Inizia la stanchezza post vacanza, mia madre che questua sui soldi, io che mi sento infelice e insoddisfatto. La voglia di cambiare e l'incapacità di farlo. La sconfitta addosso. Noi che fuggiamo il tempo, noi che lo rincorriamo, noi che lo facciamo nostro e poi lo perdiamo. Maledetto tempo, maledetti soldi che non bastano mai. Per i vizi, per incoraggiare le nostre virtu' letterarie, le nostre virtu' umane che crescono col passare degli anni. Sempre più consapevoli, sempre più incscienti, sempre più noi stessi. Cosa ci facciamo a questo mondo? A cosa serviamo? Qual'è il progetto divino, se esiste? Perchè se ascolto Gilmour mi viene in mente Dio e le dita scorrono più veloci sulla tastiera. Quale decadenza, quale noncuranza ci ha generati in questo mondo di stupidi? Quale stupida madre mi ha partorito in un giorno d'estate? C'è una linea sottile fra la ragione e la follia e io la sto evidentemente attraversando.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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