È una mattina qualunque, di un giorno qualunque di Aprile. Oggi ho voglia di stare un pò in giro e andrò a Milano. Voglio andare a vedermi la mostra di Picasso. E voglio respirare un pò di aria milanese. Una mattina qualunque decidi di cambiare, stile di vita, abitudini e atmosfere. Poi capisci che è solo un' illusione e mi ritrovo ancora una volta con Anna al CAD. È una presenza rassicurante. È sempre bello chiacchierare con lei. Niente Picasso oggi. Vacci tu, Monica, che sei sempre lì a cercare un nuovo pretesto per esistere.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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