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December dreams

 DECEMBER DREAMS


Ancora una volta i sogni mi vengono in aiuto, nella notte scura e senza stelle, ma gravida di immagini nelle mie ore notturne. Sogno una casa, ancora una volta, che non è nient'altro che una metafora della mia vecchia casa. Un pò più moderna, molto diversa, ma alla fine del sogno la rimembranza è quella. Mio padre dice di mettere in ordine che c'è troppo casino, riconosco degli oggetti della mia vecchia casa, di quanto era grande, bella e quanto noi ci stessimo bene dentro di essa. Ma lasciamo stare le case, che ne ho girate fin troppe. Alcuni anni della mia vita sono troppo nebulosi e alcoolici per ricordarsi. E poi io comunque, non sono qui per parlarvi della perfezione. Questa cosa non esiste. Nessuno è perfetto e niente lo è allo stesso modo.

Oggi con Alex sono andato a trovare Carlos al CRA. Da un lato è stato piacevole rivedere quel vecchio balordo di Carlos, andandoci con Alex, dall'altro è stato un pò triste pechè mi ha ricordato i tempi del CRA, nel 2017, quando ero ricoverato io, quando Cloud mi aveva vilmente lasciato per un altro idiota, uno dei tanti che si scopava.  Ci siamo messi in un posto che conosceva lui a bere birra e ad ascoltare musica sudamericana dal suo cellulare. Mi ha ricordato i tempi di Cuba con Burgos, del Messico e ho sentito in quelle note tutta l'anima sudamericana di Carlos e ho visto, nei suoi occhi, i mercati, le vie polverose, gli autobus sgangherati.

Che cosa farne di tutte queste storie, queste stanze e queste rimembranze di senso che si riflettono in un nullache non ci appartiene. Essere stati a Cuba e non per esempio a New York, due mondi opposti se vuoi. Anche una sorta di scelta politica , anche se New York esercita sempre un certo fascino. Dai telefil, i grattacieli, le macchine, le strade, le autostrade a otto corsie. La grande baia su cui si affaccia la statua della Libertà. Un via vai di gente, un susseguirsi di storie. Un incrociarsi di volti, occhi, sguardi e intenzioni dietro quegli sguardi. Ci vorrebbe un viaggio, un Grande Viaggio. Parlare sempre e solo del passato mi annoia, mi stanca e midemoralizza come le nottate sui libri al liceo. Disperate, solitarie e impossibili. Eppure, ce la facevo sempre. Sta a te Andrea, o ti trovi un lavoro come copywriter che so, oppure morirai di psicofarmaci e droghe. La solitudine ti ucciderà, sarai te stesso a ucciderti con il tuo stare sempre da solo. E che la socialità richiede troppo impegno a volte e poi se caschi nel vortice sei suscettibile di delusioni. E' facile rimanere delusi nella vita, basta crearsi delle aspettative, volere qualcosa, e questa quasi sempre non arriverà. E' sempre la storia dell'autobus e della sigaretta: quando accendi la sigaretta l'autobus, che tu lo voglia o no, arriva. Così come le cose brutte della vita. Arrivano tutte, tutto, torna indietro. La mia dottoressa mi ha consumato, fino al midollo. E' riuscita a farmi girare le Sacre Sfere e tutto è ora irrimediabile. Ho chiuso un rapporto che di terapeutico non aveva più niente. Solo insulti,minacce,offese grtuite e questa sarebbe una dottoressa che dovrebbe garantire la mia salute psichica? Sergio mi ha aiutato in questo: ha capito che non era più il caso di continuare. Ero troppo esasperato,troppo offeso e infuriato. Lei ha usato ildisprezzo con me, io ho fatto lo stesso con lei.Persona finta,stupida e intuile. Questa è la mia psichiatra. Come vorrei essere felice di una felicità vera. Senza distrazioni,senza problemi, senza più l'assillante pensiero della dottoressa che vaga nella mia mente e scava in cerca di soffrenza con cui appagare il suo smisurato ego. Avrei voluto fare qualcosa di importante della mia vita,ma non ci sono riuscito per una serie di motivi. Tra cui,cosa che mi ha rallentato molto negli ultimi tre anni,la mia psichiatra.

Spesso mi viene in mente, sopratutto di notte,appena sveglio, il sottoscala magnifico dove vivevo con i miei, dove ho trascorso gli anni più belli della mia vita, che sono finiti, sono irrimediabilmente finiti. C'è chi è andato avanti come se nulla fosse, come Mascia, e c'è chi non si è più ripreso, ha avuto degli sprazzi di entusiamo, ma ultimamente sono un pò più spento. Perchè così stanno le cose, certi errori svaniscono nel nulla,mentre certi altri modarnali ti perseguitano per tutta la vita, anche se non dipendono fino in fondo da te. Continuando a vivere paurosamente e senza coraggo ho finito col diventare come Mascia che vive appunto paurosamente e con poco coraggio.Muove solo piccoli passi nellasua esistenza,non è capace di grandi slanci e anche quando lo fa è sicura di atterrare sul morbido. Non rischia nulla quella donna,non ha mai rischiato nulla. E' una donna fredda e calcolatrice. Che non sbaglia mai,perchènon c'è margine di errore nelle sue scelte facili e sicure. Mascia è la classica donna che vuole tutto da un uomo e lo dà pure  per scontato, non essendo in grado di garantire nulla al proprio uomo. Quanto sei stata furba Mascia a costruire la tua vita, su misura per te, la tua casa che ti assecondava bellissima. Aveva una bellissima casa Mascia, con tanto di acero giapponese e piante varie su un terrazzo ampio dove d'estate si poteva mangiare. Quanta viltà Mascia che hai dimostrato nell'estate del 2003. Tu ci hai condannati a una sofferenza defintiva, senza appelli. E' quella che mi tiene chiusa tra queste pagine, al chiuso delle mie cose.

Mi viene in mente una operatrice del CRA, una tanto brutta quanto antipatica, una che sa tutto lei. Ed è lì a guadagnarsi lo stipendio smaltandosi le unghie o lanciandoti sguardi riprorevoli sulla tua condizione. Quante umiliazioni ho dovuto subire in questi 15 anni, da parte di tanti se non di tutti. Si va da mio padre e mia madre, ai vari specialisti del settore sanitario, che dovrebbero aiutarti e invece ti affossano. Sempre alla ricerca di uno spicchio di sole in più, tutti quanti, tutti a sgomitare, Mascia che se la ghigna leggendo queste righe e penserà, come Matteo, a come mi sono ridotto, quando io la mia grandezza nemmeno me la ricordi più. E' tutto inutile, mi sembra tutto inutile. E' una battaglia contro il proprio passato, contro il proprio squallido presente e in attesa di un futuro migliore di questo. E' come essere andati in loop per quanto mi riguarda, in un meccanismo di coazione a ripetere dei propri errori. E' come un non voler guardare la realtà per quello che è, e non riuscire a rassegnarsi ad essa. A combattere ancora non c'è la faccio più. Potevate immaginarlo che prima o poi mi sarei stancato di costruire qualcosa. E mi viene in mente quell'anno e rotti passato alla comunità Itaca dove ho visto, nel freddo, nel ghiaccio e nella neve rinascere le mie speranze. La speranza di una rinascita,di un qualcosa di nuovo che non è successo e poi ci siamo abituati a tutto, anche ai fallimenti. Così abituati ai fallimenti da non riuscire a considerare altro.Un insuccesso dietro l'altro, un umiliazione dietro l'altra. Vorrei avere di nuovo 17 anni e ricominciare tutto da capo. Molti errori non li commetterei più. Starei ancora con la ragazza dai capelli rossi e le lentiggini che ormai diventata una famosa giornalista, non si cura di me e come potrebbe e perchè dovrebbe? E' diventata una donna in gamba ed è pure diventata più bella. Come mai potrebbe curarsi di uno come me lentiggini rosse e gambe affusolate E dire che ci baciavamo con la lingua fino a entrarci dentro. Non slinguavamo semplicemente, ma ci esploravamo. Io ero giovane, forte e avevo mille ragazzine che mi facevano il filo all'oratorio(già perchè frequentavo l'oratorio all'epoca, e non sapete quanto mi sarebbe mancato negli anni più bui della psichiatria), ma io e lei ci incontrammo e ci conoscemmo, in una convivenza, uno di quei ritiri spirituali per pregare. Ci conoscemmo, ci baciammo appassionatamente e poi ci fidanzammo ufficialmente. Stemmo insieme un annetto circa. Io avevo 17 anni e lei 16. La ragazzina dai capelli rossi sarebbe rimasta per sempre nel cuore mio e della mia famiglia. Mio padre le voleva bene come a una figlia. Per me era semplicemente la mia fidanzata,con i capelli, rossi, le lentigini e il seno piccolo, morbido e tutto da succhiare. Francesca, così si chiamava la mia amichetta futura  giornalista. E' diventata proprio una bella donna. Sicura e positiva.


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