Dopo la psichiatria esiste solo la morte come esito sfavorevole degli eventi. Mi vogliono fare impasticcare fino alla morte. Giulia, la stupida ebrea tutta soldi e felicità artefatta deve morire attraverso le atroci sofferenze dell' amore. Quanto mi manca Laura per il coraggio che mi dava. Quanto sono arroganti Matteo e Fritz. Per il male che mi fanno, per quello che mi hanno costruito attorno, un muro di ostilità e indifferenza. Impiccati Fritz, tu e il tuo cordone sanitario fatto di regole non scritte e di gerarchie obsolete. Jim ride. Ride ancora e riderà sempre. Lui sa come gestirla l' assenza. Assenza di senso, viale alberato di pioppi, la macchina che scorre veloce, tu al mio fianco mi sfiori impudicamente. Ti sfili le calze di nylon e lasci che le mie dita giochino con il tuo sesso. C'era desiderio, c'era passione, Laura. Ora non c'è più niente, solo un pezzo di vita molto lungo che è trascorso. E io non mi fermerò più, nemmeno quando gli amici torneranno perché sono stati loro a ricoprirmi di fango. Giulia non so, non merita niente né di respirare né di vivere ancora. Fango, mi avete ricoperto di fango e lo stesso farò io con voi. A Giulia dà pure fastidio che abbia avuto tante donne. Le dà fastidio che io possa essere felice, perché la mia felicità è a scapito della sua. Odio il suo odio e la disprezzo. La stupida psicologa cerca di appiattirmi su posizioni che non mi appartengono. Soffia sul fuoco della rivolta. La rivolta interiore, la rivolta di senso. La rivolta dei sensi contro l' apatia di un amore spento verso sé stessi. Un amore che ha bisogno di giorni per distendersi e respirare, per poter amare ancora. E' come se fossero urla di dolore, queste.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento