E così il pomeriggio trascorse tranquillo, solo qualche cane e ogni tanto vociare dal bar, un pò sparso, un pò confuso, non si dice troppo tranquillo, ma almeno calmo, così dev'essere. Sono stato in molte situazioni pericolose nella vita e vivere a San Giuliano è una di queste. Avevi ragione Burgos. Io ho un futuro nella letteratura. Più starò meglio e più avrò bisogno di parlare, ricominciare. Però agli altri non sembrava essere così brutta, questa situazione. Qualcuno qua sotto parla. Vivere in un condominio bene come questo ha come svantaggio di essere troppo esposto su un lato e dall'altro si affaccia il bar. Con tutte le problematiche di cui vi ho parlato già più volte. Qualcuno minaccia qualcosa, a volte questo mi sembra essere molto reale. E mi sento in situazione di essere in pericolo, che so difendermi, ma che devo stare attento a mantenere tranquilla la situazione accanto a me, in questa casa. Non ci posso fare niente le voci di qui fuori mi disturbano. Cerco una tranquillità inglese. Con il te e la sigaretta, passa un aereo e riga e squarcia il cielo. L' aereoporto è qui vicino e siamo in piena situazione di atterraggio. Così ogni tanto l 'aereo passa, anche in direzione di casa di Purps. Da lei gli aerei si abbassano veramente tanto. Il suo salotto era molto bello, con il divano grigio a Elle e la gigantografia di New York alle spalle. Dan è qui come molti altri pomeriggi in odore di inverno ancora. Dan chiama la madre per farsi dare i soldi. Passi sulle scale. Il mio respiro affannoso eppure rilassato, la mia ombra contro un muro, disegna geometrie strane, odore di appartenenza. Mi devo sedere. Mi siedo e tutto è più rilassato. Dan non riesce a contattare la madre. Ma non sembra per questo nervoso. Sembra quasi che il mio scrivere gli dia una sorta di tranquillità. Voci fuori e qualche voce interiore che dice di piantarla di fare l'idiota e perdere tempo in questo modo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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