Siamo qui, in questo grigio pomeriggio di Settembre. Già piove e le foglie cadute si sfaldano sul selciato. Io mi sto guardando Rai scuola. Canale molto interessante. È rimasto poco di guardabile in tv. Io ho provato tutto, ma né l'intrattenimento offensivo dell"intelligenza altrui, né la satira politica, né i notiziari mi fanno ridere. I notiziari mi fanno pensare. Pensare a in che mondo viviamo. Un mondo che mi piace sempre meno e che inizia a essere un pò più piccolo. Ho visto come sei tornato dalla Palestina, disse mia madre. Mamma c'era la guerra, gli attentati, come volevi che tornassi? Eppure io mi ricordo di me e le Rouge su un ventoso tetto di una casa di Ramallah, a guardare il tramonto che si spegne su un orizzonte grigio ed incolore. Case tutte in calcestruzzo grigio, o dipinte di bianco, un infinità di antenne per la TV sui tetti. Il muro israeliano di nove altissimi metri, i murales, alcuni molto belli. La gente palestinese, bella e gentile con me e con tutti gli stranieri che si spingevano fino a lì per aiutarli.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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