Fermi tutti: è arrivato il re. ( carrozza dei cavalli che passa). Il mio batterista Lo. Gli voglio un gran bene, però a volte mi fa veramente innervosire. Come ha preso questa cosa della malattia, a molti dà fastidio. Soprattutto ai miei vecchi amici. Basta piccole tette da succhiare. Vogliamo cose nuove, ma qualcuno è stanco di tutte queste novità. " Carissimi tutti " disse il re " non sono qui che comando io, ma bensì lei, la mia regina". A scacchi, perdevamo tempo, studiando le reciproche mosse". Condannato a morte dopo il Nepal, da una giuria composta da persone ragionevolmente ostili, tra cui Miloud, che si fece portatore dei pensieri del gruppo. Non sembrava un problema così grave, ma tanto lavoro per nulla direi. Così sono tornato mestamente a casa. Dopo 7 mesi di Nepal. Condannato a qualcosa. Alla dannazione, agli addii. La gente vede e a quanto pare anche agli amici più stretti tendono a stigmatizzare. Eccomi al CAD, in cerca di un sostegno morale e lo trovo negli astanti che aspettano il pranzo. Un posto sicuro, almeno per il momento, come direbbe Marina, ma quelli erano altri tempi. No, Baz, non sono indeciso, come a dire che lo sono, ma io non posso più fingere di passare da una casa all'altra, facendo casini, uno dopo l'altro. Devo riprendermi degli spazi, dei miei tempi. Sono al CAD e c'è una bella atmosfera. Sono tutti allegri e si mangiano la pizza. Io ho già pranzato con mia madre. Roberto è particolarmente allegro, contento. Ma tutti sono contenti di vedermi e mi salutano con caloroso affetto. Riprendo vita e colore sul mio viso smorto.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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