notte di festa che mi ricorda Cuba e la sua gente. Era sempre così, a qualunque ora tranne quella della siesta. Case dipinte di blu, di giallo, di verde in quel di Cuba. Era l' estate del 2002. Io di notte spesso sogno case in cui avvengono cose e si incontra gente del proprio passato. Vi sembrerò pazzo, ma è così. Le case dei sogni poi sono sempre di piante e mi capita di incontrare come se fosse ieri che non lo vedessi qualcuno dei miei amici di vent'anni fa. E' tutto così vivo. Ci sono anche i sogni in seuqenza, come un serial TV, in cui stesse situazioni e stessi personaggi ricompaiono.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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