Piove. Su questa città di merda piove e la pioggia slava via lo schifo umano che abita e vive in questa città. Sono felice che piova, nessuno in giro e il bar qui sotto è silenzioso, dopo la confusione e gli schiamazzi di questa notte. Perché il bar ha cambiato gestione e ora si dà un gran da fare per attrarre nuovi clienti e per consolidare i vecchi. Stamattina mi sono svegliato e pensavo prima ad Anna e poi a Jim. Rispetto ad Anna ho una forte rabbia dentro: non capisco come uno schifo umano come lei possa essere ancora su questa Terra: non sa fa niente,non sa dire niente,sa solo piangersi addosso e lamentarsi della sua condizione e intanto vive a spese degli altri con la sua vocina stridula e poco aggraziata, quando gli chiedi cosa si sente,come si sente,ti risponde che non lo sa e che probabilmente non lo vuole sapere nemmeno lei. Rispetto a Jim mi sembra di star superando i conflitti interiori sulla nostra amicizia. È un grande amico e una persona molto sensibile e attenta e me lo sta dimostrando in questo periodo. Lo stimerò sempre per questo, perché è una delle poche persone che in questa maledetta vita mi ha dimostrato vicinanza anche nei momenti di difficoltà. Si, magari non ci si vede più,non c'è più la frequentazione di un tempo. Ma è una persona che sa esserci al contrario di molte altre,che imboccata la loro strada, ti relegano in una via senza uscita fatta di solitudine,dolore e sofferenza. Grande Jim.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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