I Centri Rousseau mi odiano, ma anche io odio loro. È stato un vicendevole addio, dopo anni di cose fatte assieme in cui ci si è divertiti anche molto, soprattutto con Jim e altri di cui non mi ricordo bene il nome. Diciamo che mi trovavo bene con gli operatori, mentre con i quadri, i livelli più alti, non ci si piaceva molto. Era un odioso detestarsi reciproco. Ma questo riguarda solo alcune persone, la maggior parte era simpatica e volenterosa. Sono stati belli i tempi dei Rousseau, così belli che fa male ricordarli. Sono stati i miei tempi migliori. Quelli della felicità e della spensieratezza, di Jim e delle sue risate.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento