Un grigio pomeriggio di autunno aspettando il mio turno per parlare con la psicologa. Sento Sergio, l'infermiere dire qualcosa. Per il resto in sala di attesa silenzio tombale. È tutto piatto e silenzioso e anche io inizio a non poterne più di questo posto. La gente muore anche per le cure psichiatriche. Qualcuno ogni tanto ci lascia. Dottori e infermieri legati a doppio filo dal concetto di cura della persona, intesa come salute mentale. Qui ti inculcano i concetti di rispetto della mente, io direi così. Di igiene mentale. Pulizia della mente. La mia psichiatra, la nuova psichiatra la sento parlare. La situazione è sempre più grave e pesante. Passo e chiudo. Le allegre comari sono riunite e parlano con la madre di un paziente. Non sono io. Il cuore si alleggerisce. Bel posto il CPS, con un ampia veduta su un piccolo parchetto incastrato in palazzi recente costruzione.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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