E' una giornata grigia di Novembre, lo scuro del cielo non mi permette di uscire e allora scrivo. Non saprei bene da che parte cominciare perchè non so bene a che punto è la mia vita. Ho 48 anni, la barba incolta, la faccia stanca ed è finalmente mattina, dopo una lunga notte tra sonno, sogni e risvegli. Molte cose le ho già scritte della mia vita di cui seguo ogni evoluzione nella scrittura, anche se ogni tanto mi perdo tra feste in casa e donnine (le prime sono sempre piu' rade, delle seconde le tengo vive le speranze attraverso le donne a pagamento). Ma mi va bene così, sono tre anni circa che, o vivo con qualcuno o ricevo spesso visite di amici tutt'altro che disinteressati e quindi una sana solitudine è quello che ci vuole per scrivere qualcosa che assomigli a un libro. La volontà c'è, vediamo cosa riusciamo a fare.
Mi chiamo Andrea Scarano, Skerry, per gli amici e sono nato a Milano il 3-6-1975, l'anno di Wish You Were Here dei Pink Floyd. Ho avuto un infanzia bella e felice fino alla morte di mia sorella nel Aprile del 1985. Da quell'evento è nata un' adolescenza difficile, tormentata e dolorosa. Io piangevo, i miei piangevano e a tavola eravamo in tre la sera e non piu' in quattro come era sempre stato. Fu un periodo dolorosissimo, durante le cene nessuno parlava. "Mi passi l'insalata?" "Vuoi un pò di frutta?". Tutto detto mestamente e sommessamente. Fu veramente difficile superare quegli anni che sembravano infiniti e finiti allo stesso tempo. Poi nel giugno del 1989 nacque mio fratello Simone e la musica cambiò finalmente in quella casa di Via Europa a San Donato Milanese dove ancora abitavamo. Mia sorella si lancio' dalla finestra, noi abitavamo al decimo piano e non ci fu nessuna speranza per lei di rimanere in vita. Con la nascita di mio fratello fummo tutti piu' felici di riprendere a vivere: cosi' ci sembrava di riprendere a vivere, dopo 4 lunghi anni di asfissia dolorosa. Mio fratello cresceva, io lo portavo in giro con la carrozzina ed ero felice di prendermi cura di lui, per quello che mia madre mi concedeva con lui. Poi mio padre decidette di cambiare casa e andammo a vivere in una villa in Via Pascoli, sempre a San Donato Milanese. Iniziai a frequentare l'Univeristà, facoltà di Lettere Moderne e ottenevo dei buoni voti perchè mi piaceva quello che studiavo. Fu in quel perriodo che conobbi Mascia, la donna che attraversò 8 anni della mia vita, la donna con cui non ci si sarebbe mai dovuti lasciare e che invece sbriciolò la nostra storia come un castello di argilla. Ma fu anche colpa mia. Colpa dei continui tradimenti che attuavo, del mio andare con altre donne fino a quando non ce la fece piu' e mi lascio'. Sottovalutai molto la mia situazione emotiva a quel tempo, pensavo, non che sarebbe stata una passeggiata sicuramente, ma un dolore così forte solo la morte di mia sorella Marianna me lo procurò. Comunque gli anni con Mascia furono anni bellissimi e felici, sopratutto i primi , in cui ci si amava incondizionatamente e ci si era totalmente o quasi l'uno per l'altro. Furono anni di feste , di nuovi amici, tutti o quasi o musicisti o gente che frequentava l'Accademia di Brera, perchè lei studiava li'.
Oggi è una giornata triste per me , perchè il cielo è grigio e non lascia speranza di nulla: nulla di bello sembra presagire l'orizzonte, che qui è molto basso come le aspettative degli uomini. Vivo in una città squallida di periferia, sud di Milano, una città dormitorio con annessa zona industriale. Circola molta droga tra le strade e nelle case e anche io, come molti ho avuto i miei problemi con le forze dell'ordine. Ultimamente sto frequentando una donna di 42 anni, tale Eleonora, non mi piace molto, non è particolarmente attraente, ma è simpatica, empatica ed è bello parlare con lei di molte cose. Abbiamo parlato del lutto di mia sorella, dei miei difficili rapporti con il Centro di Salute Mentale, che frequanto dal 2005, anno del mio primo ricovero in Psichiatria. E' stato lo stesso anno in cui ho smesso di lavorare come educatore, che è sempre stato il mio lavoro negli anni dell'Università e anche dopo quando sono andato a lavorare all'Estero, in Nepal e Palestina. Io & Eleonora abbiamo passato diversi pomeriggi e diverse sere e notti assieme a fumare cocaina e a parlare e anche a fare sesso. Ma essendo lei una prostituta, ho dovuto condividerla con molti altri uomini, spesso arabi e uomini di colore, anche in questa casa. Dopo aver fumato un pò io mi addormentavo sul divano letto e lei andava nell'altra stanza di questa casa(è un bilocale) e faceva sesso con altri uomini, spesso conosciuti da poco in cambio di poco, 30-50 euro, quanto serviva a me e lei per comprare altra cocaina da fumare. Siamo andati avanti così per un po' di tempo fino a quando non abbiamo iniziato a litigare per il fatto che lei si faceva in quattro per me e per lei e io non facevo niente, secondo lei approfittandomene della situazione. Eleonora è una donna robusta di corporatura,non avvenete ma neanche così brutta. Se sei un po' fumato riesci a farci sesso senza problemi. E' una donna che ho dovuto contendere a un nostro amico, diciamo così, il Conte, fumatore accanito di cocaina e persona molto spigolosa e aggressiva. Ci siamo frequentati per circa un anno io, Eleonora e il Conte ed è finita male. Con un aggressione da parte sua nei miei confronti per rubarmi 50 euro, da usare per comprarsi la cocaina. L'ho denunciato ai Carabinieri, ma questi hanno deciso che non era il caso di procedere, perchè non c'erano sufficienti prove a suo carico. E così mi sono creato un altro nemico, in questa squallida città. Abita non lontano da casa mia e ogni volta ho il timore di incontrarlo. Eleonora all'inizio non credeva alla storia dell'aggressione e della denuncia ai Carabinieri e per un po' mi ha evitato. Poi saputa la cosa direttamente dal Conte, ha iniziato a credermi e a fidarsi di me. Recentemente ho trascorso qualche giorno con Eleonora, qui in questa casa ed è finita con un litigio. Ma non è la mia fidanzata nè lo vuole essere, avendo già avuto un marito, tre figli e un infinità di uomini.
Con la nascita di mio fratello, nel 1989, l'anno del crollo del muro di Berlino, cambiarono molte cose nella nostra famiglia, come dicevo precedentemente. Simone portò, speranza, gioia e un po' di sana irrazionalità, quando la morte di chi ti è vicino ti sembra ormai la cosa piu' ovvia che ti potesse accadere nella vita. Non la più ovvia, ma la più crudele, quella piu' visceralmente legata a Dio e ai Destini che disegna per noi con avvenenti geometrie. Geometrie che disegnano specchi in cui noi ci riflettiamo. Chiunque senti parlare nella vita, si lamenterà della propria vita, perchè è monotona sempre uguale a sè stessa e replica schemi già visti e rivisti. Ma questa è la vita di tutti a una certa età, ma non la mia. Appena sento l'odore di questa quotidianità stantia cerco rifugio in qualcosa, in una donna, nelle droghe o piu' semplicemnte in una passeggiata nel freddo di Novembre, che non fa altro che rafforzare la tua idea di morte e di quanto questa sia più vicina di quanto pensi. Parlo della morte dei giorni, non della fine dell'Esistenza di un individuo. Sono andato a un concerto di vecchi amici recentemente e c'era gente che non vedevo da anni, decenni anzi. I miei vecchi amici, quelli dei tempi dell'Università, di quando si studiava in biblioteca a San Donato e di quando si era felici tutti, perchè giovani spensierati e con tutta la vita davanti e tutta da scrivere ancora. Beh quei tempi, almeno per me sono finiti, non so per gli altri. Ma quella spensieratezza non c'è più. Non c'è più quel sole a illuminare i nostri giorni. Simone, mio fratello, ora è cresciuto e sia io che lui ci occupiamo dei nostri genitori ormai anziani. Il cielo continua a essere grigio e rimanda a un ritmo di giorni che respira piano e che non promette nulla di buono. Solo la destinazione della nostra vita sembra essere scontata: la morte. Ma la morte come fine di tutto o inizio di un qualcosa di nuovo? Sarebbe bello se una volta che ci spegniamo per sempre ci sia qualcosa dopo che ci illumini il viso e ci rischiari gli occhi e ci doni uno sguardo diverso. Sarebbe bello davvero, ma nessuno lo sa. Molti ci dicono di credere in qualcosa che ci sarà dopo, altri ci dicono di vivere adesso e che non c'è tempo da perdere. Secondo me sono le persone che vivono peggio sono le persone tipo Monica o Cloud, due mie ex, una pazza esaurita e l'altra un artista fallita con cui ho avuto la fortuna-sfortuna di condividere pezzi della mia vita. Con Monica sono statoinsieme due anni, subito dopo la psichiatria, anzi è stata lei a presentarsi in reparto chiedendo di me. Speravo avesse buone intenzioni, così almeno credevo, ma mi sbagliavo. Usciti dalla psichiatria, approfittando del mio stato di debolezza dovuto agli psicofarmaci mi violentò, fece passare tutto per un incidente e stette due anni con me a scopare controllando ogni mio minimo movimento. Non potevo uscire ad andare a vedere gli amici, non potevo andarmi a bere una birra da solo e quando uscivamo insieme mi controllava a vista. Tutto questo su suggerimento di Mascia, sua grande amica con cui insieme avevano ordito tale trama di azioni. Una persona ributtante ogni limite, scorretta, viziata e inutile come puo' esserlo un vecchio soprammobile. E non sto scrivendo in preda al rancore o all'odio per questa persona, ma a ragion veduta, perchè mi ci sono voluti 15 anni prima di ammettere a me stesso che mi aveva violentato. Non le interessava niente di me, l'unica cosa che le interessava era distruggermi come persona. E per un pò di anni ci è riuscita. Fino a toccare il fondo. Poi ho deciso di andare in una comunità psichiatrica dove mi sono in parte ripreso e ho avuto una storia con un architetta, tale Loredana, di un paio d'anni piu' grande di me, carina, dolce e con un sedere perfetto. Stettimo insieme circa un anno, il tempo della mia permanenza in comunità, poi io andai in Brasile a fare un viaggio, a trovare un mio vecchio amico, Matteo, che si era trasferito a Rio de Janeiro verso i suoi 30 anni, piu' o meno nello stesso periodo in cui io stetti male. Ma mi ero dimenticato che Matteo era un ex di Monica molto legato a lei, a quanto pare, e anche se io andai a Rio per pochi giorni, non fu un bel ritrovarsi. Si, fui contento di vederlo, ma bene presto arrivò una telefonata di Monica dall'altra parte dell'Oceano che indusse Matteo a lasciarmi alla porta. E così me ne tornai a San Paolo, dove stavo presso una confraternita di frati che aiutavano i vecchi di strada e io davo una mano a loro in cambio di vitto e alloggio. C'era un frate giovane che mi seguiva e mi accompagnava nelle prime escursioni a San Paolo City, dato che noi vivevamo in una favelas che era distante quasi due ore tra autobus e metrò, dal centro. Che tipo Matteo. Si vanta tanto di quella che è la sua vita lì, come se fosse un eroe di chissà quale avventura, ma non si rende conto che ha scelto la soluzione piu' comoda possibile, in una bella città, sul mare, dove non fare niente o fare finta di scrivere qualcosa che non puo' che riuscirti bene dato il contesto in cui vivi. Monica mi ha rovinato la vita e non ha pagato niente, per lei la vita è un gioco a scapito degli altri, gli altri devono essere solo marionette al suo cospetto. Non capisce niente di niente e non vale nulla. Se potessi la ucciderei, tagliandole la gola e infilando un lungo coltello nelle sue molli budella. Magari un giorno non troppo lontano lo farò. Perchè lei ha paura di me, perchè lei come tutti gli esseri viscidi di questa terra, ha paura di morire. Io no, non ho paura di morire, perchè vedo la morte come cessazione del dolore e come qualcosa di necessario che ci serve a spiegare la nostra vita stessa, che se sarebbe infinita, forse non avrebbe senso.
Mascia. Cosa dire di Mascia? Più che una grande artista , una che se ne intende di laboratori, ma anche mostre, installazioni. Piu' volte siamo andati insieme al salone del Mobile qui a Milano, sotto il sole a picco gia' ad aprile o con la pioggia improvvisa. A scrosci, allora dentro negli hangar, nelle vecchie fabbriche dismesse e adornate per l'occasione del Salone, in zone limitrove e suburbane di Milano, come Rogoredo, Bovisa e altri ( queste parti poi verranno con gli anni inglobate dalla città stessa). Baz era quello fissato con i vernissage e le feste in Bovisa. Forse andai una volta, ma era veramente molto lontano. C'erano pezzi di macchine vecchie ridipinte e poi un magazzino aperto pieno di vestiti. Mascia era abilissima nell'individuare i mercatini, le feste migliori, le situazioni potenzialmente piu' divertenti, aveva verve, aveva gli amici piu' simpatici , piu' artistici. Strano e normale allo stesso tempoche io mi trovassi bene con loro. Non avevo particolari qualità artistiche, sapevo suonare un pò la chitarra e studiavo Lettere in Università Statale a Milano. Loro erano di Brera, per me erano come queli di Scienze Politiche,m che si facevano sempre i cannoni. Invece in Brera si suonava , si beveva, si dipingeva, e si incontrava gente.
In questi ultimi anni, non ho scritto romanzi per diverse ragioni: mi avevano rubato il computer , e sono stato molto impegnato col CPS per la questione delle droghe e del giro che si era creato in casa. Ho avuto diversi ospiti in quel periodo uno peggio dell'altro. Quello che si è fermato di più qui è stato Fawara, il nero africano, è stato qui sette mesi duante il Covid, poi c'è stato il mio amcio Aiace, che non è durato piu' di un paio di mesi e che si bucava qui in casa senza dirmelo e che si iniettava cocaina nelle vene, perchè ne aveva sniffata così tanta che non sentiva piu' niente ormai. Poi c'è stata Eleonora che doveva fermarsi un paio di mesi e che invece è stata buttata fuori da Carlos, il mio amico che se la scopava tutte le sante sere. Di Carlos ho già avuto modo di parlare. Persona psichiatrica un pò sinistra, fissata con le droghe e devastato da esse, non completamente in sè e che quando è alterato sa diventare violento. Eleonora ebbi modo di conoscerla in quel periodo. Era durante le fumate che ci facevamo da soli che parlavamo molto di noi stessi. Lei era molto empatica nei miei confronti e mi ascoltava col cuore. Ho parlato spesso male di Carlos, ma perchè un pò se lo merita: è un buono, con un anima cattiva. Mi spiego meglio, è come se fosse una bontà repressa la sua da una rabbia, antica, una rabbia familiare. Un vecchio fallimento, qualcosa del genere.
Mi accendo una canna. E penso. Penso ai posti bellissimi e lontani che non rivedrò mai piu': agosto dopo agosto le mie estati si sono spente, le mie vacanze lente e inoperose a casa. Con un ventilatore e fuori 40 gradi. Ricorda momenti dell'India, faceva caldo, c'era un caldo umido, ma mai eccessivo. Monsonico direi: estati bagnate da abbondanti piogge. Jasailmer. A me basta solo citare il nome di alcune città per scadere e cadere nella suggestione. Kathmandù, Marrakech, Istambul, Lisbona, Londra, Parigi, Amsterdam;Madrid, Barcellona Nizza. Queste sono le città piu' belle che ho visitato. Poi ci sono Praga, Budapest, Berlino, Cracovia e altre città ancora. E ancora io a pensare ai miei viaggi. Almeno parlo di qualcosa di bello eppure lontanissimo nel tempo. Almeno vent'anni fa per l'India, anche piu' di venticinque dagli inter -rail con Alessandra and company. La company delle panche: Ero un po' un gregario, ma c'ero, facevo le mie cose anche se ero sempre in secondo piano e li' cercavo di mettermi in mostra come ragazzo -18 anni - che voleva solo divertirsi e conoscere gente, anche piu' grande ed esperta di me.
Mi devo togliere e di fatto, lo sto facendo, da tutti gli ambienti psichiatrici il prima e il più velocemente possibile. Sento che sono nocivi a questo punto della mia situazione. Il CAD non mi dà piu' alcuno stimolo, anzi mi affossa molto, e anche se adesso sono piu' stabile, posso ancora vacillare facilmente. Quindi basta CAD e gente annessa. Salvo solo gli operatori, Max e Anna. Con Anna è bello parlare, con Max è facile scherzare. Ma è il clima che c'è là dentro che non mi piace. Non mi rimane che scrivere e se esce il sole passeggiare un pò per il parco di San Giuliano, l'unico posto dove è bello fare due passi. Ho la pace dentro di me, quasi: E' impossibile che io vada a cercarmi conflitti con le persone, è impensasbile, anzi ne rifuggo volentieri, ma alcune persone, pur di rappresentare qualcosa per te, si pngono sul piano del conflitto, come strenua barricata dell'esistere per l'altro. Eppure Monica lo cerca sempre il conflitto, iomagari la provoco, ma lei non fa passare nulla, neanche un alito di vento. E' come essere in un deserto, e respirare la polvere che si alza da terra, sterpaglie, e arbusti secchi. Tu, contro tutto questo. Ho scritto a Matteo, dicendogli che sbagliava a difendere Monica e che per me era solo una puttana bugiarda e furba. Non mi ha risposto, ma non credo abbia condiviso l'idea.
Quando avevo 17 anni i miei mi sperdironoa Dublino presso una famiglia locale per qualche giorno. Non so chi organizzò il viaggio, forse mio padre, che voleva che viaggiassi un po' dopo la morte di Marianna. Spingeva molto in questa direzione e di fatto inculcò in me l'idea del viaggio. Non come l'avremmo sviluppata anni dopo in Messico e a Cuba io e lui, ma come idea di conoscenza di altre culture, di evasione dalla solita vacanza. Andai in una casa a due piani di una famiglia gentilissima, dei sobborghi verdi e soleggiati di Dublino che aveva una figlia sedicenne, bionda con i capelli a caschetto e le tettone grandi. Mi faceva un sesso, ma se ricordo bene non successe nulla di eclatante. Probabilmente ci baciammo e basta. Comunquenun sabato pomeriggio mi porta nel centro di Dublino per passeggiare un po' per le vie del centro e bere un birra in un pub. La passeggiata fu molto piacevole e dolce e nel pub, parlammo un po' di me e di lei. Anni dopo potevo essere Baghdad con una ONG, Terre Des Hommes, ma mi fermai all'ufficio centrale di Amman e a Baghdad non ci andai mai. Fu veramente frustrante & ingiusto che io chiudessi la mia carriera da educatore così. Dopo tutto l'impegno che vi avevo messo negll anni, lavorando in Centri di Aggregazione Giovanile, in Educativa di strada, in una comunità per minori stranieri, che fu uno dei lavori che mi piaque di più. Chissà che un giorno non ritorni a fare qualcosa. Sarebbe stato bello andare a Baghdad tra i minareti, le moschee, le case distrutte e i bambini distrada scalzi e vestiti di stracci che non aspettavano che me. La mia vita forse doveva compiersi lì, e chissà cosa ci sarebbe stato dopo. Pagato 3000 euro al mese, per un anno come capoprogetto sarei potuto andare ovunque nel mondo, finito il lavoro. Ma cosi' non andò. Così non andò mai. Anche in Nepal ci furono problemi per colpa di Mascia, e il progetto di trascorrere due anni lì non fu realizzabile. Solo in Palestina le cose sembravano andare bene, trascorsi circa 5 mesi a Gerusalemme, bellissimi, ma poi Marina in qualche modo mi costrinse a tornare a casa per preservare la sua posizione sul progetto. Ci sono interessi forti nella cooperazione. Ci sono elementi che non vanno sottovalutati in questo ambiente: lo stress, gli alti ritmi di lavoro, i continui spostamenti. Tutto bellissimo, pane per i miei denti se non fosse intervenuta Mascia ancora una volta in Nepal per cercare di farmi perdere il lavoro e anche quella volta ci era riuscita come quando lavoravo ai Martinitt nella Comunità di Pronto Intervento per minori starnieri. Un lavoro bellissimo e affascinante che avrei dovuto lasciare ancora una volta per l'intromettersi di Mascia sl luogo di lavoro, dicendo che quando facevo le notti voleva dormire là con me, ma sapeva anche lei che non era possibile, eppure insisteva con il mio responsabile appositamente per farmi perdere il lavoro. Anche quella volta. Da quell'esperienza in comunità nè scaturì la mia tesi, il concetto di identità nei minori stranieri, una indagine qualitativa. Ma mi fece sparire pure quella. L'ho recuperata una copia in Univerisità, ma sono fotocopie e devo ancora finire di ri-scriverla. L'esperienza in Nepal fu affascinante a dir poco, per il paese nel quale mi ritrovai a lavorare e per il tipo di progetto che dovevo seguire. Dovevo occuparmi della gestione e dell'implementazione di un centro per ragazzi di strada situato nella città di Pokhara, a 200 km circa da Kathmandù, in direzione Nord-Ovest. Dopo circa un paio di mesi di affiancamento da parte di Valeria, la capo-progetto, in cui stemmo principalmente a Kathmandù per riunioni inter nos di tipo progettuale e con i partner locali e internazionali o per delineare le linee del progetto oppure ampliare il progetto attraverso nuovi finanziamenti. Dopo due mesi e mezzo spledidiin cui con Valeria si andava d'amore e d'accordo, avevo programmato di rientrare in Italia per rivedere Mascia e spezzare così in qualche modo la lontanaza che sopratutto lei sentiva. Andammo una settimana in Grecia, a Mykonos per ritrovarci un pò. Era Aprile, il mare era bellissimo e indomito, i campi fioriti, i ristorantini erano appartati e non troppo affollati. Ma quando ci ritrovammo in stanza per fare l'amore per la prima volta dopo molti mesi, le confessai che la avevo tradito con Valeria. Apriti cielo. Non glielo avessi mai detto. Sarebbe stato meglio per tutti credo vivere ancora nella finzione e portare a termine il progetto, ma così non fu. Lei si chiuse in u muto silenzio e non mi rivolse più la parola per tutta la vacanza. Tornati in Italia, fu più o meno uguale per le restanti tre settimane di ferie che avevo dal progetto. Tornare a Kathmandu' fu da un lato una liberazione, dall'altro iniziò a sembrarmi un flash strano. Dissi a Valeria che le avevo detto a Mascia del nostro tradimento e lei rimase basita. "Perchè lo hai fatto?" "Non lo so, non avevo più voglia di mentire". E ci baciammo lì al ristorante, durante uno dei nostri pranzi. In genere evitavamo effusioni in pubblico: facemmo sesso qualche volta , ma non fummo mai una coppia, perchè il pensiero che Mascia volesse vendicarsi si stava insinuando dentro di me. E per l'appunto Mascia ebbe una storia con William e questa cosa mi consumo' parecchie energie. Dimagrii molto, facevo fatica a lavorare e a essere presente alle scadenze, che era quello che Mascia voleva, che il mio lavoro andasse male. Ressi quasi fino alla fine del progetto, durante il quale successero molte cose belle, come le missioni di esperti, spettacoli di clown e giocoleria al centro per ragazzi di strada e piu' in generale nei centri Kathmandù e di Pokhara o per le strade stesse di Pokhara. Ma la situzione con Mascia oramai occupava completamente la mia testa e non potevo fare altro che tornare a Milano e cercare di risolverla. Tornai a Milano salutando tutti, con Valeria che mi guardava di sbieco, con le lacrime agli occhi perchè avevo fallito. Ero stato sette mesi anzichè otto, chiudendo il lavoro un mese prima. Ci fu una cena a Milano appena tornato, all'ARCI Bellezza, in ci le mi confidò di avere avuto un altra storia. Non fu tanto la cosa in sè, ma il fatto che questa storia la ebbe volutamente con il fidanzato di Antonella, mia storica amante di cui Mascia sapeva. E così il disastro fu completo per me, mentre Mascia aveva consumato la sua vendetta venendo a prendersi tutto senza lasciarmi nulla. Non c'entra nulla la storia di mia sorella sul fatto che stessi male in quel periodo, mi fece stare male Mascia con le sue vendette e i suoi comportamenti avversi e ostili. Portando a galla il problema di Marianna.
Ma passiamo ai problemi di oggi. Monica da quanto vengo a sapere dal CPS mi ha denunciato per minacce. Puo' andare a farsi fottere, lei e il suo coinquilino idiota che indora la pillola della vendetta. Se vogliono combattere, che si combatta. Io tanto sono stato violentato da lei, lei ha solo torto e io ho solo ragione. Tutte le sberle e gli insulti che ne sono seguiti se li è solo meritati. Comunque, non nascondo un certa preoccupazione. L'infermiere di turno del CPS mi ha detto che hanno dovuto contenerla quasi da quanto era viola dalla rabbia. Vuole averla vinta a tutti i costi, ma non avrà nulla da me. Se non la mia vendetta e questa è parte della mia vendetta. Monica stupida puttana senza senso alcuno nella vita, ma muori e libera il mondo della tua presenza. Ne ho già parlato abbastanza e non ne voglio parlare oltre.
La vita in famiglia scorre tranquilla, con i soliti screzi quotidiani con mio padre e mia madre che fa da mediatrice. Lui non riesce proprio ad accettare il fatto che non faccia nulla dal mattino alla sera o che comunque abbia una malattia cronica. Mi ricordo le prime volte che ne parlavo con Fritz di questa cosa, quanta poca sensibilità dimostrava. E' proprio vero che il dolore degli altri è sempre dolore a metà, come diceva De Andrè. Il nostro dolore invece ce lo culliamo come se fosse un bamino da proteggere. E' prezioso, unico e spesso indecifrabile, per tutti tranne che per noi. Avevo smesso di prendere gli antidepressivi con la vacanza in Toscana con Alex, ma a un mese di distanza mi ritrovo a doverli prendere di nuovo. Mi viene ancora in mente la faccia stupida di Luca, il coinquilino di Monica che mi avvisa che questa mi ha denunciato per minacce: che faccia pure io l'ho denunciata per violenza sessuale e questo dovrebbe bastare a farla stare zitta. La voglio vedere morta quella donna, non ci sarà pace per me fin quando sarà ancora in circolazione, lei e le sue tristi chiappe. Comunque, è passato Jimmy, il mio chitarrista ritmico, io sono il solista. Ed è passato anche Antonio. Siamo stati qui un paio d'ore. Jimmy che tipo. Conosciuto attraverso Alex, di cui ormai non ho più notizie da giorni dopo la vacanza in Toscana, siamo diventati buoni amici suonando e fumando cannoni. Parlando , anche di Filosofia, Marx, Hegel, Shopenhauer & tanti altri. Ogni tanto mi fa innervosire quando diventa troppo indeciso, sia nel suonare che nella vita pratica di tutti i giorni. Ma, a parte questo, è una bravissima persona. Un grande amico.
Io sono stanco di svegliarmi tutte le notti con l'angoscia dei miei genitori, sulle loro condizioni di salute. Tutti dobbiamo morire e toccherà anche a loro, mi auguro il piu' tardi possibile, ma comunque è ora di farsene una ragione che le cose andranno così, e mi devo scrollare di dosso quest'aria di agnello sacrificale e capire che io non posso rimanere qui a San Giuliano a morire con loro, della loro stessa morte: l'inedia. Andrò via e questa volta veramente, non so dove, non so con chi, ma devo andare via. In Toscana, a parte l'avventura umana con Alez, oltre quello intendo dire, sono stato benissimo. Sono stato in bellissime spiagge sotto un sole caldo e accogliente. Non potevo chiedere di più di questo. E sono in parte guarito, sentivo che non avevo più bisogno di antidepressivi. Ora dopo un mese che sono tornato sono tornato a riprenderli, perchè sentivo che la realtà mi stava tirando giu'. Ora ho ancora voglia di fare. Mi sta tornando grazie all'antidepressivo. Una spinta chimica contro gli stress della vita moderna.
Dopo il ricovero a Melegnano, era ormai quasi fine giugno. Le sterpaglie nel giardino dell'ospedale si vedevano dalla finestra della psichiatria. Io usciiì verso la fine del mese e la mia famiglia decise di portarmi al mare. Andammo in Calabria, in un paese sperduto di cui non ricordo il nome, in cui il mare era bellissimo, ma era il posto ideale per sentirsi completamente soli. RICORDO POCO DI QUEI GIORNI DEL 1985…Ero ancora bambino non ricordo niente assolutamente niente di me, avevo ancora occhi e cuore di zucchero filato, mani piccole di gnomo, senza macchie gialle di nicotina sulle dita che mi segnassero la pelle come una malattia e senza abitudini gia’ immobili, sclerotizzate: ero ancora bambino ero una semplice possibilita’; possibilta’ di essere qualunque cosa, di diventare qualunque cosa: sarei potuto diventarte trapezista facendomi scoprire da un circo di passaggio, vivendo nelle roulettes con la biancheria stesa ad asciugare su fili stesi tra un aroulottes e l’altra, con un tapppeto di fango come zerbino negli spazi desolati delle periferie; oppure sarei potuto diventare un pianista virtuoso, suonando otto ore al giorno su un vecchio pianoforte tedesco, mio unico amico, dai pedali duri, i tasti gialli e l’accordatura precaria e io stesso cosa sarei stato ? Solo, gobbo e represso con una faccia insipida e il fallimento negli occhi.
Eppure queste cose le pensavo, ma il circo non si e’ mai fatto vedere (oppure non mi ci hanno portato conoscevano i miei progetti) e quanto al pianoforte, l’ho suonato per due o tre anni, anche bene..con gli anni le mie piccole mani di gnomo diventarono grandi e con lunga dita affusolate che scivolavano compostamente sulla tastiera e i difficili brani di Liszt (il pianista con le mani piu’ grandi degli ultimi due secoli) non erano poi’ cosi’ difficili: ma mi annoiavo e cosi’ lasciai e quantomeno non volevo sentirmi solo e represso : erano due semplici possibilita’, due possibilita’ che sono rimaste tali.
Forse solo e represso lo ero davvero: e’ questo che a distanza di anni ricordo con piu’ doloroso risentimento della mia infanzia : quello che mi e’ rimasto di quegli anni e’ un forte senso di inadeguatezza di esser da meno e di cercare in ogni modo di non esserlo: e’ cosi’ in quetse tre righe c’e’ tutto quello che conservo della mia infanzia e non ho saputo fare niente altro che rimuovere in blocco quei giorni, quegli anni considerandoli superflui o troppo dolorosi.
Ricordo poco di quei giorni del 1985.
Erano giorni dai ritmi quadrati & da tempi immutabili: al mattino mi svegliava mia madre con qualche dolce scossone, ma io ero ancora tra le braccia di Orfeo ed ero sempre solito indugiare altri cinque minuti tra le lenzuola, al che mia madre alzava rumorosamentela tapparella e io investito dal fascio di luce mi arroccavo tra le coperte con il sedere in alto, ed a questo punto lei diventava quasi sadica nel tirarmi via le coperte e nel buttarle sulla moquette.
A volte quando mi alzavo, d’inverno era ancora buio e potevo vedere le caser delle finestre di fianco alla mia illluminarsi: era veramente triste per me svegliarsi con loro col buio, uscire di casa col buio e quando tornavo a casa da scuola verso le cinque del pomeriggio vedere ancora il buoio e le finestre illuminarsi di una luce fioca. Le persone che avevanop sopra la testa quell’artificiale sole di lampadina erano stanchi nervosi e si sentivano quelli che litigavano, i bambini che piangevao o semplicemente il tintinnio di piatti e posate come conversazione sorda e indifferente…al posto delle parole e dei soliti “come e’andata la scuola” oppure “hai fatto i compiti ? “ quando venivo interpellato…
Almeno questo e’ quello che pensavo nella mia piccola testa di bambino, pensare ogni mattino al mio risveglio come a una cosa faticosa, penosa mi faceva estendere questo mio stato d’animo a tutti quelli che si svegliavano con me, alle loro case, alle loro finestre.
Poi andavo a scuola e mia madre veniva a scuola con me perche’ insegnava. Poi andavo a scuola e mia madre veniva a scuola con me perche’ insegnava e io a volte la chiamavo maestra per sbaglio
E comunnque facevo questa contaminazione tra mamma e maestra che a lei non piaceva affatto, perche’ diceva non voleva avere un alunno in casa a volte era cosi’ esasperata dai suoi alunni che quando doveva aiutarmi sprofondava nella sedia esausta, ma per poi subito dopo mettersi al tavolo della cucina con me con santa pazienza e qualche urlo ben assestato, quando facevo lo svogliato, come diceva lei. Mio padre in quein frangenti era solito stare con noi in cucina anche lui a preparare da mangiare, maneggiando diverse pentole e padelle e pulendo la verdura o il pesce o tagliando la carne con la sigaretta in bocca di traverso, con un piglio e un fare che me lo rendevano una persona autoritaria, sbrigativa; che quando mia madre si metteva a urlare perche’ non ci mettevo un briciolo di volonta’ nel fare i compiti urlava anche lui, ma lo faceva di rado con un espressione del viso che mi facevano paura: si piantava li’ in mezzo alla cucina con la sua sigaretta in bocca con la cenere che, Dio solo come facesse, pendeva dalla sua sigaretta ormai ridotta a mozzicone senza cadere, e non cadeva nenanche quando urlava.
Era normale che mio padre mi urlasse dietro durante la tortura dei compiti o durante la cena, quando non mangiavo per avere fatto merenda oppure per vedere i cartoni animati in tv, opppure ancora quando lui non mi faceva alzare dalla sedia finche’ non avessi finito tutto e io allora mi riempivo la bocca e andavo a sputare tutto in bagno e, quando questo banale giochetto venne scoperto, infilavo tutto quel che potevo nei cassetti della mia biancheria, ma anche questo veniva scoperto era quasi assordante il concerto di urla di mio padre e di mia madre.Inizio a capire suo padre e il suo dolore: era vero tutto e il suo opposto.
Non poteva diventare amico del suo nemico.
Sei stato male perché hai cercato di essere quello che non sei questa è la vera follia.
Ma lui diceva che era la cosa migliore che avesse fatto.
A un certo punto la frantumazione si ricomporrà.
Certe donne lo traevano in inganno, certe altre lo dissuadevano dall’intento. Lui stava li’e sapeva che doveva trovare il giusto equilibrio tra l’equilibrio e la follia come un acrobata.
Alla fine lui l’amava, ma aveva paura dell’ amore.
E’una partita con la vita.
Nizza febbraio,il mare.
Perché hai sofferto, proprio perché hai sofferto, non diventare insensibile al dolore degli altri.
Forse il tuo finalmente sta morendo di fronte a un mondo che cerca di esistere a ogni costo.
In fin dei conti non è forse meglio non esistere o esistere solo per sé ?
Molte idee, ma confuse. Viaggiare. La Toscana come riposo. Gli amici.Devo interrompere questo ciclo o sprofondarci dentro ? Anche se tutto era falso doveva riuscire a dimostrare che era tutto vero. E forse lo era davvero e lui in fondo era solo stupidamente innamorato di lei. Doveva ricominciare da capo. No, non doveva ricominciare da capo, perché lui lo sapeva. Se spargi odio viene fuori uno schifo. Senza un riferimento affettivo non riusciva piu’ a fare niente.Si potrebbe mettere su un carrozzone e stupirvi tutti. Oppure fermarsi a guardare. Alla fine gli amici chi sono ?Ci sono delle esperienze che ti cambiano, ti modificano. Arrivano a cambiare il nucleo delle cose. E chissà se riuscirai mai a tornare davvero. Iniziava a capire che il problema non era andare, ma tornare. Tutti ti vogliono cosi perché in fondo sei cosi’, ma non sei cosi’ fino in fondo,sei anche altro da questo. Riconosciti un valore perché ti è necessario per sopravvivere.
Poteva tornare cosi’ come non poteva tornare. Dipendeva solo da lui.
Che cosa vorresti dire che la tua cifra è il movimento ? che andare veloce è sintomo e sinonimo di cosa? Di un margine di incoerenza e di fuga.
L’unico posto vivibile era dal cilcista. Anch’io vivevo in un sottoscala e il mondo mi sembrava un posto piu’ attraversabile. La rosa dei venti caro mio, la rosa dei venti..
E nella vita ci sono anche i nemici o meglio le persone che vogliono inchiodarti semplicemente a un ruolo e a un posto. Poteva insegnargli qualcosa sicuramente della vita.
Che voglia di andare via.
Sono impotente di fronte allo svolgersi della vita..Il fatto è che non so da che parte sto andando. Sono entrato nel mondo dell’inconsistenza, della incoerenza della volte affannoso tentativo di comunicare. Lei sapeva vivere la vita e poteva insegnarglielo. Aveva mestiere nel dosare la propria sofferenza e la praticità.Un pomeriggio, un pomeriggio qualunque capirà che quella storia era davvero finita. Gli spazi di vita si chiudono, la lingua schiocca di vita. Non ci sono vie di fuga. Soltanto apparenti tangenti di direzioni che si incrociano sempre di piu’ e nell’incrociarsi si appiattiscono. Perche’ non mi aspetto piu’ niente da nessuno all’infuori di me, ma forse anche quello non è necessariamente vero. Voglia di vivere nonostante la necessità del ritirarsi. Ma dove ? E con chi? Certe cose non le capiva ancora ,ma il tempo gliele stava insegnando.Il fuori non puo’ essere solo un prendere per il dentro.La casa, il rifugio.
Luglio tra Nizza e San Giuliano
Si vive e si respira
Con un po’ di vino in corpo.
A Nizza c’è la promenade dove passeggiare, camminare, smettere di pensare.
Ci sono venuto spesso quest’anno a Nizza. A trovare amici e a respirare l’aria del mare.
Il mare smussa i pensieri come scrivevo quando ero piu’ giovane e piu’impulsivo. Ora mi affido alla scrittura e la vita si condensa finalmente in parole, finalmente. Qualcosa di umano e vivo.
Il mare smussa i pensieri comunque, anche da lontano. Qui come in Toscana.
In Toscana sono andato con M., non ce la facevo piu’ di tanto a guidare. M. era la vicina di casa.
Anche lei era stata male e m si era avvicinata probabilmente per questo. Per condividere una sofferenza che avevo puntualmente negato.
Quella era stata l’occasione per salutare Lido di Camamiore, il luogo dove nel giugno del 2005, non ricordo il giorno sono stato male. Stavo andando in Toscana, nello stesso posto dove ero andato con M. pero’ questa volta da solo.
E inchiodato a un luogo, non piu’ capace di fuggire dal mio dolore, sono rimasto li’.In isolamento dal mondo.Imbottito di farmaci, senza poter far chiamate con gli amici e tu non ti ricordi nemmeno.Ma perché da solo? Perché in fuga verso un luogo dove trovare un riparo dal proprio dolore.Ma questa volta il viaggio era andato male era finito prima di quanto mi aspettassi.
Quando da Lido di Camaiore sono tornato a Milano ero sulla macchina di mio padre. C’era anche mia madre con lui. Erano arrivati a Camaiore, mi avevano aiutato a raccogliere le mie cose e detto si va a Melegnano.
Quando stavamo per arrivare volevo scendere, ho iniziato a cercare di aprire le sicure, ma queste si sono abbassate. Era una prigione, da una prigione all’ altra. Chino la testa sotto il peso dei farmaci. Mi hanno detto che sono venuti a trovarmi, che mi hanno portato fuori a mangiare qualcosa, gli amici,i miei.
Ma io niente, nero come la pece. Ricordo solo una compagna di sofferenza, una del reparto femminile, perché maschi e femmine quando stanno male devono essere separati. Fumava continuamente sigarette con me nel cortiletto del reparto e mi stava intorno in continuazione.
Quando sono tornato in Toscana con Monica siamo ripassati da Lido di Camaiore. Abbiamo oltrepassato la città, accelerando cosi’ come si supera una malattia.
Accelerando certo, ma con il groppo in gola ci chi ha ancora paura. Non ero ancora abbastanza veloce.Poi sono stato a Melegnano. Quel periodo me lo ricordo, mi ricordo i miei compagni di stanza cosi’ come che alla fine si mangiava bene. Avevo la chitarra con me e i miei compagni di sofferenza che mi dicono “Ah suoni la chitarra ?” Le giornate scandite dai farmaci e dalle visite di parenti e amici,le passeggiate nel cortile dell’ospedale. Sono stato li’ due settimane, avevo fretta di uscire. Avevo fretta di stare bene. Avevo fretta di tornare nel mondo per tornare a fenderlo e attraversarlo. Piu’ veloce del dolore.
India 1998
Su una terrazza di un hotel, rumore di campane uccelli, un lago nello sguardo montagne dietro di lui. E’ quell’ora in cui il cielo scurisce. Le luci delle case brillano e indicano la presenza degli uomini.
Siamo già partiti da Bombay ,abbiamo viaggiato a lungo per arrivare fino a qui in treno: faticoso, sporco. A Mumbay abbiamo visitato il Taj Mahal, ho pensato a Pasolini e alla sua prima notte in India: quella voglia di uscire fuori e prendersi tutto. La stessa, pero’ lei ha paura.Un altro lungo viaggio in autobus, di notte e ora il mio sguardo e sul deserto del Thar.Amarezza: forse è stato un errore essere qui con lei.Sento questa cosa da diversi giorni e ho aspettato a scriverla, perché scriverla fa male, anche se so che la amo.Fuori fa caldo. Abbiamo bisogno di mangiare, riposarci stare tranquilli.
Gli ultimi due giorni frenetici a Udaipur. Festa, riti religiosi che noi non comprendiamo, ma guardiamo affascinati, donne dai vestiti coloratissimi, ghirlande di fiori, trombette assordanti.
L’india rumorosa delle bancarelle e dell’odore di fritto dei cibi poveri e unti è L’india che ci ha fatto scappare da Bombay un po’ frastornati e confusi: è la stessa che abbiamo ritrovato a Udaipur. Abbiamo bisogno di riposarci.
Jasailmer.
Una tranquillità bellissima ci invade e ci scivola dentro. Era tanto tempo che non ero cosi’ presente ai miei occhi. Tempio sul lago, il vento ci sferza dolce e forte. Attraversando il deserto si infrange sulle mura di arenaria rossa.
Jaipur.
Brutta Jaipur, la solita confusione dell’ india, ma con una invadenza piu’ sfacciata. Le solite cose dell’ India senza una cornice che le renda affascinanti. Non si riesce a passeggiare tranquilli:
venditori, bambini che chiedono soldi, tronchi umani su carrellini che mostruosi e deformi ti vengono addosso, donne con in braccio bambini scalzi e sporchi che ti tirano i vestiti eppure bellissimi.
Domani mattina andiamo via. Stasera staremo in albergo a mangiare i dolci e le altre cose che abbiamo comprato in giro. Bello il mercato della frutta i suoi colori e le sue forme. Troppo poco per restare qui.
È la serata giusta per stare tranquilli, intimi.
Oggi abbiamo fatto l’amore per la prima volta.
La senzazione è quella di qualcosa che non passa, è quella di essersene dimenticati. La persona al mio fianco da tre anni ha molto fascino e lo sa esercitare sulle persone, anche su di me lo ha saputo fare. Queste parole sono stanche.
Sentire
Niente.
Kochin
Kerala terra verde di incanto
Grido di muezin che chiama alla preghiera
Fuori piove
M. apre la porta e la pioggia da leggera ha un rumore piu’ forte
La pioggia insiste e ci tiene stretti in una stanza.
Ho il pretesto per scrivere.
In un caffè molto curato visto passeggiando e mi è venuta voglia di sedermi a un tavolo e scrivere.
Oggi abbiamo girato un po’,visto la città ebraica, la sinagoga. La pioggia è arrivata anche su questo quaderno ne ha toccato gli angoli.
I quadri alle pareti color terra, le pareti azzurre, è un azzurro sporco. C’e una ragazza bellissima seduta due tavoli piu’ in la’, capelli neri, occhi azzurri.
Sto bene. stamattina il mio umore aveva la pesantezza del cielo.
Finalmente piu’ leggero ho occhi per guardare le cose.
Il tempo non è molto, tempo tiranno quello che a casa ci manca e cerco di riprendermi qui lontano da casa, da tutto.
In un tempio abbiamo visto le persone con lo sguardo aperto gentili,ci invitavano a stare con loro,
i negozianti che di giorno senza insistenza esponevano la loro merce nel tardo pomeriggio venivano a fumare al tempio dall’ altra parte del lago, lontano dai negozi e dall’unica via su cui si adossa il paese, dove solo le belle persone arrivano, come il baba ha detto
il baba un uomo di cento anni, la tranquillita’ di gesti lenti e conosciuti
Puskhar
città sacra Hindu che si affaccia su un lago. Sto bene.
In un tempio abbiamo visto le persone con lo sguardo aperto, gentili ci invitavano a stare con loro.
I negozianti che di giorno senza insistenza esponevano la loro merce nel tardo pomeriggio venivano a fumare al tempio.
Dall’altra parte del lago, lontano dai negozi e dall’unica via su sui si addossa il paese dove” solo le belle persone arrivano”, come ha detto il baba al tempio.
Il baba, un uomo di cento anni, la tranquillità di gesti lenti e conosciuti, due enormi orecchini nel padiglione auricolare e completamente sordo alle cose terrene.
Il nostro albergo dà sul lago. Il frastuono delle musiche e delle danze hindu arrivava fino a noi.
L’eco, lo spazio vuoto del lago.
Mammalapuram: La spiaggia, le barche di legno pieno e duro, qualche incontro e un ozio lento e riposante.
Auroville il ghetto per bianchi poi il Kerala, le lagune attraversate in barca, il verde vivo dei paesaggi che scorrevano lenti, le donne nei campi vestite di accesi colori. Le reti da pesca cinesi.
L’acqua torbida il cielo opaco, il tempo che scorre lento.
Piove. Tranquillamente aspettiamo.
Non ti preoccupare di stare bene.
Fatti scivolare non avere paura delle tue paure ,cadici dentro e scopri che sono una nuvola di polline che si alza al tuo passaggio. Non avere del niente, non avere paura.
Perché dovrei aspettare di capire quando non c’è niente da capire, perché dovrei aspettare di lasciarmi sfuggire la vita quando questa sta già scivolando via. Ma se io e la vita riuscissimo ad avere la stessa velocità ?
E’ gia passato un anno e ancora non so bene dove sono e perché sono stato male.
So solo che una volta che si è usciti, la cosa piu’ difficile è rientrare.
Dare un posto e un nome a ogni cosa è un processo lungo e difficile come forgiare una chiave di lettura per questa matassa di parole.
Il disperato tentativo di estirpare un malessere e dare forma a un unità di cose e di pensieri.
Nizza 1998
La stanza del mio compagno di viaggio.
Fuori c’è un temporale che ci ha avvisato, minacciato incombente ora è addosso ai muri e ai vetri della stanza e graffia di grandine e pioggia. Rileggo qualche pagina del mio diario e vedo con chiarezza le cose che sento dentro stridere. Ora il tempo di prendersi le cose è in questi giorni che sto vivendo intensi pieni, vivi. Mi sento vivo, presente io, la mia pelle non mi confina piu’ in un corpo che si ripega ,ma vive respira trascolora lo sguardo che si riempe delle cose e le abbraccia e il mio corpo non è piu’ in quell’angusto spazio che la noia , l’abitudine di essere e sentire mi ha dato per lungo tempo. Chissà se ci pensi alla notte in cui baciandoti rubavo il sapore della tua pelle, l’odore del tuo collo e dei tuoi capelli. Ti sto pensando tanto, scappo qui a Nizza perché so bene che ti voglio e quanto ti voglio. Il tuo stupore di fronte ai miei occhi nudi. La tua pelle che freme, trema è un pensiero che dolce non mi abbandona. O forse è stato solo un errore.
Cos’ è questa cosa che scende e mi graffia come se il dentro mi accarezzasse da fuori ?
Perché dovrei per forza riempire il tempo con cose da fare, non ripetere gli automatismi ?
Una forza che non conoscevo mi spinge. Una fitta cancellatura è segno di bruttura, come il gesto che incede e mai non prosegue.
Ti volti per caso, ti scopri deluso.
I giorni al chiuso delle tue cose scrivono paginedi petali di rose.
Esco e cammino.
La sera mi abbraccia nuda.
La gente le luci lo sguardo trascolora
Il vento si alza e sferza
Il porto è un po’ piu’ in la’
Il faro torna e se ne va
Non riesco piu’ a stare in nessun posto
Il mare mi calma come onda che smussa
Scioglie i pensieri come il tempo la cera
La sera si disegna su un orizzonte che non si staglia
Non voglio piu’ un cuore che invecchia.
1999
7-8 agosto Salento
Dove vorrei essere ?
Quali sguardi vorrei che non ho
Quanto vorrei perdermi nei giorni e non aspettarli
E io sono lontano, lontanissimo da te. Ci aggrappiamo alle poche cose che riusciamo a condividere. Ma sono brevi e si consumano. E il giorno dopo è uguale
19 agosto Salento
Penso a come dare una forma alle mie paure e a perdere i miei confini. Mascia, sei dentro di me. Ma è torbido il mio sguardo. Non cercavo nulla di preciso da questi giorni, forse li ho vissuti male troppo preoccupato a riaquistare una dimensione mia che non trovo ancora. C’è la mia musica piu’ piena e sfumata delle parole che mi impongono l’approssimazione di chi per far trasparire sé stessi perde l’incanto di una senzazione privata.
La musica mi ripega su me stesso e mi mostra tutta l’amarezza che è nella mia carne e dalle vene passa alle dita e diventa suono triste, nostalgia, lontananza perdita sorella che non c’è. Un senso di vita dove quello che vivi è quello che ti prendi e strappi via per colmare quello che non hai piu’.
Scivolo dentro me stesso sempre piu’ e mentre lo faccio mi vedo allontanare dagli altri, ma non c’è lucidità e nitidezza, ma un torpore di un ronzio di giorni senza clamore.Non devi preoccuparti di stare sempre bene.
23 agosto S.angelo a Scala
Siamo partiti finalmente. E’ stato lungo e difficile, non pensavo che saremmo partiti con la moto che non funzionava, senza un pezzo. I meccanici che non si riuscivano a trovare e il mio compagno di viaggio nervoso. Comunque cosi’ i primi due giorni. Partiamo lunedi’ verso le sei di sera verso il meccanico da cui usciamo solo alle nove di sera con un pezzo cambiato e il problema risolto. Siamo stanchi, abbiamo aspettato tutto il pomeriggio che l’officina aprisse. Facciamo pochi km, un giro a Gallipoli poi troviamo una pineta e ci mettiamo a dormire, primo giorno.
Ci svegliamo riposati : sigarette ad Avetrana, colazione a Manduria: passiamo per la strada che sempre facevo da piccolo quando dai sedili posteriori guardavo il paesaggio: Torre san Isidoro, Nardo’ Leverano e Copertino. A Taranto facciamo benzina, nel primo pomeriggio arriviamo a Matera, ci visitiamo la città vecchia, poi proseguiamo e ci troviamo una pineta vicino a un lago.
Ci svegliamo all’alba, partiamo presto: colazione a Potenza, sigarette a Muro Lucano, poi la moto inizia a non andare piu’. Si ferma, si raffredda, riparte e si ferma ancora cosi’ per un ora in cui non riusciamo a percorrere neanche 20 km. Troviamo un meccanico, ci fermiamo. Io sono stanchissimo e mi addormento. Stiamo li’ tre ore.
Il problema scopriamo che era un tubo di gomma che andava al serbatoio che il mio compagno di viaggio ha spostato sistemando il bagaglio. Siamo pronti per partire, ma piove.
Aspettiamo ancora in un bar con una grappa che mi scalda un po’ perché ho preso tantissimo freddo. Ripartiamo felici con il sole che illumina la strada bagnata e l’odore della pioggia che sale dall’ asfalto. Prima che faccia buio troviamo un posto dove dormire.
La sera si mangia, si beve, si suona, stanchissimi andiamo a dormire.
Mattina del quarto giorno
In moto i paesaggi scorrono davanti lo sguardo, uliveti infiniti, tronchi nodosi e viti terra rossa e sterpaglia bionda. I paesini muti, assolati, curiosi gli sguardi mentre noi passiamo. Sto bene in viaggio, in movimento, sto bene. Lo sguardo si posa, indugia prende, scopre. Bellissima Matera aggrappata a montagne ispide e dure con le case scavate nella roccia.
9 settembre sottoscala
Ho paura del cambiamento e ho voglia di cambiare. Voglio la mia vita, voglio la tranquillità che deriva dalla coerenza con sé stessi. Voglio la mia casa, le mie cose. Non voglio piu’ vedere quelle faccie sempre tristi che mi rinfacciano tacitamente qualcosa, la loro sofferenza di padre e madre che deriva dalla figlia che non c’è. Gli voglio bene, ma ora basta. È ora che inizi a volere piu’ bene a me stesso
20 0ttobre Nizza
un giro al mercato. Fiori, spezie, verdura. Seduto su una panchina in riva al mare, una coppia di sposi viene a fare le foto di rito. C’è qualcosa, un nodo che non si scioglie dentro. La stessa paura di stare bene. E’ come se lo sguardo non fosse disposto a riempirsi del colore del mare. Solo adesso sento che questo succede, pero’ ho passato due giorni rinchiuso in una bolla di paura , che mi faceva sentire tutto lontano. Ogni cosa era fuori da me e non risuonava dentro e aggrapparsi di piu’ alle tue cose non serve che a far stridere di piu’ la lontnanza. Il sole ora mi scalda e sono felice di qualcosa che non si tocca, ma è un trascorrere.
24 marzo a casa di Mascia
L’amore come scelta e non come capriccio. Ogni viaggio porta consapevolezza, cambiamento. Pensi sempre che gli anni piu’ belli della tua vita debbano ancora venire.
Kathmandu
Eccomi a Kathamndù, questa volta non è un viaggio breve, si tratta di mesi e la paura di non farcela è tanta, soprattutto il pensiero cosi’ tanto tempo senza M. è nella sua limpida certezza qualcosa di crudele che punta i fianchi anche se in questi giorni sono stato bene meglio di quanto pensassi.
Eccoci in una casa senza riscaldamento e senza luce. Una nuova dimensione in cui imparare a stare, dove i capricci e i compromessi con sé stessi non sono qualcosa di possibile e praticabile.
Ho paura che una solitudine immensa mi inghiotta, è un pensiero di fondo che prima di partire mi ha ossessionato, cosi’ come il non sapere cosa mi aspettava, non che adesso lo sappia. Ma ho fatto un po’ di giri per la città con guardando ogni cosa. Kathmandu è una città incredibile,mai vista una città cosi’ bella, diversa dalle città indiane che ho visto con M., molto piu’ vivibile e se possibile ancora piu’ suggestiva. Siamo stati a Suyambonat, il tempio delle scimmie, ed è un posto davvero incredibile arroccato su un monte da cui con lo sguardo si domina tutta la valle di kathmandu. Sarà un tempo quello da passare qui fatto di poche cose oltre lavorare, leggere, suonare scrivere e tutto senza te accanto. Ieri siamo arrivati nel primo pomeriggio e la senzazione che avevo addosso era quella del sogno. Come quando sai stai sognando e nel sogno telo dici sapendo che tutto non è reale, ma tutto ugualmente continua.
La casa dove stiamo è abbastanza dimessa, ma è solo per pochi giorni, intanto ne cercheremo un'altra. Stasera ho provato a suonare, ma il silenzio era un sibilo talmente forte che era come se le dita fossero schiacciate da un peso inconsistente, cosi’ ho preso tutte queste senzazioni e le ho messe su carta e ho lasciato stare la chitarra. Un piccolo tremore che puntualmente registro per dargli un senso, un valore che altrimenti non avrebbe, scrivere è un atto di purezza verso se stessi che solo quando si é lontani si ha il coraggio di avere .
19 febbraio
Bisognerebbe riuscire a uscire dai meccanismi di cui uno ha bisogno, farla finita con questa storia, offrire, offrirsi, mi sento piccolo rispetto alla mia compagna di viaggio, mi dice implicitamente di darmi da fare, di sbrigarmela. E ha ragione la prima cosa è gestirmi, gestire la solitudine e gli spazi di confronto e non dare la senzazione di averne bisogno. Muoviti, vai dimostra di essere quello che sei. Vai oltre, se vai oltre cosa vedi ?
1 marzo
Il vizio dei filosofi, trasformare un intuizione in metodo.
La vita cos’è ? è cosi’, andare avanti non con uno scopo preciso se non quello di andare avanti.
Le difficoltà ci sono anche nelle giornate piene eppure rilassate, come oggi, non riesco a non sentire la mancanza delle cose. Eppure inizio a pensare che a volte sono anche un po’ io che non ho la forza di trovare la bellezza nelle cose, non la emano, non ancora, ma la cerco intorno, e non la trovo.
A volte la solitudine è piu’ piacevole di una mezza compagnia
16 marzo
C’è il temporale fuori ed è bello scrivere. Va via la luce poi ritorna.
La pioggia va come a ondate, cresce e abbozza un tuono poi si calma e si attutisce.
Qualche clacson e il cigolare di ingombranti mezzi pesanti nella stradina piu’ in là.
Pokhara, città su un lago bellissimo, piatto, specchio dell’Annapurna che si alza maestoso alle sue spalle.
12 aprile
Quello delle mie cose è stato un qualcosa che ho avuto modo di vivermi e sperimentarmi nell’ultimo periodo. E ho trovato cose preziose dentro di me, ma anche tanta oscurità a volte paura, incertezza. La solitudine piu’ ostile che ho sperimentato è quella dello stare in mezzo a persone che non mi corrispondono, cosi’ diverse, altre. Quello che ho imparato è il cogliere nelle persone ogni spazio di possibile vicinanza, qualcosa che nasce da una acquisita disponibilità all’incontro, dall’umano bisogno dell’uomo di avere a che fare con l’uomo.
Mi accorgo all’improvviso che il ritorno è vicino e non so misurare quanto sono cambiato in questo tempo in Nepal.
Nella mia vita di sempre ritrovero’ lo spazio e la misura del cambiamento ? Non ho scritto molto dei posti, perché questo l’ho scritto alle persone importanti, nel tentativo di dargli pezzi di me, sfilacciati, ma miei.
Oscillazioni tra la felicità e la tristezza scandiscono il ritmo di giorni passati in fondo veloci, eppure il tempo non riesce ad avere una direzione univoca, a volte sembra un attimo altre una storia lunga pagine e pagine. E quelle che sono qui ne sono solo una parte, che tutto è andato cosi’ veloce e il tempo di raccogliere parole è stato poco. Poco gentile con me, a volte brusco nei passaggi, ma necessario.
Penso a tutti i viaggi e ai vagabondaggi a cui piace dedicarmi. Le persone . Tutte le persone che ho incontrato, conosciuto, alcune già importanti, altre semplici corollari delle situazioni e dei posti.
Io
M. la mia parte mancante
17 aprile
Il giorno prima di tornare a casa. Sarebbe potuto essere qualcosa di bellissimo respirare questi momenti e invece qualcosa mi perseguita e accade nel momento piu’ sbagliato in cui poteva accadere. Io ho le mie responsabilità in questo, una pesante leggerezza nel sapore di poterne sempre uscire non menomati mi salva. Quando paghero’ tutti i miei errori ? Quando lo vorro’ veramente forse.
Pietra ligure 13-14 luglio 2006
Cosa bisogna fare per esistere. E perché preoccuparsi di farsi accettare dagli altri quando questi sono stupidamente normali. Mi sto affezionando a quello che mi è successo, mi sembra qualcosa di prezioso e fecondo.
Non ti diro’ mai tutto fino in fondo M. perché fino in fondo non c’è niente che si possa spiegare, tantomeno un malessere o una condizione esistenziale. Pero’ tu sei intelligente e sensibile e purtroppo per me capisci tutto.
Dalla mia stanza si vede il paese , il mare.
Non abbandonarti alla viltà della vita. Anche se questa sa essere veramente cosi’
La sera passeggiata solitaria in riva al mare ligure. Pensieri, parole che ristagnano, una doppia pulsione, di violenza di vita e di pace con sé stessi, un sorrisetto psichiatrico di chi sta in mezzo e sente la follia come forma di convivenza dei due istinti, perché di istinti si tratta.
Una cosi’ forte carica di vita che deve trovare un modo di dispiegrsi, che non puo’ essere solo la scrittura, ma una tensione verso qualcosa.
Tutte le mattine mi sveglio, vedo mio padre affacciato al balcone , chissà cosa pensa, a quella figlia e a quella fuga nella morte. E io ho un brivido, forte prolungato, che mi ricorda quanto è preziosa la vita.
Oggi viene M. a prendermi si va in Toscana.
Passando per Lido di Camaiore.
Suonala un po’ piu’ jazz per favore.
21 aprile 2003 in traghetto verso Pathnos Grecia
Angoscia, tanta angoscia. Paura che tutto crolli e a tratti speranza che tutto crolli, non so se ce la faro’ a tenere insieme tutti i pezzi. Ho una senzazione che assomiglia al disintegrarsi. Dolore da tutte e due le parti e se cosi’ fosse come farei a spiegarglielo. Lacrime, tante lacrime causate da me, che mi scivolano fuori e non so cosa fare.
Forse l’unica cosa che posso fare e sospendere i pensieri, ma questi vanno da soli. Vedo M. rabbuiarsi negli occhi e non ho il coraggio di guardarla. Questa volta di diverso c’è che ho tirato fuori il torbido, ma forse non perché abbia piu’ coraggio, solo perché non riuscivo a tenermi tutto dentro, anche in questo egoista. Eppure lei si siede accanto a me. Quale amore malato ci unisce e ci tiene ancora insieme. Eppure amore. Quali malattie complementari nella loro assurdità ci legano in un vincolo ?
E poi c’è l’assurdità del dividersi in tempi luoghi e persone. C’è il tempo della solitudine e poi forse ancora quello dell’amore. E lei ha tutta questa vita dentro e mi fa stare bene.
Scivolo sul mare di Grecia con una matassa di pensieri che nasconde nodi grumosi e antichi.
Piango M. e un dolore sopito di 17 anni. E penso che non so neanche quando è morta e che non mi ricordo neanche quando è stata l’ultima volta che ho visitato la sua casa.
26 aprile casa di Mascia
Eccomi nella casa di Mascia, la donna a cui ho tanto pensato, la donna a cui ho tanto pensato la sto perdendo e per sempre. Sento che è cosi’ e inconsciamente l’ho voluto. Mi sento un estraneo tra le mie cose,le persone che mi vogliono bene e che vorrebbero vedermi felice.
Saro’ felice quando lo vorro’ veramente.
Quando non e’ piu’ una sola donna a essere depositaria dei tuoi pensieri e’ difficile trovare una continuita’ esistenziale.
Perche’ tutte le altre persone ti frantumano ti fanno a perzzi nel bene nel male…si deve essere davvero stupidi a perdere certe occasioni, e cosi’ come nei momenti piu’ critici della mia vita mi ritrovo a scrivere November
E' una giornata grigia di Novembre, lo scuro del cielo non mi permette di uscire e allora scrivo. Non saprei bene da che parte cominciare perchè non so bene a che punto è la mia vita. Ho 48 anni, la barba incolta, la faccia stanca ed è finalmente mattina, dopo una lunga notte tra sonno, sogni e risvegli. Molte cose le ho già scritte della mia vita di cui seguo ogni evoluzione nella scrittura, anche se ogni tanto mi perdo tra feste in casa e donnine (le prime sono sempre piu' rade, delle seconde le tengo vive le speranze attraverso le donne a pagamento). Ma mi va bene così, sono tre anni circa che, o vivo con qualcuno o ricevo spesso visite di amici tutt'altro che disinteressati e quindi una sana solitudine è quello che ci vuole per scrivere qualcosa che assomigli a un libro. La volontà c'è, vediamo cosa riusciamo a fare.
Mi chiamo Andrea Scarano, Skerry, per gli amici e sono nato a Milano il 3-6-1975, l'anno di Wish You Were Here dei Pink Floyd. Ho avuto un infanzia bella e felice fino alla morte di mia sorella nel Aprile del 1985. Da quell'evento è nata un' adolescenza difficile, tormentata e dolorosa. Io piangevo, i miei piangevano e a tavola eravamo in tre la sera e non piu' in quattro come era sempre stato. Fu un periodo dolorosissimo, durante le cene nessuno parlava. "Mi passi l'insalata?" "Vuoi un pò di frutta?". Tutto detto mestamente e sommessamente. Fu veramente difficile superare quegliu anni che sembravano infiniti e finiti allo stesso tempo. Poi nel giugno del 1989 nacque mio fratello Simone e la musica cambiò finalmente in quella casa di Via Europa a San Donato Milanese dove ancora abitavamo. Mia sorella si lancio' dalla finestra, noi abitavamo al decimo piano e non ci fu nessuna speranza per lei di rimanere in vita. Con la nascita di mio fratello fummo tutti piu' felici di riprendere a vivere: cosi' ci sembrava di riprendere a vivere, dopo 4 lunghi anni di asfissia dolorosa. Mio fratello cresceva, io lo portavo in giro con la carrozzina ed ero felice di prendermi cura di lui, per quello che mia madre mi concedeva con lui. Poi mio padre decidette di cambiare casa e andammo a vivere in una villa in Via Pascoli, sempre a San Donato Milanese. Iniziai a frequentare l'Univeristà, facoltà di Lettere Moderne e ottenevo dei buoni voti perchè mi piaceva quello che studiavo. Fu in quel perriodo che conobbi Mascia, la donna che attraversò 8 anni della mia vita, la donna con cui non ci si sarebbe mai dovuti lasciare e che invece sbriciolò la nostra storia come un castello di argilla. Ma fu anche colpa mia. Colpa dei continui tradimenti che attuavo, del mio andare con altre donne fino a quando non ce la fece piu' e mi lascio'. Sottovalutai molto la mia situazione emotiva a quel tempo, pensavo, non che sarebbe stata una passeggiata sicuramente, ma un dolore così forte solo la morte di mia sorella Marianna me lo procurò. Comunque gli anni con Mascia furono anni bellissimi e felici, sopratutto i primi , in cui ci si amava incondizionatamente e ci si era totalmente o quasi l'uno per l'altro. Furono anni di feste , di nuovi amici, tutti o quasi o musicisti o gente che frequentava l'Accademia di Brera, perchè lei studiava li'.
Oggi è una giornata triste per me , perchè il cielo è grigio e non lascia speranza di nulla: nulla di bello sembra presagire l'orizzonte, che qui è molto basso come le aspettative degli uomini. Vivo in una città squallida di periferia, sud di Milano, una città dormitorio con annessa zona industriale. Circola molta droga tra le strade e nelle case e anche io, come molti ho avuto i miei problemi con le forze dell'ordine. Ultimamente sto frequentando una donna di 42 anni, tale Eleonora, non mi piace molto, non è particolarmente attraente, ma è simpatica, empatica ed è bello parlare con lei di molte cose. Abbiamo parlato del lutto di mia sorella, dei miei difficili rapporti con il Centro di Salute Mentale, che frequanto dal 2005, anno del mio primo ricovero in Psichiatria. E' stato lo stesso anno in cui ho smesso di lavorare come educatore, che è sempre stato il mio lavoro negli anni dell'Università e anche dopo quando sono andato a lavorare all'Estero, in Nepal e Palestina. Io & Eleonora abbiamo passato diversi pomeriggi e diverse sere e notti assieme a fumare cocaina e a parlare e anche a fare sesso. Ma essendo lei una prostituta, ho dovuto condividerla con molti altri uomini, spesso arabi e uomini di colore, anche in questa casa. Dopo aver fumato un pò io mi addormentavo sul divano letto e lei andava nell'altra stanza di questa casa(è un bilocale) e faceva sesso con altri uomini, spesso conosciuti da poco in cambio di poco, 30-50 euro, quanto serviva a me e lei per comprare altra cocaina da fumare. Siamo andati avanti così per un po' di tempo fino a quando non abbiamo iniziato a litigare per il fatto che lei si faceva in quattro per me e per lei e io non facevo niente, secondo lei approfittandomene della situazione. Eleonora è una donna robusta di corporatura,non avvenete ma neanche così brutta. Se sei un po' fumato riesci a farci sesso senza problemi. E' una donna che ho dovuto contendere a un nostro amico, diciamo così, il Conte, fumatore accanito di cocaina e persona molto spigolosa e aggressiva. Ci siamo frequentati per circa un anno io, Eleonora e il Conte ed è finita male. Con un aggressione da parte sua nei miei confronti per rubarmi 50 euro, da usare per comprarsi la cocaina. L'ho denunciato ai Carabinieri, ma questi hanno deciso che non era il caso di procedere, perchè non c'erano sufficienti prove a suo carico. E così mi sono creato un altro nemico, in questa squallida città. Abita non lontano da casa mia e ogni volta ho il timore di incontrarlo. Eleonora all'inizio non credeva alla storia dell'aggressione e della denuncia ai Carabinieri e per un po' mi ha evitato. Poi saputa la cosa direttamente dal Conte, ha iniziato a credermi e a fidarsi di me. Recentemente ho trascorso qualche giorno con Eleonora, qui in questa casa ed è finita con un litigio. Ma non è la mia fidanzata nè lo vuole essere, avendo già avuto un marito, tre figli e un infinità di uomini.
Con la nascita di mio fratello, nel 1989, l'anno del crollo del muro di Berlino, cambiarono molte cose nella nostra famiglia, come dicevo precedentemente. Simone portò, speranza, gioia e un po' di sana irrazionalità, quando la morte di chi ti è vicino ti sembra ormai la cosa piu' ovvia che ti potesse accadere nella vita. Non la più ovvia, ma la più crudele, quella piu' visceralmente legata a Dio e ai Destini che disegna per noi con avvenenti geometrie. Geometrie che disegnano specchi in cui noi ci riflettiamo. Chiunque senti parlare nella vita, si lamenterà della propria vita, perchè è monotona sempre uguale a sè stessa e replica schemi già visti e rivisti. Ma questa è la vita di tutti a una certa età, ma non la mia. Appena sento l'odore di questa quotidianità stantia cerco rifugio in qualcosa, in una donna, nelle droghe o piu' semplicemnte in una passeggiata nel freddo di Novembre, che non fa altro che rafforzare la tua idea di morte e di quanto questa sia più vicina di quanto pensi. Parlo della morte dei giorni, non della fine dell'Esistenza di un individuo. Sono andato a un concerto di vecchi amici recentemente e c'era gente che non vedevo da anni, decenni anzi. I miei vecchi amici, quelli dei tempi dell'Università, di quando si studiava in biblioteca a San Donato e di quando si era felici tutti, perchè giovani spensierati e con tutta la vita davanti e tutta da scrivere ancora. Beh quei tempi, almeno per me sono finiti, non so per gli altri. Ma quella spensieratezza non c'è più. Non c'è più quel sole a illuminare i nostri giorni. Simone, mio fratello, ora è cresciuto e sia io che lui ci occupiamo dei nostri genitori ormai anziani. Il cielo continua a essere grigio e rimanda a un ritmo di giorni che respira piano e che non promette nulla di buono. Solo la destinazione della nostra vita sembra essere scontata: la morte. Ma la morte come fine di tutto o inizio di un qualcosa di nuovo? Sarebbe bello se una volta che ci spegniamo per sempre ci sia qualcosa dopo che ci illumini il viso e ci rischiari gli occhi e ci doni uno sguardo diverso. Sarebbe bello davvero, ma nessuno lo sa. Molti ci dicono di credere in qualcosa che ci sarà dopo, altri ci dicono di vivere adesso e che non c'è tempo da perdere. Secondo me sono le persone che vivono peggio sono le persone tipo Monica o Cloud, due mie ex, una pazza esaurita e l'altra un artista fallita con cui ho avuto la fortuna-sfortuna di condividere pezzi della mia vita. Con Monica sono statoinsieme due anni, subito dopo la psichiatria, anzi è stata lei a presentarsi in reparto chiedendo di me. Speravo avesse buone intenzioni, così almeno credevo, ma mi sbagliavo. Usciti dalla psichiatria, approfittando del mio stato di debolezza dovuto agli psicofarmaci mi violentò, fece passare tutto per un incidente e stette due anni con me a scopare controllando ogni mio minimo movimento. Non potevo uscire ad andare a vedere gli amici, non potevo andarmi a bere una birra da solo e quando uscivamo insieme mi controllava a vista. Tutto questo su suggerimento di Mascia, sua grande amica con cui insieme avevano ordito tale trama di azioni. Una persona ributtante ogni limite, scorretta, viziata e inutile come puo' esserlo un vecchio soprammobile. E non sto scrivendo in preda al rancore o all'odio per questa persona, ma a ragion veduta, perchè mi ci sono voluti 15 anni prima di ammettere a me stesso che mi aveva violentato. Non le interessava niente di me, l'unica cosa che le interessava era distruggermi come persona. E per un pò di anni ci è riuscita. Fino a toccare il fondo. Poi ho deciso di andare in una comunità psichiatrica dove mi sono in parte ripreso e ho avuto una storia con un architetta, tale Loredana, di un paio d'anni piu' grande di me, carina, dolce e con un sedere perfetto. Stettimo insieme circa un anno, il tempo della mia permanenza in comunità, poi io andai in Brasile a fare un viaggio, a trovare un mio vecchio amico, Matteo, che si era trasferito a Rio de Janeiro verso i suoi 30 anni, piu' o meno nello stesso periodo in cui io stetti male. Ma mi ero dimenticato che Matteo era un ex di Monica molto legato a lei, a quanto pare, e anche se io andai a Rio per pochi giorni, non fu un bel ritrovarsi. Si, fui contento di vederlo, ma bene presto arrivò una telefonata di Monica dall'altra parte dell'Oceano che indusse Matteo a lasciarmi alla porta. E così me ne tornai a San Paolo, dove stavo presso una confraternita di frati che aiutavano i vecchi di strada e io davo una mano a loro in cambio di vitto e alloggio. C'era un frate giovane che mi seguiva e mi accompagnava nelle prime escursioni a San Paolo City, dato che noi vivevamo in una favelas che era distante quasi due ore tra autobus e metrò, dal centro. Che tipo Matteo. Si vanta tanto di quella che è la sua vita lì, come se fosse un eroe di chissà quale avventura, ma non si rende conto che ha scelto la soluzione piu' comoda possibile, in una bella città, sul mare, dove non fare niente o fare finta di scrivere qualcosa che non puo' che riuscirti bene dato il contesto in cui vivi. Monica mi ha rovinato la vita e non ha pagato niente, per lei la vita è un gioco a scapito degli altri, gli altri devono essere solo marionette al suo cospetto. Non capisce niente di niente e non vale nulla. Se potessi la ucciderei, tagliandole la gola e infilando un lungo coltello nelle sue molli budella. Magari un giorno non troppo lontano lo farò. Perchè lei ha paura di me, perchè lei come tutti gli esseri viscidi di questa terra, ha paura di morire. Io no, non ho paura di morire, perchè vedo la morte come cessazione del dolore e come qualcosa di necessario che ci serve a spiegare la nostra vita stessa, che se sarebbe infinita, forse non avrebbe senso.
Mascia. Cosa dire di Mascia? Più che una grande artista , una che se ne intende di laboratori, ma anche mostre, installazioni. Piu' volte siamo andati insieme al salone del Mobile qui a Milano, sotto il sole a picco gia' ad aprile o con la pioggia improvvisa. A scrosci, allora dentro negli hangar, nelle vecchie fabbriche dismesse e adornate per l'occasione del Salone, in zone limitrove e suburbane di Milano, come Rogoredo, Bovisa e altri ( queste parti poi verranno con gli anni inglobate dalla città stessa). Baz era quello fissato con i vernissage e le feste in Bovisa. Forse andai una volta, ma era veramente molto lontano. C'erano pezzi di macchine vecchie ridipinte e poi un magazzino aperto pieno di vestiti. Mascia era abilissima nell'individuare i mercatini, le feste migliori, le situazioni potenzialmente piu' divertenti, aveva verve, aveva gli amici piu' simpatici , piu' artistici. Strano e normale allo stesso tempoche io mi trovassi bene con loro. Non avevo particolari qualità artistiche, sapevo suonare un pò la chitarra e studiavo Lettere in Università Statale a Milano. Loro erano di Brera, per me erano come queli di Scienze Politiche,m che si facevano sempre i cannoni. Invece in Brera si suonava , si beveva, si dipingeva, e si incontrava gente.
In questi ultimi anni, non ho scritto romanzi per diverse ragioni: mi avevano rubato il computer , e sono stato molto impegnato col CPS per la questione delle droghe e del giro che si era creato in casa. Ho avuto diversi ospiti in quel periodo uno peggio dell'altro. Quello che si è fermato di più qui è stato Fawara, il nero africano, è stato qui sette mesi duante il Covid, poi c'è stato il mio amcio Aiace, che non è durato piu' di un paio di mesi e che si bucava qui in casa senza dirmelo e che si iniettava cocaina nelle vene, perchè ne aveva sniffata così tanta che non sentiva piu' niente ormai. Poi c'è stata Eleonora che doveva fermarsi un paio di mesi e che invece è stata buttata fuori da Carlos, il mio amico che se la scopava tutte le sante sere. Di Carlos ho già avuto modo di parlare. Persona psichiatrica un pò sinistra, fissata con le droghe e devastato da esse, non completamente in sè e che quando è alterato sa diventare violento. Eleonora ebbi modo di conoscerla in quel periodo. Era durante le fumate che ci facevamo da soli che parlavamo molto di noi stessi. Lei era molto empatica nei miei confronti e mi ascoltava col cuore. Ho parlato spesso male di Carlos, ma perchè un pò se lo merita: è un buono, con un anima cattiva. Mi spiego meglio, è come se fosse una bontà repressa la sua da una rabbia, antica, una rabbia familiare. Un vecchio fallimento, qualcosa del genere.
Mi accendo una canna. E penso. Penso ai posti bellissimi e lontani che non rivedrò mai piu': agosto dopo agosto le mie estati si sono spente, le mie vacanze lente e inoperose a casa. Con un ventilatore e fuori 40 gradi. Ricorda momenti dell'India, faceva caldo, c'era un caldo umido, ma mai eccessivo. Monsonico direi: estati bagnate da abbondanti piogge. Jasailmer. A me basta solo citare il nome di alcune città per scadere e cadere nella suggestione. Kathmandù, Marrakech, Istambul, Lisbona, Londra, Parigi, Amsterdam;Madrid, Barcellona Nizza. Queste sono le città piu' belle che ho visitato. Poi ci sono Praga, Budapest, Berlino, Cracovia e altre città ancora. E ancora io a pensare ai miei viaggi. Almeno parlo di qualcosa di bello eppure lontanissimo nel tempo. Almeno vent'anni fa per l'India, anche piu' di venticinque dagli inter -rail con Alessandra and company. La company delle panche: Ero un po' un gregario, ma c'ero, facevo le mie cose anche se ero sempre in secondo piano e li' cercavo di mettermi in mostra come ragazzo -18 anni - che voleva solo divertirsi e conoscere gente, anche piu' grande ed esperta di me.
Mi devo togliere e di fatto, lo sto facendo, da tutti gli ambienti psichiatrici il prima e il più velocemente possibile. Sento che sono nocivi a questo punto della mia situazione. Il CAD non mi dà piu' alcuno stimolo, anzi mi affossa molto, e anche se adesso sono piu' stabile, posso ancora vacillare facilmente. Quindi basta CAD e gente annessa. Salvo solo gli operatori, Max e Anna. Con Anna è bello parlare, con Max è facile scherzare. Ma è il clima che c'è là dentro che non mi piace. Non mi rimane che scrivere e se esce il sole passeggiare un pò per il parco di San Giuliano, l'unico posto dove è bello fare due passi. Ho la pace dentro di me, quasi: E' impossibile che io vada a cercarmi conflitti con le persone, è impensasbile, anzi ne rifuggo volentieri, ma alcune persone, pur di rappresentare qualcosa per te, si pngono sul piano del conflitto, come strenua barricata dell'esistere per l'altro. Eppure Monica lo cerca sempre il conflitto, iomagari la provoco, ma lei non fa passare nulla, neanche un alito di vento. E' come essere in un deserto, e respirare la polvere che si alza da terra, sterpaglie, e arbusti secchi. Tu, contro tutto questo. Ho scritto a Matteo, dicendogli che sbagliava a difendere Monica e che per me era solo una puttana bugiarda e furba. Non mi ha risposto, ma non credo abbia condiviso l'idea.
Quando avevo 17 anni i miei mi sperdironoa Dublino presso una famiglia locale per qualche giorno. Non so chi organizzò il viaggio, forse mio padre, che voleva che viaggiassi un po' dopo la morte di Marianna. Spingeva molto in questa direzione e di fatto inculcò in me l'idea del viaggio. Non come l'avremmo sviluppata anni dopo in Messico e a Cuba io e lui, ma come idea di conoscenza di altre culture, di evasione dalla solita vacanza. Andai in una casa a due piani di una famiglia gentilissima, dei sobborghi verdi e soleggiati di Dublino che aveva una figlia sedicenne, bionda con i capelli a caschetto e le tettone grandi. Mi faceva un sesso, ma se ricordo bene non successe nulla di eclatante. Probabilmente ci baciammo e basta. Comunquenun sabato pomeriggio mi porta nel centro di Dublino per passeggiare un po' per le vie del centro e bere un birra in un pub. La passeggiata fu molto piacevole e dolce e nel pub, parlammo un po' di me e di lei. Anni dopo potevo essere Baghdad con una ONG, Terre Des Hommes, ma mi fermai all'ufficio centrale di Amman e a Baghdad non ci andai mai. Fu veramente frustrante & ingiusto che io chiudessi la mia carriera da educatore così. Dopo tutto l'impegno che vi avevo messo negll anni, lavorando in Centri di Aggregazione Giovanile, in Educativa di strada, in una comunità per minori stranieri, che fu uno dei lavori che mi piaque di più. Chissà che un giorno non ritorni a fare qualcosa. Sarebbe stato bello andare a Baghdad tra i minareti, le moschee, le case distrutte e i bambini distrada scalzi e vestiti di stracci che non aspettavano che me. La mia vita forse doveva compiersi lì, e chissà cosa ci sarebbe stato dopo. Pagato 3000 euro al mese, per un anno come capoprogetto sarei potuto andare ovunque nel mondo, finito il lavoro. Ma cosi' non andò. Così non andò mai. Anche in Nepal ci furono problemi per colpa di Mascia, e il progetto di trascorrere due anni lì non fu realizzabile. Solo in Palestina le cose sembravano andare bene, trascorsi circa 5 mesi a Gerusalemme, bellissimi, ma poi Marina in qualche modo mi costrinse a tornare a casa per preservare la sua posizione sul progetto. Ci sono interessi forti nella cooperazione. Ci sono elementi che non vanno sottovalutati in questo ambiente: lo stress, gli alti ritmi di lavoro, i continui spostamenti. Tutto bellissimo, pane per i miei denti se non fosse intervenuta Mascia ancora una volta in Nepal per cercare di farmi perdere il lavoro e anche quella volta ci era riuscita come quando lavoravo ai Martinitt nella Comunità di Pronto Intervento per minori starnieri. Un lavoro bellissimo e affascinante che avrei dovuto lasciare ancora una volta per l'intromettersi di Mascia sl luogo di lavoro, dicendo che quando facevo le notti voleva dormire là con me, ma sapeva anche lei che non era possibile, eppure insisteva con il mio responsabile appositamente per farmi perdere il lavoro. Anche quella volta. Da quell'esperienza in comunità nè scaturì la mia tesi, il concetto di identità nei minori stranieri, una indagine qualitativa. Ma mi fece sparire pure quella. L'ho recuperata una copia in Univerisità, ma sono fotocopie e devo ancora finire di ri-scriverla. L'esperienza in Nepal fu affascinante a dir poco, per il paese nel quale mi ritrovai a lavorare e per il tipo di progetto che dovevo seguire. Dovevo occuparmi della gestione e dell'implementazione di un centro per ragazzi di strada situato nella città di Pokhara, a 200 km circa da Kathmandù, in direzione Nord-Ovest. Dopo circa un paio di mesi di affiancamento da parte di Valeria, la capo-progetto, in cui stemmo principalmente a Kathmandù per riunioni inter nos di tipo progettuale e con i partner locali e internazionali o per delineare le linee del progetto oppure ampliare il progetto attraverso nuovi finanziamenti. Dopo due mesi e mezzo spledidiin cui con Valeria si andava d'amore e d'accordo, avevo programmato di rientrare in Italia per rivedere Mascia e spezzare così in qualche modo la lontanaza che sopratutto lei sentiva. Andammo una settimana in Grecia, a Mykonos per ritrovarci un pò. Era Aprile, il mare era bellissimo e indomito, i campi fioriti, i ristorantini erano appartati e non troppo affollati. Ma quando ci ritrovammo in stanza per fare l'amore per la prima volta dopo molti mesi, le confessai che la avevo tradito con Valeria. Apriti cielo. Non glielo avessi mai detto. Sarebbe stato meglio per tutti credo vivere ancora nella finzione e portare a termine il progetto, ma così non fu. Lei si chiuse in u muto silenzio e non mi rivolse più la parola per tutta la vacanza. Tornati in Italia, fu più o meno uguale per le restanti tre settimane di ferie che avevo dal progetto. Tornare a Kathmandu' fu da un lato una liberazione, dall'altro iniziò a sembrarmi un flash strano. Dissi a Valeria che le avevo detto a Mascia del nostro tradimento e lei rimase basita. "Perchè lo hai fatto?" "Non lo so, non avevo più voglia di mentire". E ci baciammo lì al ristorante, durante uno dei nostri pranzi. In genere evitavamo effusioni in pubblico: facemmo sesso qualche volta , ma non fummo mai una coppia, perchè il pensiero che Mascia volesse vendicarsi si stava insinuando dentro di me. E per l'appunto Mascia ebbe una storia con William e questa cosa mi consumo' parecchie energie. Dimagrii molto, facevo fatica a lavorare e a essere presente alle scadenze, che era quello che Mascia voleva, che il mio lavoro andasse male. Ressi quasi fino alla fine del progetto, durante il quale successero molte cose belle, come le missioni di esperti, spettacoli di clown e giocoleria al centro per ragazzi di strada e piu' in generale nei centri Kathmandù e di Pokhara o per le strade stesse di Pokhara. Ma la situzione con Mascia oramai occupava completamente la mia testa e non potevo fare altro che tornare a Milano e cercare di risolverla. Tornai a Milano salutando tutti, con Valeria che mi guardava di sbieco, con le lacrime agli occhi perchè avevo fallito. Ero stato sette mesi anzichè otto, chiudendo il lavoro un mese prima. Ci fu una cena a Milano appena tornato, all'ARCI Bellezza, in ci le mi confidò di avere avuto un altra storia. Non fu tanto la cosa in sè, ma il fatto che questa storia la ebbe volutamente con il fidanzato di Antonella, mia storica amante di cui Mascia sapeva. E così il disastro fu completo per me, mentre Mascia aveva consumato la sua vendetta venendo a prendersi tutto senza lasciarmi nulla. Non c'entra nulla la storia di mia sorella sul fatto che stessi male in quel periodo, mi fece stare male Mascia con le sue vendette e i suoi comportamenti avversi e ostili. Portando a galla il problema di Marianna.
Ma passiamo ai problemi di oggi. Monica da quanto vengo a sapere dal CPS mi ha denunciato per minacce. Puo' andare a farsi fottere, lei e il suo coinquilino idiota che indora la pillola della vendetta. Se vogliono combattere, che si combatta. Io tanto sono stato violentato da lei, lei ha solo torto e io ho solo ragione. Tutte le sberle e gli insulti che ne sono seguiti se li è solo meritati. Comunque, non nascondo un certa preoccupazione. L'infermiere di turno del CPS mi ha detto che hanno dovuto contenerla quasi da quanto era viola dalla rabbia. Vuole averla vinta a tutti i costi, ma non avrà nulla da me. Se non la mia vendetta e questa è parte della mia vendetta. Monica stupida puttana senza senso alcuno nella vita, ma muori e libera il mondo della tua presenza. Ne ho già parlato abbastanza e non ne voglio parlare oltre.
La vita in famiglia scorre tranquilla, con i soliti screzi quotidiani con mio padre e mia madre che fa da mediatrice. Lui non riesce proprio ad accettare il fatto che non faccia nulla dal mattino alla sera o che comunque abbia una malattia cronica. Mi ricordo le prime volte che ne parlavo con Fritz di questa cosa, quanta poca sensibilità dimostrava. E' proprio vero che il dolore degli altri è sempre dolore a metà, come diceva De Andrè. Il nostro dolore invece ce lo culliamo come se fosse un bamino da proteggere. E' prezioso, unico e spesso indecifrabile, per tutti tranne che per noi. Avevo smesso di prendere gli antidepressivi con la vacanza in Toscana con Alex, ma a un mese di distanza mi ritrovo a doverli prendere di nuovo. Mi viene ancora in mente la faccia stupida di Luca, il coinquilino di Monica che mi avvisa che questa mi ha denunciato per minacce: che faccia pure io l'ho denunciata per violenza sessuale e questo dovrebbe bastare a farla stare zitta. La voglio vedere morta quella donna, non ci sarà pace per me fin quando sarà ancora in circolazione, lei e le sue tristi chiappe. Comunque, è passato Jimmy, il mio chitarrista ritmico, io sono il solista. Ed è passato anche Antonio. Siamo stati qui un paio d'ore. Jimmy che tipo. Conosciuto attraverso Alex, di cui ormai non ho più notizie da giorni dopo la vacanza in Toscana, siamo diventati buoni amici suonando e fumando cannoni. Parlando , anche di Filosofia, Marx, Hegel, Shopenhauer & tanti altri. Ogni tanto mi fa innervosire quando diventa troppo indeciso, sia nel suonare che nella vita pratica di tutti i giorni. Ma, a parte questo, è una bravissima persona. Un grande amico.
Io sono stanco di svegliarmi tutte le notti con l'angoscia dei miei genitori, sulle loro condizioni di salute. Tutti dobbiamo morire e toccherà anche a loro, mi auguro il piu' tardi possibile, ma comunque è ora di farsene una ragione che le cose andranno così, e mi devo scrollare di dosso quest'aria di agnello sacrificale e capire che io non posso rimanere qui a San Giuliano a morire con loro, della loro stessa morte: l'inedia. Andrò via e questa volta veramente, non so dove, non so con chi, ma devo andare via. In Toscana, a parte l'avventura umana con Alez, oltre quello intendo dire, sono stato benissimo. Sono stato in bellissime spiagge sotto un sole caldo e accogliente. Non potevo chiedere di più di questo. E sono in parte guarito, sentivo che non avevo più bisogno di antidepressivi. Ora dopo un mese che sono tornato sono tornato a riprenderli, perchè sentivo che la realtà mi stava tirando giu'. Ora ho ancora voglia di fare. Mi sta tornando grazie all'antidepressivo. Una spinta chimica contro gli stress della vita moderna.
Dopo il ricovero a Melegnano, era ormai quasi fine giugno. Le sterpaglie nel giardino dell'ospedale si vedevano dalla finestra della psichiatria. Io usciiì verso la fine del mese e la mia famiglia decise di portarmi al mare. Andammo in Calabria, in un paese sperduto di cui non ricordo il nome, in cui il mare era bellissimo, ma era il posto ideale per sentirsi completamente soli. RICORDO POCO DI QUEI GIORNI DEL 1985…Ero ancora bambino non ricordo niente assolutamente niente di me, avevo ancora occhi e cuore di zucchero filato, mani piccole di gnomo, senza macchie gialle di nicotina sulle dita che mi segnassero la pelle come una malattia e senza abitudini gia’ immobili, sclerotizzate: ero ancora bambino ero una semplice possibilita’; possibilta’ di essere qualunque cosa, di diventare qualunque cosa: sarei potuto diventarte trapezista facendomi scoprire da un circo di passaggio, vivendo nelle roulettes con la biancheria stesa ad asciugare su fili stesi tra un aroulottes e l’altra, con un tapppeto di fango come zerbino negli spazi desolati delle periferie; oppure sarei potuto diventare un pianista virtuoso, suonando otto ore al giorno su un vecchio pianoforte tedesco, mio unico amico, dai pedali duri, i tasti gialli e l’accordatura precaria e io stesso cosa sarei stato ? Solo, gobbo e represso con una faccia insipida e il fallimento negli occhi.
Eppure queste cose le pensavo, ma il circo non si e’ mai fatto vedere (oppure non mi ci hanno portato conoscevano i miei progetti) e quanto al pianoforte, l’ho suonato per due o tre anni, anche bene..con gli anni le mie piccole mani di gnomo diventarono grandi e con lunga dita affusolate che scivolavano compostamente sulla tastiera e i difficili brani di Liszt (il pianista con le mani piu’ grandi degli ultimi due secoli) non erano poi’ cosi’ difficili: ma mi annoiavo e cosi’ lasciai e quantomeno non volevo sentirmi solo e represso : erano due semplici possibilita’, due possibilita’ che sono rimaste tali.
Forse solo e represso lo ero davvero: e’ questo che a distanza di anni ricordo con piu’ doloroso risentimento della mia infanzia : quello che mi e’ rimasto di quegli anni e’ un forte senso di inadeguatezza di esser da meno e di cercare in ogni modo di non esserlo: e’ cosi’ in quetse tre righe c’e’ tutto quello che conservo della mia infanzia e non ho saputo fare niente altro che rimuovere in blocco quei giorni, quegli anni considerandoli superflui o troppo dolorosi.
Ricordo poco di quei giorni del 1985.
Erano giorni dai ritmi quadrati & da tempi immutabili: al mattino mi svegliava mia madre con qualche dolce scossone, ma io ero ancora tra le braccia di Orfeo ed ero sempre solito indugiare altri cinque minuti tra le lenzuola, al che mia madre alzava rumorosamentela tapparella e io investito dal fascio di luce mi arroccavo tra le coperte con il sedere in alto, ed a questo punto lei diventava quasi sadica nel tirarmi via le coperte e nel buttarle sulla moquette.
A volte quando mi alzavo, d’inverno era ancora buio e potevo vedere le caser delle finestre di fianco alla mia illluminarsi: era veramente triste per me svegliarsi con loro col buio, uscire di casa col buio e quando tornavo a casa da scuola verso le cinque del pomeriggio vedere ancora il buoio e le finestre illuminarsi di una luce fioca. Le persone che avevanop sopra la testa quell’artificiale sole di lampadina erano stanchi nervosi e si sentivano quelli che litigavano, i bambini che piangevao o semplicemente il tintinnio di piatti e posate come conversazione sorda e indifferente…al posto delle parole e dei soliti “come e’andata la scuola” oppure “hai fatto i compiti ? “ quando venivo interpellato…
Almeno questo e’ quello che pensavo nella mia piccola testa di bambino, pensare ogni mattino al mio risveglio come a una cosa faticosa, penosa mi faceva estendere questo mio stato d’animo a tutti quelli che si svegliavano con me, alle loro case, alle loro finestre.
Poi andavo a scuola e mia madre veniva a scuola con me perche’ insegnava. Poi andavo a scuola e mia madre veniva a scuola con me perche’ insegnava e io a volte la chiamavo maestra per sbaglio
E comunnque facevo questa contaminazione tra mamma e maestra che a lei non piaceva affatto, perche’ diceva non voleva avere un alunno in casa a volte era cosi’ esasperata dai suoi alunni che quando doveva aiutarmi sprofondava nella sedia esausta, ma per poi subito dopo mettersi al tavolo della cucina con me con santa pazienza e qualche urlo ben assestato, quando facevo lo svogliato, come diceva lei. Mio padre in quein frangenti era solito stare con noi in cucina anche lui a preparare da mangiare, maneggiando diverse pentole e padelle e pulendo la verdura o il pesce o tagliando la carne con la sigaretta in bocca di traverso, con un piglio e un fare che me lo rendevano una persona autoritaria, sbrigativa; che quando mia madre si metteva a urlare perche’ non ci mettevo un briciolo di volonta’ nel fare i compiti urlava anche lui, ma lo faceva di rado con un espressione del viso che mi facevano paura: si piantava li’ in mezzo alla cucina con la sua sigaretta in bocca con la cenere che, Dio solo come facesse, pendeva dalla sua sigaretta ormai ridotta a mozzicone senza cadere, e non cadeva nenanche quando urlava.
Era normale che mio padre mi urlasse dietro durante la tortura dei compiti o durante la cena, quando non mangiavo per avere fatto merenda oppure per vedere i cartoni animati in tv, opppure ancora quando lui non mi faceva alzare dalla sedia finche’ non avessi finito tutto e io allora mi riempivo la bocca e andavo a sputare tutto in bagno e, quando questo banale giochetto venne scoperto, infilavo tutto quel che potevo nei cassetti della mia biancheria, ma anche questo veniva scoperto era quasi assordante il concerto di urla di mio padre e di mia madre.Inizio a capire suo padre e il suo dolore: era vero tutto e il suo opposto.
Non poteva diventare amico del suo nemico.
Sei stato male perché hai cercato di essere quello che non sei questa è la vera follia.
Ma lui diceva che era la cosa migliore che avesse fatto.
A un certo punto la frantumazione si ricomporrà.
Certe donne lo traevano in inganno, certe altre lo dissuadevano dall’intento. Lui stava li’e sapeva che doveva trovare il giusto equilibrio tra l’equilibrio e la follia come un acrobata.
Alla fine lui l’amava, ma aveva paura dell’ amore.
E’una partita con la vita.
Nizza febbraio,il mare.
Perché hai sofferto, proprio perché hai sofferto, non diventare insensibile al dolore degli altri.
Forse il tuo finalmente sta morendo di fronte a un mondo che cerca di esistere a ogni costo.
In fin dei conti non è forse meglio non esistere o esistere solo per sé ?
Molte idee, ma confuse. Viaggiare. La Toscana come riposo. Gli amici.Devo interrompere questo ciclo o sprofondarci dentro? Anche se tutto era falso doveva riuscire a dimostrare che era tutto vero. E forse lo era davvero e lui in fondo era solo stupidamente innamorato di lei. Doveva ricominciare da capo. No, non doveva ricominciare da capo, perché lui lo sapeva. Se spargi odio viene fuori uno schifo. Senza un riferimento affettivo non riusciva piu’ a fare niente.Si potrebbe mettere su un carrozzone e stupirvi tutti. Oppure fermarsi a guardare. Alla fine gli amici chi sono ?Ci sono delle esperienze che ti cambiano, ti modificano. Arrivano a cambiare il nucleo delle cose. E chissà se riuscirai mai a tornare davvero. Iniziava a capire che il problema non era andare, ma tornare. Tutti ti vogliono cosi perché in fondo sei cosi’, ma non sei cosi’ fino in fondo,sei anche altro da questo. Riconosciti un valore perché ti è necessario per sopravvivere. Qualcosa di vero.
Paghi il debito con se’ stesso e stia attento ai fenomeni regressivi.
L’ho gia’ pagato dottor storer…l’ho gia’ pagato...
Poteva tornare cosi’ come non poteva tornare. Dipendeva solo da lui.
Che cosa vorresti dire che la tua cifra è il movimento ? che andare veloce è sintomo e sinonimo di cosa? Di un margine di incoerenza e di fuga.
L’unico posto vivibile era dal cilcista. Anch’io vivevo in un sottoscala e il mondo mi sembrava un posto piu’ attraversabile. La rosa dei venti caro mio, la rosa dei venti..
E nella vita ci sono anche i nemici o meglio le persone che vogliono inchiodarti semplicemente a un ruolo e a un posto. Poteva insegnargli qualcosa sicuramente della vita.
Che voglia di andare via.
Sono impotente di fronte allo svolgersi della vita..Il fatto è che non so da che parte sto andando. Sono entrato nel mondo dell’inconsistenza, della incoerenza della volte affannoso tentativo di comunicare. Lei sapeva vivere la vita e poteva insegnarglielo. Aveva mestiere nel dosare la propria sofferenza e la praticità.Un pomeriggio, un pomeriggio qualunque capirà che quella storia era davvero finita. Gli spazi di vita si chiudono, la lingua schiocca di vita. Non ci sono vie di fuga. Soltanto apparenti tangenti di direzioni che si incrociano sempre di piu’ e nell’incrociarsi si appiattiscono. Perche’ non mi aspetto piu’ niente da nessuno all’infuori di me, ma forse anche quello non è necessariamente vero. Voglia di vivere nonostante la necessità del ritirarsi. Ma dove ? E con chi? Certe cose non le capiva ancora ,ma il tempo gliele stava insegnando.Il fuori non puo’ essere solo un prendere per il dentro.La casa, il rifugio.
Luglio tra Nizza e San Giuliano
Si vive e si respira
Con un po’ di vino in corpo
A Nizza c’è la promenade dove passeggiare, camminare, smettere di pensare.
Ci sono venuto spesso quest’anno a Nizza. A trovare amici e a respirare l’aria del mare.
Il mare smussa i pensieri come scrivevo quando ero piu’ giovane e piu’impulsivo. Ora mi affido alla scrittura e la vita si condensa finalmente in parole, finalmente. Qualcosa di’umano e vivo.
Il mare smussa i pensieri comunque, anche da lontano. Qui come in Toscana.
In Toscana sono andato con M., non ce la facevo piu’ di tanto a guidare. M. era la vicina di casa.
Anche lei era stata male e m si era avvicinata probabilmente per questo. Per condividere una sofferenza che avevo puntualmente negato.
Quella era stata l’occasione per salutare Lido di Camamiore, il luogo dove nel giugno del 2005, non ricordo il giorno sono stato male. Stavo andando in Toscana, nello stesso posto dove ero andato con M. pero’ questa volta da solo.
E inchiodato a un luogo, non piu’ capace di fuggire dal mio dolore, sono rimasto li’.In isolamento dal mondo.Imbottito di farmaci, senza poter far chiamate con gli amici e tu non ti ricordi nemmeno.Ma perché da solo? Perché in fuga verso un luogo dove trovare un riparo dal proprio dolore.Ma questa volta il viaggio era andato male era finito prima di quanto mi aspettassi.
Quando da Lido di Camaiore sono tornato a Milano ero sulla macchina di mio padre. C’era anche mia madre con lui. Erano arrivati a Camaiore, mi avevano aiutato a raccogliere le mie cose e detto si va a Melegnano.
Quando stavamo per arrivare volevo scendere, ho iniziato a cercare di aprire le sicure, ma queste si sono abbassate. Era una prigione, da una prigione all’ altra. Chino la testa sotto il peso dei farmaci. Mi hanno detto che sono venuti a trovarmi, che mi hanno portato fuori a mangiare qualcosa, gli amici,i miei.
Ma io niente, nero come la pece. Ricordo solo una compagna di sofferenza, una del reparto femminile, perché maschi e femmine quando stanno male devono essere separati. Fumava continuamente sigarette con me nel cortiletto del reparto e mi stava intorno in continuazione.
Quando sono tornato in Toscana con Monica siamo ripassati da Lido di Camaiore. Abbiamo oltrepassato la città, accelerando cosi’ come si supera una malattia.
Accelerando certo, ma con il groppo in gola ci chi ha ancora paura. Non ero ancora abbastanza veloce.Poi sono stato a Melegnano. Quel periodo me lo ricordo, mi ricordo i miei compagni di stanza cosi’ come che alla fine si mangiava bene. Avevo la chitarra con me e i miei compagni di sofferenza che mi dicono “Ah suoni la chitarra ?” Le giornate scandite dai farmaci e dalle visite di parenti e amici,le passeggiate nel cortile dell’ospedale. Sono stato li’ due settimane, avevo fretta di uscire. Avevo fretta di stare bene. Avevo fretta di tornare nel mondo per tornare a fenderlo e attraversarlo. Piu’ veloce del dolore.
India 1998
Su una terrazza di un hotel, rumore di campane uccelli, un lago nello sguardo montagne dietro di lui. E’ quell’ora in cui il cielo scurisce. Le luci delle case brillano e indicano la presenza degli uomini.
Siamo già partiti da Bombay ,abbiamo viaggiato a lungo per arrivare fino a qui in treno: faticoso, sporco. A Mumbay abbiamo visitato il Taj Mahal, ho pensato a Pasolini e alla sua prima notte in India: quella voglia di uscire fuori e prendersi tutto. La stessa, pero’ lei ha paura.Un altro lungo viaggio in autobus, di notte e ora il mio sguardo e sul deserto del Thar.Amarezza: forse è stato un errore essere qui con lei.Sento questa cosa da diversi giorni e ho aspettato a scriverla, perché scriverla fa male, anche se so che la amo.Fuori fa caldo. Abbiamo bisogno di mangiare, riposarci stare tranquilli.
Gli ultimi due giorni frenetici a Udaipur. Festa, riti religiosi che noi non comprendiamo, ma guardiamo affascinati, donne dai vestiti coloratissimi, ghirlande di fiori, trombette assordanti.
L’india rumorosa delle bancarelle e dell’odore di fritto dei cibi poveri e unti è L’india che ci ha fatto scappare da Bombay un po’ frastornati e confusi: è la stessa che abbiamo ritrovato a Udaipur. Abbiamo bisogno di riposarci.
Jasailmer.
Una tranquillità bellissima ci invade e ci scivola dentro. Era tanto tempo che non ero cosi’ presente ai miei occhi. Tempio sul lago, il vento ci sferza dolce e forte. Attraversando il deserto si infrange sulle mura di arenaria rossa.
Jaipur.
Brutta Jaipur, la solita confusione dell’ india, ma con una invadenza piu’ sfacciata. Le solite cose dell’ India senza una cornice che le renda affascinanti. Non si riesce a passeggiare tranquilli:
venditori, bambini che chiedono soldi, tronchi umani su carrellini che mostruosi e deformi ti vengono addosso, donne con in braccio bambini scalzi e sporchi che ti tirano i vestiti eppure bellissimi.
Domani mattina andiamo via. Stasera staremo in albergo a mangiare i dolci e le altre cose che abbiamo comprato in giro. Bello il mercato della frutta i suoi colori e le sue forme. Troppo poco per restare qui.
È la serata giusta per stare tranquilli, intimi.
Oggi abbiamo fatto l’amore per la prima volta.
La senzazione è quella di qualcosa che non passa, è quella di essersene dimenticati. La persona al mio fianco da tre anni ha molto fascino e lo sa esercitare sulle persone, anche su di me lo ha saputo fare. Queste parole sono monche.
Monca parola, dito che non indica, mano che non stringe.
Sentire
Niente.
Kochin
Kerala terra verde di incanto
Grido di muezin che chiama alla preghiera
Fuori piove
M. apre la porta e la pioggia da leggera ha un rumore piu’ forte
La pioggia insiste e ci tiene stretti in una stanza.
Ho il pretesto per scrivere.
In un caffè molto curato visto passeggiando e mi è venuta voglia di sedermi a un tavolo e scrivere.
Oggi abbiamo girato un po’,visto la città ebraica, la sinagoga. La pioggia è arrivata anche su questo quaderno ne ha toccato gli angoli.
I quadri alle pareti color terra, le pareti azzurre, è un azzurro sporco. C’e una ragazza bellissima seduta due tavoli piu’ in la’, capelli neri, occhi azzurri.
Sto bene. stamattina il mio umore aveva la pesantezza del cielo.
Finalmente piu’ leggero ho occhi per guardare le cose.
Il tempo non è molto, tempo tiranno quello che a casa ci manca e cerco di riprendermi qui lontano da casa, da tutto.
In un tempio abbiamo visto le persone con lo sguardo aperto gentili,ci invitavano a stare con loro,
i negozianti che di giorno senza insistenza esponevano la loro merce nel tardo pomeriggio venivano a fumare al tempio dall’ altra parte del lago, lontano dai negozi e dall’unica via su cui si adossa il paese, dove solo le belle persone arrivano, come il baba ha detto
il baba un uomo di cento anni, la tranquillita’ di gesti lenti e conosciuti
Puskhar
città sacra hindu che si affaccia su un lago. Sto bene.
In un tempio abbiamo visto le persone con lo sguardo aperto, gentili ci invitavano a stare con loro.
I negozianti che di giorno senza insistenza esponevano la loro merce nel tardo pomeriggio venivano a fumare al tempio.
Dall’altra parte del lago, lontano dai negozi e dall’unica via su sui si addossa il paese dove” solo le belle persone arrivano”, come ha detto il baba al tempio.
Il baba, un uomo di cento anni, la tranquillità di gesti lenti e conosciuti, due enormi orecchini nel padiglione auricolare e completamente sordo alle cose terrene.
Il nostro albergo dà sul lago. Il frastuono delle musiche e delle danze hindu arrivava fino a noi.
L’eco, lo spazio vuoto del lago.
Mammalapuram: La spiaggia, le barche di legno pieno e duro, qualche incontro e un ozio lento e riposante.
Auroville il ghetto per bianchi poi il Kerala, le lagune attraversate in barca, il verde vivo dei paesaggi che scorrevano lenti, le donne nei campi vestite di accesi colori. Le reti da pesca cinesi.
L’acqua torbida il cielo opaco, il tempo che scorre lento.
Piove. Tranquillamente aspettiamo.
Non ti preoccupare di stare bene.
Fatti scivolare non avere paura delle tue paure ,cadici dentro e scopri che sono una nuvola di polline che si alza al tuo passaggio. Non avere del niente, non avere paura.
Non avere paura di non avere amore.
L’amore verrà
Perché dovrei aspettare di capire quando non c’è niente da capire, perché dovrei aspettare di lasciarmi sfuggire la vita quando questa sta già scivolando via. Ma se io e la vita riuscissimo ad avere la stessa velocità ?
E’ gia passato un anno e ancora non so bene dove sono e perché sono stato male.
So solo che una volta che si è usciti, la cosa piu’ difficile è rientrare.
Dare un posto e un nome a ogni cosa è un processo lungo e difficile come forgiare una chiave di lettura per questa matassa di parole.
Il disperato tentativo di estirpare un malessere e dare forma a un unità di cose e di pensieri.
Nizza 1998
La stanza del mio compagno di viaggio.
Fuori c’è un temporale che ci ha avvisato, minacciato incombente ora è addosso ai muri e ai vetri della stanza e graffia di grandine e pioggia. Rileggo qualche pagina del mio diario e vedo con chiarezza le cose che sento dentro stridere. Ora il tempo di prendersi le cose è in questi giorni che sto vivendo intensi pieni, vivi. Mi sento vivo, presente io, la mia pelle non mi confina piu’ in un corpo che si ripega ,ma vive respira trascolora lo sguardo che si riempe delle cose e le abbraccia e il mio corpo non è piu’ in quell’angusto spazio che la noia , l’abitudine di essere e sentire mi ha dato per lungo tempo.
Chissà se ci pensi alla notte in cui baciandoti rubavo il sapore della tua pelle, l’odore del tuo collo e dei tuoi capelli. Ti sto pensando tanto, scappo qui a Nizza perché so bene che ti voglio e quanto ti voglio. Il tuo stupore di fronte ai miei occhi nudi. La tua pelle che freme, trema è un pensiero che dolce non mi abbandona. O forse è stato solo un errore.
Cos’ è questa cosa che scende e mi graffia come se il dentro mi accarezzasse da fuori ?
Perché dovrei per forza riempire il tempo con cose da fare, non ripetere gli automatismi ?
Una forza che non conoscevo mi spinge. Una fitta cancellatura è segno di bruttura, come il gesto che incede e mai non prosegue.
Ti volti per caso, ti scopri deluso
I giorni al chiuso delle tue cose scrivono pagine
di petali di rose.
Esco e cammino.
La sera mi abbraccia nuda.
La gente le luci lo sguardo trascolora
Il vento si alza e sferza
Il porto è un po’ piu’ in la’
Il faro torna e se ne va
Non riesco piu’ a stare in nessun posto
Il mare mi calma come onda che smussa
Scioglie i pensieri come il tempo la cera
La sera si disegna su un orizzonte che non si staglia
Non voglio piu’ un cuore che invecchia.
1999
7-8 agosto Salento
Dove vorrei essere ?
Quali sguardi vorrei che non ho
Quanto vorrei perdermi nei giorni e non aspettarli
E io sono lontano, lontanissimo da te
Ci aggrappiamo alle poche cose che riusciamo a condividere
Ma sono brevi e si consumano
E il giorno dopo è uguale
19 agosto Salento
Penso a come dare una forma alle mie paure e a perdere i miei confini
M. sei dentro di me
Ma è torbido il mio sguardo. Non cercavo nulla di preciso da questi giorni, forse li ho vissuti male troppo preoccupato a riaquistare una dimensione mia che non trovo ancora. C’è la mia musica piu’ piena e sfumata delle parole che mi impongono l’approssimazione di chi per far trasparire sé stessi perde l’incanto di una senzazione privata.
La musica mi ripega su me stesso e mi mostra tutta l’amarezza che è nella mia carne e dalle vene passa alle dita e diventa suono triste, nostalgia, lontananza perdita sorella che non c’è. Un senso di vita dove quello che vivi è quello che ti prendi e strappi via per colmare quello che non hai piu’.
Scivolo dentro me stesso sempre piu’ e mentre lo faccio mi vedo allontanare dagli altri, ma non c’è lucidità e nitidezza, ma un torpore di un ronzio di giorni senza clamore.
Non devi preoccuparti di stare bene.
23 agosto S.angelo a Scala
Siamo partiti finalmente
E’ stato lungo e difficile, non pensavo che saremmo partiti con la moto che non funzionava, senza un pezzo. I meccanici che non si riuscivano a trovare e il mio compagno di viaggio nervoso. Comunque cosi’ i primi due giorni.
Partiamo lunedi’ verso le sei di sera verso il meccanico da cui usciamo solo alle nove di sera con un pezzo cambiato e il problema risolto.
Siamo stanchi, abbiamo aspettato tutto il pomeriggio che l’officina aprisse. Facciamo pochi km, un giro a Gallipoli poi troviamo una pineta e ci mettiamo a dormire, primo giorno.
Ci svegliamo riposati : sigarette ad Avetrana, colazione a Manduria: passiamo per la strada che sempre facevo da piccolo quando dai sedili posteriori guardavo il paesaggio: Torre san Isidoro, Nardo’ Leverano e Copertino. A Taranto facciamo benzina, nel primo pomeriggio arriviamo a Matera, ci visitiamo la città vecchia, poi proseguiamo e ci troviamo una pineta vicino a un lago.
Ci svegliamo all’alba, partiamo presto: colazione a Potenza, sigarette a Muro Lucano, poi la moto inizia a non andare piu’. Si ferma, si raffredda, riparte e si ferma ancora cosi’ per un ora in cui non riusciamo a percorrere neanche 20 km. Troviamo un meccanico, ci fermiamo. Io sono stanchissimo e mi addormento. Stiamo li’ tre ore.
Il problema scopriamo che era un tubo di gomma che andava al serbatoio che il mio compagno di viaggio ha spostato sistemando il bagaglio. Siamo pronti per partire, ma piove.
Aspettiamo ancora in un bar con una grappa che mi scalda un po’ perché ho preso tantissimo freddo. Ripartiamo felici con il sole che illumina la strada bagnata e l’odore della pioggia che sale dall’ asfalto. Prima che faccia buio troviamo un posto dove dormire.
La sera si mangia, si beve, si suona, stanchissimi andiamo a dormire.
Mattina del quarto giorno
In moto i paesaggi scorrono davanti lo sguardo, uliveti infiniti, tronchi nodosi e viti terra rossa e sterpaglia bionda. I paesini muti, assolati, curiosi gli sguardi mentre noi passiamo.
Sto bene in viaggio, in movimento, sto bene. Lo sguardo si posa, indugia prende, scopre.
Bellissima Matera aggrappata a montagne ispide e dure con le case scavate nella roccia.
9 settembre sottoscala
Ho paura del cambiamento e ho voglia di cambiare. Voglio la mia vita, voglio la tranquillità che deriva dalla coerenza con sé stessi.
Voglio la mia casa, le mie cose. Non voglio piu’ vedere quelle faccie sempre tristi che mi rinfacciano tacitamente qualcosa, la loro sofferenza di padre e madre che deriva dalla figlia che non c’è.
Gli voglio bene, ma ora basta. È ora che inizi a volere piu’ bene a me stesso
20 0ttobre Nizza
un giro al mercato. Fiori, spezie, verdura. Seduto su una panchina in riva al mare, una coppia di sposi viene a fare le foto di rito. C’è qualcosa, un nodo che non si scioglie dentro.
La stessa paura di stare bene. E’ come se lo sguardo non fosse disposto a riempirsi del colore del mare. Solo adesso sento che questo succede, pero’ ho passato due giorni rinchiuso in una bolla di paura , che mi faceva sentire tutto lontano.
Ogni cosa era fuori da me e non risuonava dentro e aggrapparsi di piu’ alle tue cose non serve che a far stridere di piu’ la lontnanza.
Il sole ora mi scalda e sono felice di qualcosa che non si tocca, ma è un trascorrere.
24 marzo a casa di M.
L’amore come scelta e non come capriccio.
Ogni viaggio porta consapevolezza, cambiamento. Pensi sempre che gli anni piu’ belli della tua vita debbano ancora venire.
Kathmandu
Eccomi a k., questa volta non è un viaggio breve, si tratta di mesi e la paura di non farcela è tanta, soprattutto il pensiero cosi’ tanto tempo senza M. è nella sua limpida certezza qualcosa di crudele che punta i fianchi anche se in questi giorni sono stato bene meglio di quanto pensassi.
Eccoci in una casa senza riscaldamento e senza luce. Una nuova dimensione in cui imparare a stare, dove i capricci e i compromessi con sé stessi non sono qualcosa di possibile e praticabile.
Ho paura che una solitudine immensa mi inghiotta, è un pensiero di fondo che prima di partire mi ha ossessionato, cosi’ come il non sapere cosa mi aspettava, non che adesso lo sappia. Ma ho fatto un po’ di giri per la città con guardando ogni cosa. Kathmandu è una città incredibile,mai vista una città cosi’ bella, diversa dalle città indiane che ho visto con M., molto piu’ vivibile e se possibile ancora piu’ suggestiva.
Siamo stati a Suyambonat, il tempio delle scimmie, ed è un posto davvero incredibile arroccato su un monte da cui con lo sguardo si domina tutta la valle di kathmandu.
Sarà un tempo quello da passare qui fatto di poche cose oltre lavorare, leggere, suonare scrivere e tutto senza te accanto.
Butto fuori le mie paure perché buttarle fuori mi fa sentire piu’ leggero.
Ieri siamo arrivati nel primo pomeriggio e la senzazione che avevo addosso era quella del sogno. Come quando sai stai sognando e nel sogno telo dici sapendo che tutto non è reale, ma tutto ugualmente continua.
La casa dove stiamo è abbastanza dimessa, ma è solo per pochi giorni, intanto ne cercheremo un'altra.
Stasera ho provato a suonare, ma il silenzio era un sibilo talmente forte che era come se le dita fossero schiacciate da un peso inconsistente, cosi’ ho preso tutte queste senzazioni e le ho messe su carta e ho lasciato stare la chitarra.
Un piccolo tremore che puntualmente registro per dargli un senso, un valore che altrimenti non avrebbe, scrivere è un atto di purezza verso se stessi che solo quando si é lontani si ha il coraggio di avere .
19 febbraio
Bisognerebbe riuscire a uscire dai meccanismi di cui uno ha bisogno, farla finita con questa storia, offrire, offrirsi, mi sento piccolo rispetto alla mia compagna di viaggio, mi dice implicitamente di darmi da fare, di sbrigarmela. E ha ragione la prima cosa è gestirmi, gestire la solitudine e gli spazi di confronto e non dare la senzazione di averne bisogno. Muoviti, vai dimostra di essere quello che sei. Vai oltre, se vai oltre cosa vedi ? Cosa vuol dire oltre ?
1 marzo
Il vizio dei filosofi, trasformare un intuizione in metodo.
La vita cos’è ? è cosi’, andare avanti non con uno scopo preciso se non quello di andare avanti.
Le difficoltà ci sono anche nelle giornate piene eppure rilassate, come oggi, non riesco a non sentire la mancanza delle cose. Eppure inizio a pensare che a volte sono anche un po’ io che non ho la forza di trovare la bellezza nelle cose, non la emano, non ancora, ma la cerco intorno, e non la trovo.
A volte la solitudine è piu’ piacevole di una mezza compagnia.
16 marzo
C’è il temporale fuori ed è bello scrivere. Va via la luce poi ritorna.
La pioggia va come a ondate, cresce e abbozza un tuono poi si calma e si attutisce.
Qualche clacson e il cigolare di ingombranti mezzi pesanti nella stradina piu’ in là.
Pokhara, città su un lago bellissimo, piatto, specchio dell’Annapurna che si alza maestoso alle sue spalle.
12 aprile
Quello delle mie cose è stato un qualcosa che ho avuto modo di vivermi e sperimentarmi nell’ultimo periodo. E ho trovato cose preziose dentro di me, ma anche tanta oscurità a volte paura, incertezza. La solitudine piu’ ostile che ho sperimentato è quella dello stare in mezzo a persone che non mi corrispondono, cosi’ diverse, altre. Quello che ho imparato è il cogliere nelle persone ogni spazio di possibile vicinanza, qualcosa che nasce da una acquisita disponibilità all’incontro, dall’umano bisogno dell’uomo di avere a che fare con l’uomo.
Mi accorgo all’improvviso che il ritorno è vicino e non so misurare quanto sono cambiato in questo tempo in Nepal.
Nella mia vita di sempre ritrovero’ lo spazio e la misura del cambiamento ? Non ho scritto molto dei posti, perché questo l’ho scritto alle persone importanti, nel tentativo di dargli pezzi di me, sfilacciati, ma miei.
Oscillazioni tra la felicità e la tristezza scandiscono il ritmo di giorni passati in fondo veloci, eppure il tempo non riesce ad avere una direzione univoca, a volte sembra un attimo altre una storia lunga pagine e pagine. E quelle che sono qui ne sono solo una parte, che tutto è andato cosi’ veloce e il tempo di raccogliere parole è stato poco. Poco gentile con me, a volte brusco nei passaggi, ma necessario.
Penso a tutti i viaggi e ai vagabondaggi a cui piace dedicarmi. Le persone . Tutte le persone che ho incontrato, conosciuto, alcune già importanti, altre semplici corollari delle situazioni e dei posti.
Io
Mascia la mia parte mancante
17 aprile
Il giorno prima di tornare a casa. Sarebbe potuto essere qualcosa di bellissimo respirare questi momenti e invece qualcosa mi perseguita e accade nel momento piu’ sbagliato in cui poteva accadere. Io ho le mie responsabilità in questo, una pesante leggerezza nel sapore di poterne sempre uscire non menomati mi salva. Quando paghero’ tutti i miei errori ? Quando lo vorro’ veramente forse.
Pietra ligure 13-14 luglio 2006
Cosa bisogna fare per esistere. E perché preoccuparsi di farsi accettare dagli altri quando questi sono stupidamente normali. Mi sto affezionando a quello che mi è successo, mi sembra qualcosa di prezioso e fecondo.
Non ti diro’ mai tutto fino in fondo M. perché fino in fondo non c’è niente che si possa spiegare, tantomeno un malessere o una condizione esistenziale. Pero’ tu sei intelligente e sensibile e purtroppo per me capisci tutto.
Dalla mia stanza si vede il paese , il mare.
Non abbandonarti alla viltà della vita. Anche se questa sa essere veramente cosi’
La sera passeggiata solitaria in riva al mare ligure. Pensieri, parole che ristagnano, una doppia pulsione, di violenza di vita e di pace con sé stessi, un sorrisetto psichiatrico di chi sta in mezzo e sente la follia come forma di convivenza dei due istinti, perché di istinti si tratta.
Una cosi’ forte carica di vita che deve trovare un modo di dispiegrsi, che non puo’ essere solo la scrittura, ma una tensione verso qualcosa.
Tutte le mattine mi sveglio, vedo mio padre affacciato al balcone , chissà cosa pensa, a quella figlia e a quella fuga nella morte. E io ho un brivido, forte prolungato, che mi ricorda quanto è preziosa la vita.
Oggi viene M. a prendermi si va in Toscana.
Passando per Lido di Camaiore.
Suonala un po’ piu’ jazz per favore.
21 aprile 2003 in traghetto verso Pathnos Grecia
Angoscia, tanta angoscia. Paura che tutto crolli e a tratti speranza che tutto crolli, non so se ce la faro’ a tenere insieme tutti i pezzi. Ho una senzazione che assomiglia al disintegrarsi. Dolore da tutte e due le parti e se cosi’ fosse come farei a spiegarglielo. Lacrime, tante lacrime causate da me, che mi scivolano fuori e non so cosa fare.
Forse l’unica cosa che posso fare e sospendere i pensieri, ma questi vanno da soli. Vedo M. rabbuiarsi negli occhi e non ho il coraggio di guardarla. Questa volta di diverso c’è che ho tirato fuori il torbido, ma forse non perché abbia piu’ coraggio, solo perché non riuscivo a tenermi tutto dentro, anche in questo egoista. Eppure lei si siede accanto a me. Quale amore malato ci unisce e ci tiene ancora insieme. Eppure amore. Quali malattie complementari nella loro assurdità ci legano in un vincolo ?
E poi c’è l’assurdità del dividersi in tempi luoghi e persone. C’è il tempo della solitudine e poi forse ancora quello dell’amore. E lei ha tutta questa vita dentro e mi fa stare bene.
Scivolo sul mare di Grecia con una matassa di pensieri che nasconde nodi grumosi e antichi.
Piango M. e un dolore sopito di 17 anni. E penso che non so neanche quando è morta e che non mi ricordo neanche quando è stata l’ultima volta che ho visitato la sua casa.
26 aprile casa di M.
Eccomi nella casa di Mascia, la donna a cui ho tanto pensato, la donna a cui ho tanto pensato la sto perdendo e per sempre. Sento che è cosi’ e inconsciamente l’ho voluto. Mi sento un estraneo tra le mie cose,le persone che mi vogliono bene e che vorrebbero vedermi felice.
Quando non e’ piu’ una sola donna a essere depositaria dei tuoi pensieri e’ difficile trovare una continuita’ esistenziale.
Perche’ tutte le altre persone ti frantumano ti fanno a perzzi nel bene nel male. Si deve essere davvero stupidi a perdere certe occasioni:e cosi’ come nei momenti piu’ critici della mia vita mi ritrovo a scrivere..e c’e una certa esigenza di fissare tutto perche inizia a esssere una storia davvero complicata e molto lunga.
Ci mancava Amanda..io pensavo ancora ad Marina e alla Palestina, lo slancio era quello e invece in Giordania lo slancio si e’ infranto e non c’e piu’ continuita’, lo slancio si e’ infranto, non resta che continuare a vivere e a sperare che dio ce la mandi buona…
In Giordania troppo en…solo il nome mi fa venire lo schifo..e non ho voglia di attaccarmi alla malattia come a un capro espiatotorio o di evidenziarla sulla pagina, ma semplicemente di scriverla per dargli un posto e un ordine..
Nizza
E alla fine qualunque cosa si dica c’e sempre qualcosa che non torna, ma io dove sono finito ? e lo psichiatra chissa’ cosa ne pensa della mia situazione.
Io, io non ci capsico piu’ niente…buttare giu’ i pensieri cosi’ come vengono, non dargli forma ne ‘ ragione, intanto la scrittura si arrotonda e si fa meno sfuggente e io forse per fortuna inizio a essere stanco di non fare niente. Ma la vita e’ una follia ?inizia a sembrarmi di si’ e non c’e modo di trovare un centro…
Vabbe’ mi metto a suonare un po’. Fa un po’ tristezza pensare che l’unica compagnia vera sia quella di un pezzo di carta perche’ quella rimane, mentre basta distrarsi un attimo e si sogna qualcoasa di pazzesco che distoglie dalla realta’. E la ragione si da’ ai pazzi, ma io non ho ragione, ho torto. Perche’ ho ragione.
E alla fine davvero questa vita inizia a diventare una trappola come lei diceva perche’ non piu’ soltanto la tua storia personale, ma anche un confrontarsi con gli altri rispetto a questo storia o meglio un intromettersi di psichiatri ufficiali, un avvicinarsi di psicologhe amiche, un abuso di sostanze, un problema di lingua e un bisogno d’amore…diceva che non sarei mai diventato un bravo chitarrista perche’ in fondo lo ero gia’ stato..non mi ricordo dove..
Non per la cosa in se’ per se’ma rispetto a una via di fuga o a un modo di porsi sempre comunque rispetto a non lo so, rispetto agli uni e agli altri.
E c’e una certa esigenza di fissare tutto perche inizia a esssere una storia davvero complicata e molto lunga.
Ci mancava Amand, la capoprogetto di Amman: io pensavo ancora ad Marina e alla Palestina, lo slancio era quello e invece in Giordania lo slancio si e’ infranto e non c’e piu’ continuita’, lo slancio si e’ infranto, non resta che continuare a vivere e a sperare che Dio disegni per noi, cose migliori.
In Giordania troppo EN, solo il nome mi fa venire lo schifo, mi hanno imbottito di EN e non ho voglia di attaccarmi alla malattia come a un capro espiatotorio o di evidenziarla sulla pagina, ma semplicemente di scriverla per dargli un posto e un ordine..
Nizza
E alla fine qualunque cosa si dica c’e sempre qualcosa che non torna, ma io dove sono finito ? e lo psichiatra chissa’ cosa ne pensa della mia situazione.
Io, io non ci capisco piu’ niente, buttare giu’ i pensieri cosi’ come vengono, non dargli forma ne ‘ ragione, intanto la scrittura si arrotonda e si fa meno sfuggente e io forse per fortuna inizio a essere stanco di non fare niente. Ma la vita e’ una follia? Inizia a sembrarmi di si’ e non c’e modo di trovare un centro.
Vabbe’ mi metto a suonare un po’. Fa un po’ tristezza pensare che l’unica compagnia vera sia quella di un pezzo di carta perche’ quella rimane, mentre basta distrarsi un attimo e si sogna qualcoasa di pazzesco che distoglie dalla realta’. E la ragione si da’ ai pazzi, ma io non ho ragione, ho torto. Perche’ ho ragione.
E alla fine davvero questa vita inizia a diventare una trappola come lei diceva perche’ non piu’ soltanto la tua storia personale, ma anche un confrontarsi con gli altri rispetto a questo storia o meglio un intromettersi di psichiatri ufficiali, un avvicinarsi di psicologhe amiche, un abuso di sostanze, un problema di lingua e un bisogno d’amore…diceva che non sarei mai diventato un bravo chitarrista perche’ in fondo lo ero gia’ stato..non mi ricordo dove..
Non per la cosa in se’ per se’ma rispetto a una via di fuga o a un modo di porsi sempre comunque rispetto agli uni e agli altri…
E' sabato pomeriggio e la giornata non sembra dire nulla di particolare. Dormo nel pomeriggio e mi sveglio un pò tardi. Abbastanza svogliato, li sento al Saloon qui sotto fare festa. La musica va, ma dopo un pò si affievolisce e scompare del tutto. Dormo per molti giorni poi compare Eleonora e sta qui un paio di giorni in cui fumiamo crack e sembra andare tutto bene , ma in realtà non stiamo bene affatto. Almeno io non sto bene con lai, che è arrogante , persuntuosa, pretenziosa. Un pò come tutte le donne, ma lei è peggio delle altre. Peggio persino di Cloud. Dell'odiata Cloud che mi ha usato come se fossi un pezzo di carne da spolpare fino all'osso, fino a rodergli l'anima. Per fortuna Eleonora va via e io mi sento meglio, ci metto un paio di giorni e poi ritorno a scrivere. Anche Eleonora mi fa perdere molto tempo e molte energie e quindi decido di eliminarla dalla mia vita. Odio tutto ciò che mi soffoca, che mi opprime, che mi rende schiavo delle persone. Odio la mia psichiatra che se potessi la ucciderei, da quanto e' stupida e inutile. Ma forse , forse riesco a liberarmene. Sergio si è rivelato qualcosa di piu' di quello che credevo, mi sta realmente dando una mano, anche se non come vorrei io. Trascorrono alcune notti, alcune pesanti e difficili in cui mi sveglio sempre piuttosto nervoso. Mado dei messaggi di odio alla mia psichiatra che se li merita tutti. E' una persona pedante, persecutoria, fissa mei suoi stupidi sche mi mentali che non vuole cambiare in alcun modo, indipendentemente da chi si trova di fronte. La mia vita dopo anni di sali e scendi sembra stia trovando una sua armonia, o forse armonia è troppo, diciamo un suo equilibrio. Sembra di essere tornati a vent'anni fa quando tutto doveva cominciare. Ho sognato Cloud stanotte, era un po' piu' grossa di quanto non sia in realtà e sembrava fosse in cinta. Aveva un bel vestito rosso sgargiante e aveva cambiato numero di telefono per non essere disturbata da me, che volevo sempre sentire la sua voce.Nel sogno, saputo che aveva cambiato numero di telefono, ho uno scatto improvviso e mi sveglio, col bisogno di fumarmi una sigaretta. Sigaretta, caffè ed eccomi qui a scrivere. Di lei come al solito. Di lei che mi ha trattato male, come si tratta un amante a cui non ci si vuole legare troppo, perchè lei già sapeva che sarebbe finita. Io no, non lo sapevo, non lo volevo, io volevo lei. Era lei che non voleva veramente me e questa cosa fa un pò male, un pò tanto. Tutte le mie donne mi hanno abbandonato per strada, chi per un motivo chi per un altro. Non esiste la ragione o il torto in queste cose, ma soltanto l'evidenza dei fatti, la pregnanza di quello che succede tra due persone. Sento che non riesco piu' a scrivere come prima: diverse sensazioni, diverse cose mi attraversano la mente ed è difficile liberarsi da certi pensieri ricorrenti. Mi viene in mente Willliam, il tanto bistrattato William che quando lui viveva da suoi, e io dai miei in Via Europa eravamo in due palazzi uno di fronte all'altro. Chissà se lui avrà assistito alla scena di mia sorella, o sicuramente avrà sentito il trambusto che ne sarebbe derivato dopo. E' tempo di bilanci i 50 anni si avvicinano. Ho avuto una vita abbastanza intensa, non come avrei voluto io sopratutto fino ai trenta , fino al ricovero. Poi gli psichiatri, gli psicologi e i farmaci mi hanno lentamente spento fino ad arrivare a questa calma piatta a questa incapacità di qualsiasi cambiamento nella mia vita. Mascia , sottotraccia è sempre presente nella mia vita, ma è la cosa che mi tira più giu' di tutte. C'è stato un periodo, appena ci siamo lasciati e in cui lei stava con il suo ennesimo fidanzato, che è stato molto difficile, doloroso e duro. Lei felice e spensierata a piedi scalzi sul terrazzo, nella casa che avevamo costruito assieme, con il suo nuovo fidanzato e io a San Giuliano città ostile e drogata fino allle ossa. Attraverso i suoi bar, le sue risse, le botte che ho preso, quelle poche che ho dato. Non è stata una bella vita, non lo è stata decisamente. Diciamo che dal 2008 al 2012 sono stati quattro anni terribili, in cui scappavo di casa, facevo vita di strada andavo a dormire nelle stazioni, prendevo treni a caso che mi portavano chissà dove. Sporcizia, mozziconi di sigaretta, cibo elemosinato. Non sono piu' arrabbiato, sono solo molto triste per come le cose sono andate e guardate non c'è peggior tristezza di chi un tempo ha conosciuto la felicità, senza accorgersene. E che poi ha perso tutto, con scarsa intelligenza, scarso senso pratico. Se fossi stato un pò piu' intelligente e meno emotivo avrei lasciato Mascia per Antonella, probabilmente non avrei finito l'Università, non sarei andato in Nepal, in Palestina e la mia vita sarebbe stata un pò piuì lineare. Ma io non sono una persona così furba , nè tantomeno intelligente. Questo è quello che ho dimostrato nella vita. Ora sono qui a San Giuliano che non sono piu' in grado di guardare in faccia la realtà delle cose. Non riesco neppure a scrivere come prima e non ho piu' voglia nè energie di cambiare la mia vita. Mi manca lo spunto, l'intuizione giusta, la fortuna di uno slancio ben riuscito. Mi manca l'impeto di vita di un tempo, spento dai farmaci, mi manca mia sorella che chiede vendetta per la sua vita e che un giorno a questo punto non troppo lontano spero di ritrovare. Dormo il piu' possibile in questo periodo per due ragioni: da un lato per passareun tempo che non mi piace come scorre nella mia vita: dall'altro perchè nel sonno ritrovo luoghi e situazioni che pensavo fossero perdute per sempre. Case in cui ho abitato, situazioni che ho vissuto, persone che non vedo piu' da anni, donne scomparse dalla mia vita.
Eleonora gravita attorno, ancora a questa casa, come una prostituta che vende il suo corpo in cambio di cocaina. Un tempo questo mondo un pò underground di San Giuliano mi affascinava un pò, venendo io diciamo dai piani alti, ora mi sembra tutto veramente insulso e degradante. Devo trovare delle vie di fuga: in primis evitare queste persone e poi cercare di costruirmi qualcosa di piu' vero e onesto che questi pomeriggi trascorsi in balia di questi personaggi. Eleonora conosce tutta San Giuliano, arabi compresi e con tutti quelli che conosce ci ha fatto sesso. Tutti la conoscono come una puttana cocainomane. Ed è degradante per me pure stare a scrivere questo ed essere in parte coinvolti in questa storia. Io ho voglia di stare con i miei, stare con loro nella maniera migliore possibile, perchè sono gli ultimi anni che starò con loro e dopo, dopo si vedrà. Dopo ci sarà mio fratello spero, dopo sarà tutto piu' difficile credo, la vita in generale. I miei mi proteggono in qualche modo, anche se non sempre ho accettato la loro protezione. Ho commesso degli errori stupidi e loro hanno lasciato che li commetessi, non perchè lo volevano, ma perchè era giusto così. Era giusto secondo loro che commetessi i miei sbagli. Eleonora dovrebbe passare di qui stamattina e io non ne ho voglia. DEve riprendersi giacca e carta di identità che ha dimenticato qui. E' proprio una donna senza futuro, senza storia, senza niente. Anzi una storia ce l'ha, ma è una storia triste, una storia da scantinato ed eroina. Poi fa sempre la vittima in tutte le occasioni e questa cosa di lei non mi piace. Come Anna, di cui ho già parlato, è vittima della sua stessa esistenza, dei suoi stessi giorni, del suo lento apparire e scomparire dalla sua vita. Un altro mattina in cui non sarò libero di fare quello che voglio mi aspetta. Dopo averla tenuta qui per qualche giorno sono già stufo, stanco di lei e bisognoso di stare da solo. Anzi con i miei.
La notte svanisce con il suo mantello assente di stelle, notte scura e cielo plumbeo milanese e arriva l'alba. C'è un bel sole che illumina finalmente questo giorno della mia vita. Eleonora ha telefonato e non verrà oggi e io non posso che essere felice di questo. La giornata mi sembra piu' libera , piu' aperta come mi sento io in questo momento. E' bello sentirsi bene, in pace con se' stessi e con gli altri, è una sensazione che non provavo da molto tempo. Tutto ciò che di brutto ho scritto sul mio amico Burgos deve essere rivisto: Burgos, il mio migliore amico, compagno di viaggi, non si meritava tutte quelle parole di odio. Altre persone sì, ancora non riesco a perdonare quei tipi di donne che , come Alessandra, hanno inciso così tanto e così pesantemente sul mio percorso. Io ho attraversato il buio, caro Burgos, il buio più totale, un buio durato troppi anni, tanto che ora conto quelli che mi restano da vivere e che voglio vivere felicemente. Inizio a disegnare traiettorie mentali che mi portino non solo a una fine felice e decorosa, ma anche a vivere giorni pieni e felici. Ringrazio il mio cuore per questo, ringrazio le persone che nonostante tutto mi sono state vicine, come la mia famiglia, come Burgos, Antonio e qualche altro. Anche con Eleonora ho scambiato delle belle parole di vita, tra una fumata e l'altra, ma poi è venuto fuori il suo lato predatorio il suo essere donna nella accezzione più brutta del termine. Il pretendere, il vendersi e il drogarsi continuamente. In questo periodo ce l'ho in particolare con Alessandra, il mio cuore non riesce a essere sgombro di nubi per lei. In fondo è colpa sua se le cose sono andate in un certo modo. Essere tradito alla prima storia d'amore è stata sicuramente una matrice che mi ha instradato nella relazione con Mascia, che io lo so che mi amava e mi amava veramente, di un amore giovanile, puro, mai nessuna donna come lei. Ma io la tradivo complice di questa matrice, di questo amaro ricordo che Alessandra mi aveva lasciato. Pensavo che le donne fossero tutte false come lei, ma in realtà non è così. Le donne bisogna capirle e e amarle e questo richiede una buona doe di coraggio e pazienza spesso. Non ne sono stato sempre capace e questo dipende dal fatto che sto fondamentalmente male e le donne le uso per soddisfarmi e compiacermi. Ma nessuna donna è disposta a stare a questo gioco per troppo tempo. Il cielo è azzurro, di un azzurro pieno e vivace e le case in mattoni antistanti la mia sembrano quasi fare parte del paesaggio.
Comunque tornando a te, caro Burgos, che eri sempre con me, la malattia ci ha allontanato per quindici lunghi anni e chissà come sei cambiato dai tempi di Nizza, dove tra un bistrot, il lungomare e l'onnipresente tabaccheria per me ci ritrovavamo per le strade a fare gli idioti, oppure in spiaggia a suonare, a parlare, con Barbara e Mascia che ci aspettavano a casa, parlando, cucinando e facendosi belle per noi. Regnava un armonia sovrana in quei tempi lontani e andati. Un armonia durata anni, che si è un pò anche consumata sia per me, ma anche per te credo. Perchè vedere il tuo migliore amico in quelle condizioni non deve essere stato piacevole. Anzi credo molto doloroso, perchè ti rivolgevo anche parole d'odio e invettive che non ti meritavi. Io pensavo che fossi anche tu un mio carnefice, ma mi sbagliavo, i nemici, se esistono sono altri. Siamo noi stessi per primi i nemici di noi stessi. Le nostre paure, le nostre angoscie, possono essere tutte riassorbite da un Io che può essere superiore alle cose terrene e che le contempla e contemplandole le distrugge, le riassorbe, le trasforma. Ho pensato troppo al sesso in questi anni,ho speso a suon di 30 euro alla volta, migliaia di euro con queste maledette puttane cinesi che sono pure brave nel fare il loro lavoro. Però non tornerei mai indietro, rifarei quello che ho fatto perchè ne avevo bisogno. Anche quando ero ad Amsterdam con Juner sono andato a puttane nel quartiere a luci rosse, dove vagavo con i miei50 euro in tasca, dopo essere passato dal coffee shop a prendere un paio di grammi d'erba. Questa è la vita sessuale che ho avuto dopo Cloud. Non so cosa abbia fatto lei, ma lo immagino. LIberatasi del suo fidanzato storico, anche troppo storico, liberatesi di me, di cui pure si era inizialmente invaghita, si sarà data alla pazza gioia. Ma sento che anche gli strascichi di odio e di vendetta nei suoi confronti stanno venendo meno. E' il segno di qualcosa, è il segno del fatto che finalmente sto un pò meglio.
Poi una nuvola passa, passa all'orizzonte, una nuvola scura. E' quella del vuoto che mi emana questa casa una volta che l'ho pulita, lucidata e messa in ordine. In generale è il vuoto della mia vita attuale che mi lascia quantomeno perplesso. C'è un bel sole sì, ma è fuori, fuori da me, fuori da questa vita, nella città che non mi corrisponde.Konstant è a Madrid, stavo pensando a lui in questo momento , dopo un lungo vagare ha messo radici lì. Fuma erba tutto il giorno e al momento non lavora. Ha una fidanzata che fa la badante ed è Ecuadoregna e molto più giovane di lui.Lui ci sa fare con le donne, mica come me. Le porta in albergo, se le scopa e le fa sentire regine. Io non riesco a conquistare nessuna e non sento il bisogno di conquistare nessuna. Nessuna mi sembra mai alla mia altezza, o per bellezza, o per intelligenza. Le donne che sono seguite dal CPS è meglio lasciarle perdere. Mi è bastata la lancinante esperienza con Anna per capire che non c'è possibilità di unione fra due anime malate. Eppure Antonio, uno dei pochi del CPS che è mio amico, e che non a caso lavora e sta discretamente bene, sta con una ragazza che è invalida anche lei a livello psichico. Eppure dice che stanno bene insieme e che si amano. E mentre prima parlava di fare sesso con lei, ora parla di una fusione più intima, del fare l'amore. Io saranno vent'anni che non faccio l'amore con una donna, dai tempi di Monica e anche lì spesso scivolavamo nel sesso spinto. E' una storia vecchia, ha ragione Monica, è una storia che non vale niente, che ha significato tanto, ma perchè legata a un momento delicato. Quello del mio post ricovero, gli anni dal 2005 al 2007 li ho trascorsi con lei. Ma ho subito anche atti violenti da lei e questo non posso dimenticarlo. Ma devo lasciare che la rabbia, mi scivoli via di dosso, devo lasciare che il Tempo faccia il suo dovere e non devo contrastarlo ostinatamente.
Mia madre è una donna dolcissima e mio padre, quando non è arrabbiato(talvolta capita, ma molto meno che molti anni fa) è un padre premuroso, fin troppo attento in certi casi, un pò meno in certi altri. Konstant il padre non ce l'ha piu' e si vede da come si muove in giro per il mondo, per l'autonomia che ha nei confronti della vita, per tutto quello che sa fare e che ha saputo fare nella sua vita. Ha vissuto con me un anno Konstant, il primo anno che sono entrato in questa casa. E' stato un anno piacevole, bello, denso di cui non riesco ad avere particolari ricordi se non le infinite canne che ci facevamo e la pentola con il vin brulè dentro, sempre caldo, sempre pronto. Grande amico Konstant, anche lui mi considera un grande amico anche se talvolta ho dovuto mettere un pò di distanze perchè mi sembrava troppo invadente. Memorabile fu il capodanno 2015, con tutti i suoi amici rumeni, tutti in cerchio, la cocaina in mezzo su un tavolino di vetro. E poi canne e il solito vin brulè, oltre le birre. Eravamo più di una quindicina quel capodanno e fu lì che conobbi meglio Stefan, miglior amico di Konstant. Che ora è un pò cambiato col tempo e si è un pò dato una calmata, mentre prima era il più attivo sul fronte della cocaina ed era quello che faceva le canne più grosse. A vederla così, sembra una vita spensierata. Ma non lo è affatto. Perchè la gente quando è alterata puo' diventare pericolosa e tu sei a casa tua che devi gestire tutto. Anche, anzi, sopratutto le persone che stanno lì con te in quel momento. Ho avuto paura in certi momenti e in certe situazioni, paura che le cose mi sfuggissero di mano, ma come un bravo presentatore di scena sapevo manovrare sempre i miei attori come meglio volevo. Qualcuno sfuggiva dal copione certo, ma l'importante è che rimanesse nelle righe. Konstant ha un amore per le piccole cose, per le piante, per la vita che finalmente mi sta insegnando. O meglio ha sempre provato a passarmi certi concetti di vita, ma io ero piuttosto restio e sulle mie. Bisogna stare bene per amare la vita in ogni sua sfaccettatura. Bisogna saper amare prima di tutto sè stessi per poter amare gli altri. Sento di riscoprire, attraverso la pratica delle droghe dei concetti molto cristiani dell'Esistenza come l'amore, la pace, la fraternità. Sapete che per due mesi, nel mio periodo peggiore, sono stato in un monastero francescano verso Brescia in cui leggevo Sant'Agostino, non pregavo mai ed ero lì fondamentalmente a fare niente. Ogni tanto suonavo l'organo. Ma vi siete mai svegliati in un monastero nel cuore della notte? E' una esperienza terribile perchè le stanze sono al primo piano e la cucina (metti che venga voglia di bere un bicchiere d'acqua) è al piano inferiore. Devi scendere lente scale di marmo scolpito e attraversare un corridoio buio, lungo e ispido. Di notte, senza l'allegra compagnia dei frati, non sembra che Dio abiti quei luoghi. E io avevo paura e quindi mi chiudevo nella mia stanza e riemergevo il giorno dopo. Dalla mia piccola finestra si poteva poi contemplare anche l'alba, che rischiiarava il mattino con il suo canto di uccelli.
Oggi giornata abbastanza piatta, ci sono dei momenti in cui vorrei finisse tutto il prima possibile. I problemi economici, i genitori che invecchiano, la malattia, la defezione dei miei amici più importanti che scompaiono nel momento in cui ho più bisogno. Io voglio bene a Burgos, ma quando lo sento, sento una freddezza che mi gela il sangue. E' tutto finito caro Burgos, la nostra storia, la nostra amicizia. Tu probabilmente non hai bisogno di me, quanto io ho bisogno di te. Mi manca una spalla su cui piangere, e tu non vuoi che io pianga: a te va tutto bene nella vita, non si sa quanto per merito tuo o quanto per la Fortuna che ti contraddistingue. La tua avidità di felicità divora ogni cosa, anche gli altri vengono distrutti dal tuo bisogno di essere non felice, ma il più felice tra tutti. Nessuno mi considera più e tutti aspettano la mia morte per poter festeggiare, la liberazione da un inutile ingombro. Sono qualcosa di inutile ormai per molte persone: per tutta quella cerchia di amici che hanno digerito merda nei miei anni migliori e che non vedevano l'ora di farmele pagare tutte. Dicevo oggi giornata abbastanza piatta: ho dormito, mangiato e stasera vedrò Antonio. La gente si organizza, la gente vive, la gente respira profondamente. Solo io ho l'impressione di aver smesso di vivere. Chissà a quali lidi di rovina mi porterà questa vita, lidi che non ho ancora toccato. A me sembra di aver già toccato il fondo, ma non c'è profondità peggiore di un buio pesto che non lascia scampo. Le persone mi hanno usato, mi hanno usato per tutta la vita. Finiti i soldi, svanito il fascino, smorta la bellezza giovanile se ne sono andati tutti. Nessuno ha capito in che particolare momento della vita sono. Nessuno ha capito che gli argini si sono rotti e che le acque fluiscono copiose nei miei sguardi di lacrime. E' tutto sempre piu' difficile. Giorno dopo giorno sento la Fine avvicinarsi, non la fine dei miei giorni, ma la fine del mio essere. Lentamente gli attori scompaiono e rimango solo io sulla scena nudo e inerme. Niente anche le luci si spengono, l'ultimo spettatore se ne va sbadigliando. Sono tutti felici della mia rovina o semplicemente infastiditi da così tanto dolore. Non è umano sopportare così tanto dolore e forse nessuno puo' capire cosa vuol dire assistere al suicidio di una sorella.
Anche Matteo, cattivo profeta in patria di sè stesso, ha trovato in Brasile il mare e le onde che cercava. Le onde del finto impegno letterario di chi ha gioco facile a descrivere quello che semplicemente vede in un gioco facile facile, quello dell'emigrato che ha messo tutto in discussione (che cosa poi? Una vita di merda, perchè Matteo prima di partire conduceva soltanto una vita di merda) per qualcosa di migliore. Una mossa disperata che gli è riuscita bene. Ma con tutti i soldi che ha non poteva che andargli bene, o quantomeno sarebbe difficile che gli fosse andata male. E io? Io sono stanco, fra poco è ora di cena e Erika è sempre più felice e vincitrice in questa lotta per una porzione di sole. Ma io spero in Dio. Non mi resta che sperare che dopo la mia morte ci sia qualcosa di migliore di questa vita crudele e assassina. Vorrei parlare di cose diverse di quelle di cui parlo sempre, di persone diverse e non sempre Burgos che è fortunato e viziato, Matteo che è pieno di soldi e ce l'ha fatta, Erika che ride felice della mia rovina sollevando in alto un calice di vino dei suoi vitigni. Non sono invidioso dei soldi, almeno non è quella la questione piu' importante, ma della felicità che per queste persone da questi ne derivano. Io davo più importanza all'Amore, all' Amicizia, a valori etici insomma. Ma qui è una guerra, caro Dio, dove il più debole soccombe sotto i colpi del più forte. E io sto soccombendo sempre di più giorno dopo giorno. Io ci sono stato in Brasile a trovare Matteo, ma mi ha accolto in malo modo, anzi mi aveva anche accolto bene, ma poi Monica si è è sentita in dovere di intervenire e influenzarlo verso una cattiva presentazione di me stesso. Rimane Fritz, che forse è l'amico unico e vero che mi è rimasto, ma anche con lui i rapporti sono difficili e quindi ci teniamo a distanza, ma almeno ci vogliamo bene. Ci rispettiamo, almeno io, nei miei rari momenti di lucidità lo rispetto. Fritz quanti ricordi della nostra adolescenza e pre-adolescenza spazzati via dal dolore, il mio attuale. Tu probabilmente ti ricordi tutto o qualcosa in più di me se ancora ci dai peso a questi ricordi. Anche Fritz si è dovuto riscattare da una storia difficile. Ce l'ha fatta, anche io ce la stavo facendo. Ce la stavo facendo. Nonostante la mia storia, nonostante Mascia-Erika e tutto il resto.
Antonio non è venuto a trovarmi. Non ha nemmeno chiamato. Ma non è importante, io tanto mi ero addormentato. C'è una partita in Tv, ne seguo il finale: Italia-Macedonia del Nord finisce 5 a 2. Rispetto ai sentimenti negativi del pomeriggio, dopo avere dormito un paio d'ore dopo cena, inconsapevolmente, mi ritrovo in uno stato di sentimenti positivi. La situazione non è cambiata, non è cambiato nulla: Burgos è sempre il solito, Matteo è il solito sporco ruffiano, e Monica la stupida puttana intellettualistica, o presunta tale. Sono questi i personaggi principali di questo racconto-romanzo insieme a Mascia- Erika la donna storica di Andrea Scarano, la donna del Grande Tradimento, dall'amore facile a prima vista, quella che decide di amare a seconda delle sue voglie e del conto in banca del proprio uomo. Così le suggeriva la madre, altra contabile dell'amore. La madre di Mascia aveva un ristorante a Varzi , in cui ho mangiato pure io e cucinava benissimo: roba di classe tomini di formaggio, alici tartufate, ravioli di tutti i tipi e poi altre delizie che non ricordo. Mi sembrava mi volesse bene la madre di Mascia, diceva che ero proprio un bel ragazzo, un pò indisciplinato e fedifrago, ma pur sempre un bel ragazzo. In effetti ero giovane, bello e vigoroso. Mi accorgo che dico sempre le stesse cose e che racconto sempre le stesse storie. Ma la mia storia con questi personaggi è questa. Loro avranno avuto un evoluzione sicuramente, che io non conosco, parlo sopratutto di Mascia di cui so poco o nulla e per interposta persona. So che di nuovo nella sua vita c'è stato il trasferimento a Varzi, vicino ai suoi, che ha avuto un figlio e io che vorrei scrivere di cose diverse da questa storia, da queste storie, ma non ci riesco. Non riesco ad andare oltre alla mia esperienza, alle mie esperienze che sono sempre piu' rade, sempre meno sostanziali e sempre piu' riflessive. Vorrei, ma non posso, volare ancora alto, ma vedo l'inizio, anzi siamo già oltre l'inizio della discesa, del declivio e di me non rimarrà nulla se non un mare di parole, parole forse inutili.
Notte abbastanza tranquilla. Sogno nell'ordine di baciarcmi la donna di Jim e poi io & mio padre che ritroviamo una vecchia chitarra in soffitta di cui ci sono da cambiare soltanto le chiavi. Una chitarra nera. Quando abitavo ancora dai miei qui a San Giuliano in quell'orribile appartamento avevo comprato una chitarra tutta nera bellissima, poi la buttai, non so perchè, ma funzionava benissimo. Sogno di baciare donne. Non è la prima notte che mi capita. E l'ira di Jim era evidente. La sua ragazza è una bionda tutta magrolina, bionda e dal seno piccolo, ma molto carina. Sono le 4e30 del mattino, fuori è ancora buio e io sono ben sveglio. Sveglio e abbastanza riposato. Strano che ieri Antonio non ha nemmeno avvisato per dire che non venisse. Antonio è un tipo molto particolare, alto, robusto, con i capelli lunghi neri e un pò arricciati. E' uno a cui piace molto parlare di sè, con me sopratutto e ascolta poco gli altri perchè evidentemente si sente di essere quello che ha sofferto più di tutti. E in questo si dimostra un pò egoista. In una notte il mio umore è radicalmente cambiato. Mi è passata la voglia di morire, mi è tornata la voglia di vivere. Penso che ci siano ancora tante cose belle da fare nella vita e che questa non vada sprecata in nessun modo. Anche se il vento soffia contrario, come diceva Mascia, anche se tutto sembra andarti male, finchè sei vivo, c'è speranza che qualcosa cambi nella tua vita.
Stavo pensando a Evelyn, la rossa della biblioteca che è andata a vivere in Francia con un marito francese. Quando studiavamo in biblioteca e la vedevo scendere per farsi una pausa, ne approfittavo per scendere anch'io e fumarmi una sigaretta e attaccavo bottone con lei. Erano chiacchierate sempre molto intellettuali, si parlava di quello che studiavamo io Lettere e lei Lingue e aveva questi capelli ramati, magnetici, questi occhi grigi e una quarta di seno. Le piaceva, toltesi le scarpe col tacco farmi indurire il membro con il piede da sotto il tavolo. E intanto guardava fissamente il libro e io non potevo che guardare lei e apprezzare la sua maestria nel fare quello che stava facendo. Io & Evelyn una volta facemmo una fuga d'amore e andammo a Barcellona per una settimana. Fu una settimana di sesso e passione e dopo l'amore verso sera passeggiate d'amore sulle Ramblas, a bere calimocio e sangria a parlare, a baciarci con la sua lingua che si insinuava nella mia bocca di fronte a tutti, in piena notte, fuori dai locali e poi a tarda notte a mangiare qualcosa in qualche ristorante a buon mercato. A letto era fantastica, si metteva sopra di me e con i seni che sballonzolavano a destra e a sinistrafaceva su e giu'sul mio membro. Solo a parlarne mi sta venendo voglia di andare dalle cinesi, lunedì mattina. Non si puo' vivere senza sesso, non si può. E se scrivo di sesso è perchè evidentemente ne faccio troppo poco.
Sono le sette quasi del mattino, ma fuori è ancora buio, le giornate sono sempre piu' corte e le albe sempre piu' tarde. Scrivo come se scrivessi da un luogo remoto, dal fondo del mio cuore che stenta a battere. Forse aveva ragione il Menez a suo tempo quando mi diceva che devo trovare un senso alla mia vita. Dopo la fine della storia con Mascia è stato ed è tuttora difficile trovare un senso quando sai che quello che ti aspetta è solo una morte solitaria, senza nessuno che ti venga a omaggiare nemmeno di un saluto, di un fiore, senza aver mai rappresentato niente per nessuno. Tutti i tentativi fatti in questo senso sono risultati vani. E' difficile vivere solo di ricordi a neanche 50 anni. E' la vita che ti costringe i qualche modo a fare i conti con te stesso, sono gli altri che lo fanno per te se non lo fai tu stesso per primo. Aspettando l'alba mi ascolto The Division Bell dei Pink Floyd. Penso a tutte le persone che ho provato a contattare e ri-contattare in questi anni, nessuna mi ha ascoltato, nessuna mi ha capito. Sento un astio profondo verso Cloud e per tutto il male che mi ha fatto abbandonandomi così e mi perdo negli assoli di Gilmour che sembrano essere l'anima della mia esistenza in questa mattinata feroce e crudele. Oggi è sabato ed è sempre un giorno difficile, per non parlare della domenica, che per quanto io porti rispetto per Dio e essendo il giorno a cui l'uomo dedica la sua devozione, non riesco proprio a sopportare. Penso che con gli anni, con l'avanzare dell'età le persone sono diventate più menefreghiste, più crudeli, più egoiste. Continuo a volte a pensare a Julia in termini di menefreghismo, che prima era sempre attenta a me, forse perchè innamorata e ci facevamo delle grandi chiacchierate di fronte a una birra. Ora non più: il compagno, i figli, il lavoro. Non ha più tempo per me e forse è giusto che sia così. Di Matteo, delle suo opinioni e della sua presenza qui non mi interessa piu' niente. Puo' veramente sparire dal mondo senza che io me ne accorga, anzi forse ne sarei piu' felice. Vaffanculo tu e la tua stupida vita in Brasile, fatta di bei culi, nastrini e di una scrittura facile facile, come di chi sta facendo i compiti a casa per i figli. Facile andare al mare al mattino e sentirsi ispirati il pomeriggio: prova a stare qui a San Giuliano(cosa che non gli è riuscita) e vediamo cosa riesci a fare. Niente. Assolutamente niente. The Division Bell continua ad andare allo stereo, Anna spero che stia leggendo qualcosa di quello che scrivo e che non abbia sempre da ridire qualcosa. E' incredibile quella sottospecie di donna, non gli va mai bene niente degli altri e poi non sa che offrirti il nulla di sè stessa, il vuoto assoluto, la depressione. L'unica cosa che la salva è aver fatto una figlia a cui sta attaccata per salvare sè stessa dal suo vuoto. Faccio una pausa e mi accendo una sigaretta. Sono le 7e15 e inizia ad albeggiare. Maledette sigarette, so che un giorno mi uccideranno.
La verità vi fa male, è questo il vostro problema, non vi si possono sbattere in faccia le cose senza che ve la pigliate a male. Pero' siete bravi a rinfacciare le cose agli altri. Quanta umiltà che ho sprecato in questi anni con le persone sbagliate.Mi sento terribilmente solo, abbandonato a me stesso. Sento che la psichiatria non è nient'altro che un bagno di umiltà e commiserazione, un misto tra le due cose che nessuno dovrebbe fare, nessuno dovrebbe scendere a questi compromessi. Io come tutti l'ho fatto, ma mi pento di essere stato così umile con persone che non sanno altro che schiacciarti con i loro problemi, se stanno male, o con le loro virtù se stanno bene. Ho preso un altro gabapentin, uno stabilizzatore dell'umore, ma mi sento più confuso di prima. Ne ho presi tre da stamattina e infatti al terzo mi addormento per un paio d'ore. Non prima di aver chiesto aiuto a Sergio e a Fritz, le uniche due persone di cui mi fido veramente. Fritz non farò in tempo a chiamarlo perchè è libero solo all'ora di pranzo e io a quell'ora devo stare con i miei. Sergio mi verrà a trovare lunedì pomeriggio credo in visita domiciliare. Improvvisamente, dato che sto cosi' male, inizia a non interessarmi piu' molto delle donne. Voglio solo stare bene e voglio spendere qualche parola a favore di Anna che è vero sarà sì una persona fortemente depressiva,ma lo è anche perchè è una persona molto delicata. E questo bisogna riconoscerglielo. Bisogna riconoscere tante cose alle persone , loro te lo chiedono più o meno implicitamente, c'è chi lo fa con più o meno forza, con più o meno convinzione. Sono solo gli altri che non ti riconoscono niente. E' sempre così. Ma perchè deve essere sempre così? Una guerra? Tra di noi poi, esseri miseri e mortali. Fragili & miserevoli. Insapienti & incompiuti. "Cosa sta facendo Skerry?""Skerry fa lo scrittore adesso, o almeno ci prova. La sai la storia, no?" "Si, la sappiamo tutti""E lui è ancora fermo lì a quella cosa""Già".
Comunque, di cose strane ne ho fatte tante e non ve le sto nemmeno a raccontare perchè è meglio così per tutti. E' questo èlo Skerry più eclatante,più anedottico,più: "Oh,ma lo sai che Skerry ha fatto..." "Era ubriaco,sicuramente""Si, ubriaco di brutto". E Via così. Tutto vero per carità, però si puo' spiegare un nesso che non funziona?. Ogni rumore che produco in questa casa, anche accendeermi una sigaretta, sembra che al bar si senta, perchè il tono dei commenti sembra animarsi, il volume del frastuono dantesco aumenta, e io sento ogni risata come una pugnalata al cuore. L'ho già detto,preferisco il silenzio, se fosse nella natura, dove il silenzio non esiste.sarebbe perfetto. Pensa a una strada deserta di notte e pensa a un bosco,sempre di notte.Nel bosco sis sente qualcosa.Rumori di animali notturni. Magari uno ha giustamente paura e non lo fa, ma è un esperienza che consiglio comunque di provare. Sopratutto con un partner. Risate sguaiate dalla strada deserta, di una donna che si aggrappa al palo della luce e mostra le gambe velate da calze a rete. E intanto ride. Poi silenzio. Silenzio totale. Poi un leggero brusio, qualche voce qua e là. Certi rumori mi ricordano quelli di Gavirate, dove pero',almeno in comunità regnava un sienzio assoluto. La maggior parte delle persone dormivano molto. Gli altri stavano al piano di sotto o in giardino a fumare sigarette. Ricordo Alberto in particolare, un mio compagno di stanza, ex fascista, panzone, con la bava per i farmaci che asciugava fumando Marlboro. Era veramente una comunità per gente messa male nel territorio del Varesotto, Varese e comuni limitrofi e io chiesi di andare lì, preso dlla disperazione del momento,un momento che in realtà durava da quattro lunghi e penosi anni. Anni persi, buttati via, non vissuti. Nemmeno il tempo e lo spazio per rielaborare delle cose che erano successe che subito insorgevano nuovi problemi. Così spesso va nella vita. Ma bisogna sapere fermarsi, darsi dei limiti e ascoltare anche le opinioni altrui. Non tutte chiaramente ,ma selezionate atttraverso un rigido screening.
Si disegnano spazi di libertà in questa vita che scorre indefessa. Soloi ricordi sembrano trattenere la corrente di un fiume impetuoso. Gli anni che passano. Al chiuso delle mie cose ho passato dieci anni, in questa casa, come già detto affrontando molteplici situazioni e coinquilini-deviati-vari. Ognuno con la sua storia, ognuno con la sua opinione & i suoi problemi. Il bar sembra finalmente chiudere. Sento la clair che si abbassa. Qualche tavolino, con calma, viene ritirato dentro il locale. Sono uno scrittore che ha vissuto troppo e scritto troppo, non come quantità,ma per qualità dei concetti espressi. Parlo sempre delle stesse cose, dei miei problemi,di mio padre che poi sono un po' io a essere velatamente paranoico su questa storia. Mi vengono in mente le prime vacanze in campeggi, dentro un bungalow, al mare.Con la piscina, il bar, io imbastito dai farmaci, con la chitarra sempre dietro, anche in spiaggia. Sara' stat l'estate del 2007 credo. E non so dove ervamo, ma era un bel posto.Con la pineta, la spiggia organizzata e quella libera. Diversi incontri, anche serali, ma mai niente di buono da quel campeggio. C'era anche mio zio Silvio, con mia cugina. Lei avrà avuto 18 anni e io 32. Mio zio mi guardava un pò di sbieco, come per dire:"Andrea, non fare u strunz""Chiaro il concetto, zio, sei un grande": E un grande lo era per molti se non per tutti. E' stata una morte un pò annunciata da vari acciacchi pesanti, un pò improvvisa nel suo decorso. Mio zio è morto a soli 66 anni, che in questa epoca storica è poco. Mio zio era una bravissima persona sempre gentile e disponibile con tutti o quasi. Odiava le cose inutili, odiava le persone che gli portavano problemi inutili da risolvere. Ma alla famiglia e ai parenti voleva sempre un gran bene e tra i suoi nipoti a me in particolare. Per mia cugina la perdita del padre è stata veramente dolorosa e faticosa e così ha deciso di farsi un viaggio nella costosissima Giamaica. Un viaggio di qualche mese, da cui è tornata più convinta di prima di ripartire. E infatti, ora ha affittato la casa, e pensa di trasferirsi lì se non per sempre, almeno per un periodo molto lungo. Mio zio che aveva progettato e costriuito tutto l'impianto elettrico del seminterrato (perchè non c'era elettricità, nè riscaldamento, nè niente: abbiamo tutto costruito noi) ed era un momento molto bello della mia vita. Lui era relativamente giovane, sui 45 anni, e ancora molto in forze. Mio zio è morto ricco: progettava gli impianti elettrici delle piattaforme petrolifere e poi in elicottero lo portavano a controllare che tutto andasse bene. Era molto contento di quel periodo lavorativo della sua vita. Si costruiva, la mia famiglia stava ricostruendo la villa di via Pascoli dal niente. Era un rudere prima, è diventata una magnifica villa poi. Dove si sono consumati gli anni più felici, gli anni più sgombri dal pensiero di mia sorella, non perchè non ci pensassimo, ma perchè per la prima volta ci riscoprivamo famiglia unita anche senza di lei.
Mascia io ho provato a vivere senza di te,ma non penso di esserci riuscito molto. Mi sono limitato a sopravvivere. Ho cercato di vivere, ma senza riuscirci veramente. Ogni tanto mi vieni in mente con i tuoi occhi profondi, la tua bocca disegnata da Matisse, e il tuo corpo deliziosamente imperfetto, ma io amavo le tue imperfezioni. Non mi resta che morire a questo punto. le cinesi con i loro modi, i loro sorrisi e le loro curve sono l'unica cosa che mi consola. Lunedì andrò, andrò per avere mezz'ora di sesso e passione.Le notti sono sempre lunghe e faticose.
E' un grigio mattino. E' il 2 Settembre 2024. Sembra un grigio berlinese e il mio pensiero, quando sento l'aria sferzare è sempre rivolto a lei. Una calsa coperta. Si, Burgos, hai ragione, dovrei usicre con ragazze più giovani. Stando attento a quelle troppo giovani che iniziano a guardarti con un sorriso malizioso. Sei un uomo fatto e finito per loro,sei una piera inamovibile delle notti. Forse più pomeriggi, da una certa età in poi, ho iniziato ad avere ritmi molto più lenti, è il momento dedicato al sesso era il pomeriggio. Con Monica, con Cloud. Le vicine di sotto che sparlano. Io che improvvisamente mi sento come a Cuba. Con una certa fiesta dentro. E intorno a me , ci sono donne ovunque. Il temporale sta arrivando a minacciare finalmente i vicini che ci disturbano. Una voce si zittisce. Tu scrivi i testi, poi musichiamo tutto noi, disse Izzu. Ci avrebbe pensato lui, insieme a Fritz a comporre la migliore sezione ritmica del giro. Io distorcerei la chitarra in un ultimo sussulto. Ad Amman tu ci otrai venire soltanto in vacanza d'ora in poi. Sei vittima di un incantesimo ordito dal CPS, il rimpatrio, via Roma.E' un grigio mattino, ma mi sento sereno. Devo superare delle cose che quell'imbecille di Strer mi ha fatto fare tipo, chiodo schiaccia chiodo.Ma dove li trovano gli psichiatri così?
Si è rotto un equilibrio interno. I denigratori sempre presenti. Non posso farci niente se sono stanco di tutti & tutti sono stanchi di me. Oggi va meglio. Peroì una certa inquietudine resta. Sto pensando e ogni tanto sentendo Marina in questo periodo. Di notte sogno Mascia e quando mi sveglio non mi ricordo più niente. Solo situazioni strane, complesse, comunque festose. Per quanto riguarda Cloud sono sempre troppo duro e fastidioso nelle parole. Mai nei fatti e comunque quando fai del male al tuo amore, qualcosa di brutto ti torna indietro. E' il Karma. Che cerca di stabilire un equilibrio fra esistente e apparente dell'essere. Sopra un letto di bugie ci muoviamo leggeri, Cloud. Ma tu le hai costruite per prima, e io non potevo che risponderti. Forse sono riuscito a cacciare Dan da questa casa. Era sempre qui negli ultimi tre mesi. E ne abbiamo fatte di ogni. Comunque, ancora vivi, siamo a Marzo. Beppe è stato qui due mesi. Due mesi durissimi. In cui si sono avute anche situazioni troppo complicate da gestire. Ora questa casa èpiù libera, sembra che siano entrate le forze speciali, e invece ho fatto tutto da solo o quasi: l'atto conclusivo è stato un intervento dell'infermiere del CPS che ha letteralmente sbattuto fuori Beppe, accompagnandolo con le valige e tutto. Finalmente, aria in casa mia. Solo Fawara è ammesso ormai. Siamo proprio amici. Lui non è disinteressato certo, ma nemmeno io. Lui ha una storia complicata di emigrazione dal Gambia, come rifugiato politico, ed è arrivato attraversando il deserto fino alla Libia, per poi imbarcarsi su un' improbabile imbarcazione fino a Napoli.
Molte persone sono fake. Anch'io lo sono a mio modo per qualcuno. Voci dal cortile. C'è una tranquillla calma apparente costernata di costernazione. Sospiro, pentimento, gabbia & urla stridenti. Faka, fake, e ancora fake. Come se fosse l'offesa più brutta che si possa fare a una persona. Lo so , che vado troppo sul personale. Devo stare tranquillo. Dominare la situazione senza che questa domini me. Ho avuto un flash brutto una sera in macchina con Alex. Incrociamo di sera i fari di una macchina che procede in direzione opposta e mi sembra che ci vengano addosso. Allora mi rannicchio nel sedile e urlo ad Alex:" FREEENA". E lui i stintivamente schiaccia sul freno e rallentiamo, ma subito capisce che è un amia allucinazione e allora scoppia a ridere in una risata un pò stretta. Dan mi ha rotto la maniglia della porta blindata di ingresso a calci. Io & Eleonora abbiamo dovuto chiamare i carabinieri per farlo smettere. Poi per fortuna ha smesso e se ne è andato. Mi ha ricordato certi brutti periodi con Monica. A litigare sempre, spesso per colpa mia credo, e anche spesso per i suoi modi bruschi e per niente gentili.Fra poco passa Roby con due birre. Di quelle scure e pesanti. Obbiettivo, non ubriacarmi. Ne berro' solo una e mi basterà.
La situazione in Palestina(guardo spesso la Tv o comunque la tengo sempre accesa ) è da guerra totale e genocidio. Davide contro Golia. Anna alla fine è soltanto una povera stronza, non vale niente. Come donna, come persona, da nessun punto di vista. E' pazzesco quanto in fondo non la voglia, ma il suo negarsi mi fa diventare rovente a tratti, altrimenti sono nervoso. Dovrei andare in montagna, come fece Kerouak in Angeli della desolazione. E' una calma effimera, senza un futuro apparente. Ma già l'idea di uscire di più e scrivere meno ossessivamente mi piace. Magari riesco anche a dire qualcosa di migliore di quanto detto prima. Ho parlato male di alcune persone è vero, ma forse perchè le amavo troppo. Cloud l'amavo tanto in un certo senso. E' stata una storia bellissima, però finita male. Colpa sua. Solo colpa sua. Eppure io mi immagino in una casa con lei, al mare. Un' ampia scrivania accoglie i miei pensieri, una scrivania fine'800, di quelle di legno massello, duro. In una grande sala, con un bar in piena vista e un divano a elle, enorme. Su cui giace sdraiata Cloud, seminuda. Mi guarda negli occhi e io le guardo fino dentro l'anima. L'anima che non ho saputo trovare nel sesso con lei. Devo scrivere con la TV accesa, così non sento le voci fuori. Tra due mesi avrò 49 anni e io non sono affatto pronto. La mia vita non può scorrere così sulle pagine. Bisogna fare anche qualcosa, della propria vita, ed è quasto che ci rovina, spesso: l' ambizione. Il non sapersi accontentare o la paura di farlo troppo, di essere troppo accomodanti con se stessi.
I tempi con Laura sono stati belli & intensi. Solo un viaggio insieme è mancato. siamo stati al mare, A Firenze in un ristorante e in un albergo. Con la prossima donna dovrei andare in una città come Venezia. Un pò costosa, ma bellissima. Con i suo canali, i suoi vicoli stretti. Ci sono stato da solo. Tanti anni fa, negli anni dei miei vagabondaggi, sono sndato lì, di mattina , ho fatto la tessera dei traghetti, ho cenato in un ristorante, ma non poitevo permettermi di dormire in albergo, così ho vagato sui traghetti tutta la notte. Ho visto tutto di Venezia, fino alla passarella, in fondo alla citta', dove il canale si allarga, delle star di Venezia, ma solo quella, con un bar, molto chic, dove bere un bicchiere di bianco in calice, alle tre di notte. Questa era la mia vita ai tempi.L'asse Sonia & Antonella a volte si sente, odore di Rousseau alle costole ancora in qualche modo. Comunque Venezia è imprescindibile, ci devi andare almeno una vota nella vita, e perderti in qualche calle in gondolas ehai i soldi, altrimenti come me traghetti e sbuffo del motore nell'ampio e affollato canale centrale.Io non è che non abbia voglia di fornire informazioni sulla mia attuale condizione, è che fondamentalmente non ne ho, almeno: non ho quelle che volete voi, ma su di me vi posso dire, che sto bene. Io inzio a planare un pò basso all'orizzonte e questo è un bel segno, dopo i voli vorticosi di questi mesi, devo planare un pò. L'orizzonte disegna una bella linea da seguire. Mascia lascia perdere i tassisti che non c'entrano niente in questa storia. Lei diceva:: tassisti & israeiani. Come se la copa di tutti i mali del mondo fosse loro. Mentiva sui tassisti, ma aveva ragione sugli israeliani. Forse si scopava i tassisti? Che ne so, può darsi.
I miei, sopratutto mio padre, reclamo sempre un qualcosa che non posso dargli, la sicurezza di esserci. Loro ci sono fino a un certo punto per me e io faccio lo stesso con loro, sopratutto in virtù del comportamento passato di mio padre. Dispotico e ossessivo. Così è stato lui in passato, così sono io adesso. Il problema è che lo sono anche con i miei amici, io non dimentico, loro non dimenticano. Colpiti duramente dalla vita, un pò tutti, non sappiamo che farcene delle vostre scuse. Sara sarà solo felice che io stia male. Lo sono un pò tutti. E poi tutti sono arrabbiati con me perchè io faccia qualcosa, non che io stia qui a non fare niente. A volte ho più la sensazione che più solo sto meglio è. Come ai tempi di Storer, le sue terapie erano così vaghe e fumose che stavo più male che bene. Sara che io adoravo come una stella. Sara che non sarà mai mia. Ma non è un problema l'importante è stare bene. Sarà sempre peggio. William sempre addosso. La morte sempre addosso. Burgos sempre assente e alleatosi con la morte viene a cercarmi, questa è la situazione. Fare qualche passeggiata per San Giuliano non aiuta: il panorama è sempre raccapricciante. Baz. Un altro infido amico desidoroso di sottrarmi energie preziose per la mia sopravvivenza.Baz. Che tipo Baz. Jim lo vede di nascosto senza dirmi niente, ma sono molto più amici tra loro che con me, con cui intrattengono sporadiche telefonate. Io ero l'anello debole della catena. Un pò più forte lo ero in passato, ma sempre un pò così, diciamo in disparte. Comunque Baz, il mio ex vicino di casa, era come protetto da Jim, che da quando mi ero forzatamente trasferito a San Giuliano, mi considerava come una lettera morta. Non è stata una bella sensazione quella che mi ha lasciato addosso. Come di umiliazione da parte sua nei miei confronti. Va bè, lasciamo perdere e pensiamo a cose più piacevoli. Pensiamo al fatto che c'è sempre musica in questa casa. Ma è anche vero che si sentono sempre voci di vicini che si lamentano. Io non voglio sentirle. Eppure ci sono. Come la voce del mio ex batterista. Che mi rimprovera cose che mi dice che sono un parassita. Non capisce. Ma non vuole capire, è questo il punto, che non si possono azzerare i percorsi di una persona, così, diciamo, sul momento.Io ho le mie pene da scontare e ormai credo che mi manchi poco. Ma i vicini mi allungano la pena nei loro modi di lamentarsi sempre di qualcosa. L'abbaiare dei cani costituisce la punteggiatura di pomeriggi come questi, in cui non c'è molto da credere. Poi finalmente al bar mettono un pò di musica e io sono contento di ciò. Almeno la gente non bada a cosa faccio io in casa. A volte mi sento come in un appartamento sventrato da una cannonata, quando sento certe voci, capisci. Gerusalemme. Ramallah. Haifa. Betlemme.
Il gusto dell'attesa, io proprio non lo conosco più. Forse ho aspettato troppo tempo che accadessero certe cose e altre sono accadute molto in fretta, troppo in fretta.La mia famiglia ai tempi mi fece semtire in colpa per la vendita della villa dove vivevamo. Ma tutto è passato. Ci sono loro e questa è la cosa più importante, ma se non ci fossero loro, cosa faresti. E' agghiacciante, ma non lo so. Dovrei pensare a sopravvivere, nonostante tutto e tutti. però, attenzione alla gente, al tutti, che può essere pericoloso. Perchè certi comportamenti che tu attui nei confronti delle persone, ti torneranno addosso comunque. Positivi e negativi che siano.
Io sono stanco di correre dietro ad Ale. Io posso scegliere. Difficile rinunciare alla Toscana a Natale, ci andrò credo, ma il quotidiano può scorrere diversamente. Io posso scegliere di farmi i cazzi miei e anzi adesso, vado a farmeli. Si fa sentire Ale, ma solo nei momenti del bisogno. Del suo bisogno e questa cosa non mi piace, per niente. Ho visto la psichiatra oggi, ed è andata bene. Abbiamo parlato bene e a lungo. Le è morta da poco la madre e quindi è ancora un pò scossa, ma si sta riprendendo. Ho capito quanto Lo, il mio ex batterista, sia una persona che non mi accetta, non mi capice e non si sforza minimamente di uscire dal suo binario mentale, dritto come la morte. Avrei voglia di rincontrare Cloud, la mia ex, pittrice e musa di ogni uomo. Almeno per me è stato così. "Lei è uno stalker" mi diceva la mia ex psichiatra. Qualcuno evidentemente fa delle segnalazioni al CPS. Qualcuna si è lamentata. Il mio ex amico infermiere era sempre molto rigido con me. "Non fare questo, non fare quello, non farti le canne Andrea, ti fanno male al cervello e poi perdi tempo di vita. Il fatto che sia qui a scrivere così, mi fa indurre il contrario. Sono in una stanza che gira su sè stessa quando vado dai miei, e la casa è piccolissima quando ci siamo tutti, in genere per cena. Anche Marianna c'è dentro di me e forse non dovrei dirlo, ma non è piacevole. Io sento delle forze strane e sinistre quando sono a casa loro. Mia madre sta facendo i conti con la sua esistenza, e parla molto e quasi esclusiavamente lei. Si lamenta del padre assente e della madre assenta e fa sperimentare questa assenza anche a me, tanto per gradire. Tanto per soddisfare il suo senso di rivincita nei confronti della vita. Tanto per evidenziare chi ha più bisogno, è sempre lei quella che ha più bisogno di aiuto. Ma in fondo non ci sono mai stati in questi ultimi vent'anni. Poche persone ci sono sempre sate, nel bene e nel male. Fritz per esempio.Matteo anche. Mio padre, negli ultimi anni. E anche mio fratello, con cui ho un rapporto difficile. Oggi con la mka psichiatra ho ripercorso la mia storia familiare. Dal rapporto con i miei, alle gelosie nei confronti di mio fratello. Ad essere considerato la pecora nera della famiglia. Niente è per sempre. Ma lo stigma sociale rimane. Per i vicini sono il tipo strano. Per me loro sono i nemici da combattere, le voci dentro al cuore, e quelle spine che non vogliono svanire. Le voci, non sono altro che le loro voci distorte. Riecheggiano e rimbombano tra le pareti di casa mia. Anche la musica a palla del bar tipo il venerdi' o il sabato dall'aperitivo alla tarda serata è meno fastidiosa. Almeno è musica. Non è delirio mentale,deformazione della realtà, o peggio ancora vera realtà che si impone sulle tue paure. Come il fallimento di un esistenza, stranda, standard, circoscritta e muta nel suo essere. Quella donna è strana, l'amica di Erika intendo. Quella che abitava a Corvetto. Sono stato qualche volta a casa sua e forse me la sono pure scopata non lo so. Pero' baci furtivi ce ne davamo appena potevamo, lontani dallo sguardo di Erika. Era una delle mie amanti. La più sfuggente. Un altra era Maurice, bionda , bella , capelli oro misto seta. Con lei facevamo sesso in giro quasi sempre, in macchina d'inverno e sulla macchina d'Estate.Che bello, che bei ricordi. Mi mancano i suoi riccioli biondi, sulla pelle,da accarezzare piano. I suoi occhi azzuri che si confondono nei miei e brillano. poi sfiorarsi le labbra piano e poi baciarsi con un vero sentimento in tasca.
Per sopravvivere al tempo, come facciamo a sopravvivere al Tempo che immortale scorre nelle vene dell'esistenza e nel cuore di ogni scelta. I giorni hanno un battito cadenzato. un cuore li governa io credo che sia così.Tutte le mostre che ho visto: Van Gogh ad Amsterdam, una famosa galleria a Londra di cui non ricordo il nome. E tanti concerti. E' stata bella quella vita, ma non mi manca. Non sono riuscito a riprodurla quando cercavo, invano di sopravanzare il tempo, di ritrovare un momento perso per sempre. E' dura con il tepo, non ti molla , lui scorre. Implacabile. Come un confortante macigno, che se non lo sentissi nella sua regolarità, ti preoccuperesti anche. Prova a immaginare aun Tempo senza tempo. Un Tempo senza tempo è solo storia, passato qualcosa di stratificato e fisso. Un tempo senza attori dello spazio e' difficilmente concepibile. E' difficile immaginare che Frisco me l'avrebbero pubblicato. Visto? Basta pagare e ti pubblicano. Potrei anche autoprodurmi e spemdere un pò di soldi per il cartaceo, ma non penso di aver scritto cose csè importanti. Burgos dice delle cose sagge. Ha ragione. Però è anche vero che bisogna osare, ma su quel osare mi ha visto limiti palpabili. Si è come tirato indietro, sul fatto di passare ulteriore tempo assieme. Mio eterno confidente in fatto di donne, forse troppo a suo avviso, troppo addentro alle cose da scoppiare. E questo a me non è piaciuto. Ci si dide , ci sicincontra, ci si divide ancora e ci si incontra, ma alla fine ci si divide. Ognuno per la sua strada. Senza pensare, senza pensarci troppo. E' difficile rientrare dalla Toscana con Alex. E Thiago, Sono avvenuti dei piccoli movimenti nella mia stupida testa. Fumare una sigaretta in Terrazzo, con il caffè, il sole che ti accarezza con vigore estivo il viso e tu sempre pronto a sbracciarti per un pò di luce in più. Tutto questo cosa significa? Niente assolutamente niente. Ma questo come sta? Un giorno capiremo tutti come sta. Il soggetto i questione potrebbe essere affetto da bipolarismo, piuttosto che da scompensi psicotici. Diciamo che curata la psicosi, non rimane che controllare le oscillazioni del carattere. Io sono una persona profondamente analitica, forse troppo. M scrivere di notte e guardare e capire le cose da nuovi punti di vista mi fa stare meglio. Più in pace con me stesso e con la mia famiglia. A volte vado cosi' veloce che mi dimentico la frase mentre la sto scrivendo. A volte, come adesso, improvviso. Sembra tutto ben costruito, m ain realtà è tutto frutto dell'improvvisazione. Mi devo forse occupare di più del mondo esterno che essere pagato per compiangermi. Eppure ho già avuto una dura lezione dalla vita. Succede a chi troppo osa e non si rende conto di non essere in grado di sostenere lo sforzo. Succede a chi vive ogni giorno come uguale al precedente. Una linea dritta; un binario morto. Mi ha sempre impressionato, fin da bambino il fatto che potesse esistere il concetto di un binario che poi finisce. L'odore delle stazioni è fantastico a volte. Fantasticamente ripugnante. E il binario morto è sempre più isolato rispetto agli altri. Quanti valori devo avere perso per pensare queste cose e non avere niente da fare nel mio cervello. Quante cose passano nella notte. Questo è l'orario migliore. Sono le tre e un quarto di notte e mi viene in mente una mostra vista all'Hangar Bicocca con Cloud, non so di chi fosse, ma c'erano dei pianoforti che suonavano da soli e dei lampadari con luci stranamente psichedeliche.Era tutto molto coordinato, ipnotico e bello esteticamente. Anche se Cloud e ' stata gentile e aperta con me, io lo devo a me stesso il fatto di scrivere di essere qui ancora a questa ora di notte.
Pensieri, parole opere e opinioni ci sono in questa casa. Manca la mia chitarra che chissa' dove è finita, tra le braccia di quale donna. Gli anni passato e niente resta. Non facendo niente o quasi in questi anni sono arrivato quasi a 50. Non sono tanti, ma non sono nemmeno pochi.Te ne accordi in strada che è così. incontrando gente più giovane, gruppi di ragazzi, ragazze provocanti e sexy, ma troppo giovani per te. Mi manca qualcosa di sexy nella mia vita. Cloud era sexy, indubbiamente. Non ha fatto molta fatica a sedurmi.
Cloud sembrava una persona dolce e innamorata, quando la conobbi, non sembrava nemmeno troppo furba come sanno esserlo certe donne di molto attraenti quali era Cloud, ma capiì subito che era una donna molto viziata, adorata dal padre che gli dava qualunque cosa lei chiedesse, anche la luna. Ma mi sbagliavo, si rivelò una doppiogiochista abile e sagace, che sapeva bene il fatto suo: sapeva di essere bella, una bella donna e vendeva la sua bellezza a caro prezzo. Il prezzo della sua felicità incurante di tutto e di tutti passava attraverso la non considerazione di quella che poteva essere l'altra persona. Non si curava di niente, non si è curata nemmeno di me. Non ci ha messo molto a lasciare il suo fidanzato storico, con cui stava da dieci anni, per me e non ci ha nemmeno messo molto a iniziare a navigare in due scarpe, indecisa se guardare avanti e tornare indietro, perchè si sa, le novità attraggono, ma presentano dei rischi, delle insidie, che una solida sicurezza puo' fugare in un attimo. "Cloud è soltanto una povera idiota isterica, non la vedi che uando non viene o quando qualcuno la contraria su certe cose come diventa?" "Diventa blu di rabbia e schiuma parole che poco si addicono alla sua graziosa bocca, bocca che non sembra essere fatta per altre più gradevoli faccende".. Bocca che sa tornire ben bene quando vuole promettendoti il mondo con la sua lingua.In fondo non posso dire di conoscerla bene Cloud so solo che è vanitosa in un modo leggero,sa di esser bella e probabilmente non la vedro' mai piu'. Per lei sono stato solo un passaggiolieve verso altri lidi. Che la avrebbero portata a nuove destinazioni. Cloud e' amica di William, essendo stato lui con la sorella di Cloud (se questo e' vero, perchè Cloud di cose finte ne dice tante) e nella conoscenza con me è stata influenzata da lui e dalla pessima opinione che abbiamo ognuno dell'altro. Cloud mi ha negato una felicità che finalmente mi spettava, dopo la storia con Monica, dopo i trascorsi con Mascia, e il nostro finale burrascoso a tratti e a tratti fin troppo silente. Ci si e' lasciati cosi', piangendo in silenzio. Ognuno per conto suo. Lacrime amare di dolore e rabbia.Rabbiosa la mia reazione, ma tutte,tranne Mascia avevano capito che si trattavadi una farsa. E che la mia vita si sarebbe fermata lì, senza più nessuna evoluzione. Lì, come qualcosa abbandonato ai bordi della strada.
Quanto erano belli i tempi dei Rousseau: vino, ragazze, macchina che sfreccia verso il mare, bagni nudi, con Mascia che dimena le sue chiappe correndo verso il mare e io in acqua ad aspettarla.Quanto è difficile negare tutta questa bellezza della Vita nel suo manifestarsi. Tanto sono stati belli quegli anni, tanto sono stati dolorosi quelli successivi. Una spirale di odio, misto rassegnazione ha pervaso i miei giorni. I miei giorni senza di te. Una bellezza e un ricordo notturni, quasi mattutini.Ora che è mattina il mio pensiero, la mia mente va adiverse cose. A Miloud per esempio,a quanto siastato vile e scorretto nei miei confronti, quando lavoravamo insieme in Nepal. A Fritz che con la sua arroganza senza fine sentenziava quanto la cooperazione internazionale fosse qualccosa che non era alla mia portata più di tanto, quando nonostante le avversità era ciò' che più mi interessava, ciò che più mi completava nel mio essere. Fritz che squallido essere opportunista forte coi deboli e debole coi forti. Nonostante la nostra amicizia di lunga data e' riuscito a essere il più squallido dei miei delatori. Con la risposta sempre pronta, sempre dettata dall'esigenza di prevalere, di prevaricare gli altri o quantomeno chi e'piu' debole di lui. Per approfittarsene, per trarne vantaggio, per farsi bello agli occhi di sè stesso. Lui ora e'andato via da San Giuliano, ma e' stata una battaglia senza fine, quella per il territorio e per le amicizie. Mi ha visto affondare e ne ha tratto godimento stupido epicureo del cazzo, che isura tutto su sè stesso e a quanto può specchiarsi o corrispondere a sè stesso. La tua immagine riflessa si distorce Fritz in una curvatura di male esistenziale. Quanto sono sprofondato indietro per colpa sua, di Monica, di Cloud, di Miloud. Ognuno ha giocato un ruolo diverso, ma tutti hanno preso paret al banchetto, lasciando solo ossa nel piatto. Le mie ossa.
Monica, la mia odiata ex e stupida puttana di quartiere, quella che si scopa i negri alla macchnetta del caffè o alla fermata dell'autobus, non ha alcun senso di esistere nella vita. Come il Menez, altro uomo senza storia, anzi mezzo uomo, che continua ad accusare gli altri di un senso per esistere e io non so come sto sprecando la mia vita così. Parlando del male che gli altri hanno prodotto nella mia vita. Forse ero più esposto, forse senza Mascia, più vulnerabile o forse ancora meno rispettato. Perchè stare con Mascia, aleno per alcuni era segno del fatto che valessi qualcosa come persona, mentre senza di lei ero solo un povero pazzo che non valeva niente.Fritz il bastardo, il figlio unico mantenuto da sempre dai suoi, e ora che sono vecchi & malati li ha abbandonati per godersi la vita. Molto furbo e allo stesso tempo vittimista nei confronti di sè stesso e della sua storia familiare. Vittima della situazione e carnefice della situazione stessa. Comunque da quando sono stato ricoverato, da quando sono stato male, mi hanno trattato tutti male, perchè ero debole e non sapevo difendermi dal male altrui. Quante persone mi sono passate sopra, quante mi hanno calpestato, umiliato e deriso. Queste sono le pagine più amare della mia storia, le pagine piu' tristi della mia esistenza.
Ieri ho fatto qualcosa per me, l'altro ieri pure.Piccole cose che rendono gradevole un esistenza. Ieri ho parlato un pò con l'infermiere del CPS, Sergio, e mi ha rincuorato un pò. Dice che sto migliorando che devo smetterla di fumarmi le canne( e lo sto già facendo) e quanto questa casa sia diventata una casa maledetta per il passaggio di elementi infausti e negativi per la mia vita. Non ultimo Konstant e non ultimo Fawara, della cui presenza non riesco ancora a fare a meno più di quanto quello che lui porta con sè. Spero che questo periodo positivo continui, che io non debba più rimestare nel mio torbido passato recente e che io non debba più maledire li artefici delle mie sciagure. Mascia, William, Monica e Jim (il più nefasto perchè si professava mio amico e mi ha dimostrato tutto il contrario). Diceva:"Io sono un bastardo riordatelo", oppure "Non voglio essere complice del tuo fallimento". E difatto da quando lo ho eliminato dalla mia vita le cose vanno meglio. E' come se mi si fosse liberato uno spazio mentale che lui occupava con la sua ingombrante presenza, pesanti i ricordi di tutte le cose vissute assieme che la mia mente voleva cancellare, non perchè si trattasse di brutti ricordi, anzi, serate e pomeriggi memorabili assieme, ma non è quello. Il fatto è che Jim si lega indissolubilmente a Mascia e Mascia da amore della mia vita è diventata l'emblema dell'odio. Di tutto quell'odio che lei ha covato per anni nei miei confronti e che poi è esploso improvvisamente contro di me.
Non riesco tutti i giorni a fare qualcosa per me. Proprio non ci riesco. Scrivere la considero una terapia, ma non un fare qualosa di concreto per me.E' tutto alealtorio, è tutto astratto, è tutto legato a un continuo parlare e parlare su sè stessi senza apparentemente giungere mai a niente. Ho già scritto tanto e anche male a ben vedere. Non sono giunto a nulla. Forse non è nemmeno servito a nulla. Cosa serve, cosa è indispensabile nella vita? Un'amore, un lavoro o una passione autentica. Ecco per me scrivere non è una passione autentica, ma è un modo per curarmi, per passare il tempo. E' difficile tornare indietro dal bivio in cui la mela di Mascia ha deviato le mie tentazioni e spinto le mie decisioni verso di lei piuttosto che verso la mia famiglia. Non poche persone dicono che nel rapporto tra me e leiquello che ci ha perso sono stato io, perchè lei, forte di un qualcosa che mi aveva preso ha iniziato a camminare con le sue gambe e io a regredire e sparire dietro di lei. Mascia era una persona magneticamente negativa e sensuale. Usava la sua sensualità e la sua sessualità per catalizzare l'attenzione degli altri e così ha fatto con me, così ha fatto con molti se non con tutti quelli che incontra sul suo cammino. Mascia con la sua sessualità appariscente e sfacciata banalizza tutto, ogni tuo pensiero, ogni tua azione per ricondurla all'adorazione di sè. Non ha nulla di originale, non ha nulla da dire oltre sè stessa e il suo corpo. Ti attrae e ti seduce con le sue spire per poi annullarti in sè stessa. Questo è stato il mio errore, questo è l'errore che commettono un pò tutti quelli che stanno con lei. E io nella mia incapacità di riflettere sono diventato come lei, finto e frivolo. Non entro più nella profondità delle cose, non ne approfondisco più ogni lato, ma sono succube del Tempo che passa e non lo so più fare mio, possederlo, come si possiede una donna. E così h sprecato occasioni, amori, ho dato etichette e emesso sentenze così come era solita fare Mascia. Quanta tristezza, quanto tempo perso con la persona sbagliata. Devo perdonare Monica in qualche modo, devo perdonare Cloud e sopratutto devo perdonare me stesso, ma esigere di più da me, perchè lei mi ha rubato la vita e anni di vita, stando con lei, e stando nell'assenza di lei. E nel male che entrambe mi hanno fatto.
Cloud, era solo una stupida puttana vendicativa. Ogni colpo che subiva in amore, te lo restituiva cento volte. Monica che invece cerca un'estetica di vita che non ha , che non le appartiene per niente. Compete con tutti e riguardo a tutti, sopratutto con gli uomini che ha avuto. onica è una persona veramente molto ignorante nonostante sia riuscita a laurearsi mettendoci circa vent'anni tra una sbronza e un'altra. Tutti i suoi amici sono stupidi e ignoranti. Persino Eisenhover lo è, il poeta di San Giulliano, quello che ha fatto della scrittura la sua missione di vita. E' intuile che io cerchi di salvare persone che non appartengono più alla mia vita e che mi hanno portato solo dolore e derisione. Monica per esempio, sulla questione di mia sorella, diceva sempre che usavo questa tristezza per far breccia nella compassione degli altri. Quanta viltà, o Dio misericordioso, ti prego di distruggere questa donna e il suo ego. Ti prego veramente. So che non si dicono certe cose, ma lei se lo merita tutto l'Inferno della vita e anche oltre questa. Burgos, succube di Monica, mio ex migliore amico, la difende sempre passando dalla parte del torto. Solo io e Dio lo sappiamo. Solo Dio puo' giudicare, ma io sono la sua spalla e il suo consigliere. E lui il mio. Fritz un'altro che è passato da essere mio amico a mio nemico. La sua spocchia e il suo narcisimo sono infiniti. Come l'odio malcelato che provo nei suoi confronti. Ma anche lui non è bravo a mascherare il suo fastidio mei miei confronti. Sono stati e sono ancora anni difficili.
Lo sterminio di massa dei nazisti è stato un vano tentativodi egemonia, se non sul mondo, almeno in Europa. Monica ha un piglio nazista, con le persone e con me in particolare. C'è un bar trattoria Primavera, si chiama così, dove lei va si ubriaca e tutti vorrebbero scoparsela, ma lei sceglie. A me mi ha trattato veramente male. Non so è possibile che ci sia ancora una ferita così aperta? Comunque, caro Andrea, devi aprire il tuo cuore allle occasioni che ti si presentano. Magarti scoparti giovani mamme: come la nera nigeriana con la figlia di 6 anni che guardava la TV a palla e noi che scopavamo nell'altra stanza.Voleva che gli leccassi la figa e io che mi succhiasse il cazzo. Così facemmo una bella 69 e poi una ascopata anale, con io la piegavo ai miei piedi e lei gemeva ansimando.Spesso, quando sono da solo penso di essere già morto e che tutto quello che è avvenuto dalla Palestina in poi, nel 2005, è una derivazione della mia morte già compiuta e realizzata. Come uno strano sogno che segue un Tempo impossibile da raggiungere o di riavere indietro. Come l'acqua, le case, mio zio: tutte cose che riemergono nei miei sogni e sono sicuro che stanotte accadrà ancora qualcosa di bello per me. Una volta in Calabria, forse lo avro' già raccontato,dovevo attraversare un rigagnolo apparentemente innocuo, ma che aveva una forte corrente in mezzo. Questa stava per trascinarmi via con sè al largo ed ebbi veramente paura. Mi fissai con le gambe nel terreno e faticosamente attraversai quel rigagnolo. Torneremo a Dio un giorno, e lui vuole che ci divertiamo su questa Terra. Non è un Dio severo, ma anzi indulgente. Io non capisco tutte quelle persone che non vogliono che io parli di Dio. Forse perchè mi allontana dalla carne, dalle donne, dal vino e quindi dall'essenza della vita. Come in un rito orgiastico che si compie ciclicamente, riviviamo ogni giorno una vita diversa e non la vita di ogni giorno, ma qualcosa di sempre diverso. Di sempre nuovo.Monica mi sprona, Cloud mi avvilisce e io cntinuo a stare qui ad aspettare qualcosa di diverso, mentre tutto ciò che è diverso me lo devo costruire io. Anche JUlia mi avvilisce e molto. Sono state lei e Mascia a rubarmi la tesi e farmi inciampare nel mio cammino. Quanto è basso e vile l'essere umano e sembra che non possa fare a meno che sia così. "Devi guardare avanti" così diceva Baz insistentemente. "Devi comprarti dei vestiti, essere alla moda, uscire e divertirti". Così sulla stessa riga diceva Mascia. Ma io ho dovuto ricominciare tutto d'accapo, una forza violenta mi fa scagliare contro queste persone artefici de mio fallimento. Jim è un altro che ha riso nel vedermi affondare. Come Menez. Gli darei una bella lezione, una bella lezione di stile, se non fossi così stanco e così indietro nel ri-costruire me stesso. Devo comparare dei vestiti, trovarmi magari una fidanzata sviluppare nuove amicizie e far capire a quste perone che pure sono state importanti che non sono le depositarie della mia vita. DEvo conservare meno gli oggetti, guardare avanti, tornare sulla Darsena a respirare l'aria e la sottile nebbia del primo mattino. Magari sorseggiando un caffè in un bar all'angolo. Ritrovare quelle parti di me, perse fra mille pagine inutili, eppure vive di vita vissuta.Per questo sono tutti arrabbiati con me. Perchè non ho più quell'armonia interiore che mi rendeva gradito agli altri, un pò a tutti. Piacevo a tutti, tranne agli invidiosi, ai delatori. Quante delusioni sentimentali in tutti questi anni e tutte per lo stesso motivo: una mancanza di direzione, una volontà di fare tutto ciò che si possa fare, sapendo di non avere il tempo per farlo. O meglio il tempo ci sarebbe anche, ma ne perdo troppo in cose inutili. E le delusioni sentimentali non mi aiutano, anzi non fanno che rafforzare quel senso di fallimento che mi porto addosso ormai da troppi anni. E' colpa di Alessandra, che mi ha sempre considerato un pazzo, magari un pazzo musicalmente geniale, ma un pazzo che non si sa gestire la vita.Lei e la sua fin troppo alta concezione di sè stessa, lei e tutti gli altri aggrappati alla mia Essenza quando questa splendeva, i primi ad andarsene dopo l'esito della situazione.Forse sono state tutte persone di passaggio, come tutto lo è in questa esistenza. Ma forse ancora più transitori perchè legati a fasi o momenti specifici della mia vita. Bisogna guardare avanti. Bisogna guardare avanti. Finiranno questi tempi di beatitudine e benessere anche se surrogata se non saremo capaci di sostenerci l'un altro.Parlo della mia famiglia di come ci stiamo ricompattando di fronte al malessere cui gli altri ci hanno relegato. Eravamo così felici nella Villa, eravamo così armoniosi e allo stesso tempo così speranzosidi esserci lasciati il nostro passato alle spalle. Ma l'invidia altrui ci ha distrutto. Quella di Jim, per primo poi di Mascia, Julia che da quando ha trovato l'amore si sente forte e invulnerabile. Ora è come essere tornati in Via Europa dove mia sorella si è suicidata e allo stesso tempo vivere a San Giuliano. Due situazioni orribili e dolorose.
Provo pena per Luke, l'ex di Anna, quello che sa tutto lui, il narcisista compulsivo mentalmente deviato, anzi fin troppo centrato su sè stesso. Anna è stata anch'essa una delusione. Mente come pochi sanno fare e vende il suo malessere a caro prezzo. Quello dei soldi dell'Invalidità che gli servono per campare. Certo deve essere veramente brutto vivere così. Con un vento freddo che ti sferza sempre sulla schiena, col timore di sbagliare, con l'ansia addosso. Sono stati fatti tanti errori nella gestazione della mia malattia. Alcuni li ho commessi, io, ma potevo venir consigliato con più convinzione con chi di dovere. Sono andato in Comunità fino a quando non ci ho battuto la testa contro che non si poteva fare più di così, che non si poteva andare avanti così. Col Ciclista le canne e gli infiniti suoi amici, che sono diventati anche miei amici, almeno alcuni di essi. Con i Centri Rousseau che soffiavano sul vento dell'antipsichiatria, mettendomi ulteriormente in confusione. Ora ho capito che devo seguire le vie ufficiali che molta gente è preparata, non sono tutti annoiati e distratti e distrutti come al CRA dove gli operatori vanno avanti per inerzia. Sergio è un operatore che io ho messo dura prova e che è molto preparato e attento. Lo stimo ormai. Anche Burgos lo stimo ma non sa dirmi le cose nel modo giusto. In fondo ha ragione lui, non è un'operatore, è soltanto un amico che si è rassegnato alla mia malattia. Quando mi viene in mente Cloud, quando scrivo mi viene voglia di desistere, di lasciarmi andare, di non cercare più niente nella vita. E invece in questi giorni a volte mi è sembrato di essere a tanto così dalla risoluzione del problema. O quanto meno, vicino a uno spiraglio di luce che appare lontano come alla fine di un tunnel. Forse, Parlami Di Te, è una canzone macabra che parla della morte di due amici di una band di amici investiti in autostrada, mentre andavano a GEnova per esibirsi in un concerto. E' una canzone che nasce dal fatto che dopo questo fatto, la bassista fece la scelta di continuare a suonare e di farlo con me, il batterista e la cantante, Debora. Debora era bionda innocua, ma potenzialmente letale nella sua disarmante bellezza e capacità di sedurti. Il batterista Lo era un pò la macchina organizztiva del gruppo.
Ieri ho fumato con Fwara, ieri sera e oggi sono in paranoia pesante. Le voci dei vicini mi danno fastidio come sempre. Io sento lento nei ragionamenti, più paranoico. Forse il fatto che me ne accorga vol dire che sto un pò meglio, anche se non sostengo bene la situazione.Tutta la merda che mi ha rovesciato addosso Monica per due anni io ora la sto rovesciando addosso agli altri. E sono anni che vado avanti così. Tra voci, canne, personaggi strani che mi girano per casa e la mia vita mi fa improvvisamente vomitare. Mi fa schifo come si sono comportati gli altri con me e mi dà fastidio come mi sono comportato io con loro. Dovevo essere superiore? Ci ho provato, ma non lo sono, ed era impossibile dimostrare il contrario. I miei ex amici. Dove siete finiti tutti quanti? Mi ritrovo in una stanza vuota, dopo una bella festa dove tutti sono andati via e io mi sveglio con un gran malditesta disteso sul divano. Questa è la situazione. Questa è la metafora dell'Esistenza. Tutti sono scappati via, tutti se ne sono andati, spaventati, perchè la mia psichiatra dice che molta gente ormai ha paura di me. Che sono troppo aggressivo nelle relazioni. Ma quanta aggressività ho dovuto subire io da parte di mio padre nei miei anni giovanili? Un padre che l'ha capito e che ormai è docile con me. Anche se non manca di far pesare la sua Essenza di uomo. Comunque Cloud, nella sua innocenza vera o presunta tale, sembrava fosse mia per sempre. Il Destino ci detrmina, il Tempo asseconda questa direzione. Finiamo su un binario, dopo una serie di scambi infiniti, e via via sempre più radi. Fino alla linea che fluisce dritta.Le traversine che scorrono veloci, il ritmo del treno costante.Chi ti ruba i pomeriggi, le notti, le sere? Tu. Proprio tu.E non capisci che il Tempo passa. E he ogni tanto per fortuna ce ne si rende conto e si fa qualcosa per cambiare lo stato delle cose. Io voglio bene a Giulia o Julia come la si voglia chiamare. Comunque non c'è niente che non ci divide più delle nostrre stesse vite. Lei ha due figli. Un compagno. Un lavoro. Una bella casa. Una vita dignitosa senon agiata dal mio più basso punto di vista.Spengo la TV e tutto cambia. Nessuna musica tesa, nessuno sparo, solo i grilli pomeridiani in giardino. C'è un grosso oliveto attorno a questo giardino. Sarebbe bello che ci fosse. Sarebbe bello davvero. In toscana c'è e io proprio a quelli stavo pensando. Aerei ci volano sulla testa presagi di guerre e guerre di anni e anni. Volevo raccontarvi che ho conosciuto una tipa, tale Valeria, e che sembra esserci un buon feeling, ma oggi non si è ancora fatta sentire. Sarà successo qualcosa?
Dovevo sfogarmi Burgos, mi devo sfogare. L'ho capito nuotando in piscina, sotto sforzo ho sentito l'energia nelle mie braccia e nei miei polmoni crescere a dismisura. Intravedo degli spiragli. Dipende solo da me. Valeria sembra essere bella, ma non ci siamo ancora mai incontrati di persona. Sarà credo, se ci sarà, un incontro importante. Per capire cosa c'è tra di noi. Intanto Stacy , la mia porno segretaria si stava togliendo il reggicalze, prima la destra poi la sinistra. Era impossibile resisterle. Intanto mi chiama sulla linea numero due Konstant, ma decio di non rispondergli. Appartiene a un passato che non ha seno si ripeta. Perderei tempo, e con lui ne ho già perso fin troppo. Intanto al CPS iniziavano ad arrivare le prime voci. Ex amici che si lamentavano del fatto che mandassi messaggi aggressivi, pur non essendolo affatto nella vita reale. Sono stati loro a volermi rendere così. Sono loro che non hanno capito, e forse non potevano capire cosa significasse stare via da Milano per uqasi due anni. Tornare a casa. Le cose erano cambiate. Dovevo tornare a vivere coi miei, mi avevano fatto un TSO per comportamenti troppo aggressivi nei confronti di un paio di tipe con cui facevo sesso. A una piaceva farsi prendere per il collo e sottomettersi completamente. La mia porno segretaria mi ricorda che è il momento della terapia orale e che la sua bocca è in vendita, come quella di tutte le ragazze al di là della vetrina. Così Amsterdam. Appena iniziata la storia con Cloud, dopo, nenache una settimana sono andato ad Amsterdam e sonoandato con una puttana e con un trans.Esploro le mie fantasie erotiche più profonde e trovo pieno appagamento in quelloche faccio. Vorrei che Valeria fosse mia, lo vorrei veramente. Ha occhi furbi e dolci. Lo vorrei oggi pomeriggio. M a qualcosa mi dice che Dan ha saputo qualcosa e ora la sta braccando e quando tornerà dalle vacanze verrà a braccare me. Sono senza speranza in questo senso. Se mi lancio in una relazione con Valeria, sempre che io e piaccia, dovrò aver a che fare con Dan suo ex, e mio ex amico. Tutti questi ex dovrebbero semplificare la vicenda, ma non è così. Io e Dan abbiamo condiviso per mesi la bottiglia al mattino, prima di pranzo, come aperitivo, prima di mangiare. Quanti mesi, anche belli, però spesi male tra lui e altra gente che bivaccava in questa casa. Non vi racconto alcuni dettagli perchè sono scabrosi. Inutili e superflui come un ombrello in una tempesta. Che ti si rivolta contro. Valeria l'ho sentita solo di sfuggita oggi. Nel pomeriggio ho dei sussulti al basso ventre. Decido di andare dalle cinesi. Mi accoglie una molto carina e con un pò di seno in più delle altre. Facciamo sesso, bene, un pò in fretta , ma bene. La mia ricerca d'amore, la miafame d'amore ormai inappagata da anni cerca vie di realizzazione in ogni modo. Attraverso una debole relazione con una ragazza che non conosco, Valeria, attraverso il sesso sporadico con le cinesi. Fuori minaccia un temporale, un temporale estivo, ci vorrebbe con tutto il caldo che ha fatto in questi giorni. A tratti riesco ad essere anche felice. Come in questo momento, come in certi momenti. Mi viene in mente Mascia e la purezza del mio amore per lei. Eravamo belli & innamorati checchè ne dica Jim, che ci definiva una coppia disgustosa perchè alla fine ci tradivamo a vicenda, pur continuando a stare insieme. Invece di pensare che un periodo è finito, continuo a guardarmi indietro come uno stupido. E' troppa l'assenza di Amore nella mia vita, sono quasi esangue dai giorni passati senza di te, Mascia. Eppure riesco a stare in piedi adesso. Ma quanto dolore, quanta fatica, quante energie spese.
Cosa vi devo dire oggi? Niente di nuovo, che mi sento prigioniero di questa città.Della sua gente & dei parrucchieri. I conti con l'Esistenza sembrano un pò tornare. Comunque si parla in giro, si sentono le voci dei vicini. Si sentono lamentarsi un pò di tutto. Io ho paura che questa cosa prima o poi verrà fuori. Luci spente, TV accesa, voci dal cortile, difficoltà ad astrarsi da questo contesto, per produrre qualcosa che non sia spazzatura. Monique. E Mascia. Che si conoscono, io non so quanto bene si conoscano.Non lo so dire, proprio. Queste sono paranoie, paranoie totali. Io devo farmi i cazzi miei. E' che faccio brutti sogni, incubi, incubi allucinanti, in cui le mie donne si deformano e diventano dei mostri, dei mostri di cattiveria. Mascia sopratutto, ma anche Monique, Cloud, Alessandra anche e per certi versi sopratutto. Poi se fumo qualcosa questi incubi svaniscono e iomi sento più al sicuro. Sovraesposto per un periodo della mia vita faccio fatica a ricompormi, come dopo del sesso veloce consumato chissà dove. Sto male e sono solo. Questa è la verità. E il mio più caro amico, Burgos non crede neanche che io stia male. Eleonora e Konstant mi stanno addosso, Eleonora con la sua presenza e Konstant con le telefonate. Entrambi sarebbero da segnalare. Io non sono in una bella situazione. Questa persona mi usa. Ho sempre qualcuno addosso. E' una situazione difficile psicologicamente. E' anche difficile scrivere di altro. Questa situazione ha preso una piega che non mi piace. Con tutti i miei amici c'è una sorta di rapporto di sudditanza psicologica che sto cercando di invertire. Anche Andrea è a suo modo invasivo. Se non lo cerchi costantemente si offende e non ti cerca più. Così succede. Questi sono i miei attuali amici. Questa è San Giuliano. Questo sono io: io sono una persona abbastanza solitaria ormai, anche se tutti i giorni vedo gente, in vari momenti, la maggior parte del tempo è con me stesso. Sono più i vecchi che i giovani a parlar male. I giovani sono più spensierati, sopratutto le coppie. Parlano di quello che mangeranno a cena. Cose così. Semplici. I vecchi ti additano e ti etichettano sempre.
Mascia, la mia parte di vita con te è stata tra le più belle della mia vita. Non ti dimenticherò mai. Anzi per tanti anni ho sofferto a ricordare. I ricordi affioravano da soli. Ho cercato di dimenticarti, e forse ci sono riuscito. Ma non in fondo al cuore, dove ci sarai sempre tu. C'è gente che ci ha voluto dividere, perchè il nostro amore era troppo bello e complicato per molti. Solo io e te sappiamo di cosa era fatto. Il nostro amore. Luna Rossa ha perso, fa vedere alla Tv, giù sembrano sentire anche il rumore dei tasti. Ho una casa bella, messa a posto decentemente, finalmente. Ho chiuso un paio di cose, come dicevo prima, che mi premeva chiudere, e ora sono finalmente più libero. Penso di avere fatto tante cazzate nella vita. Una delle peggiori, o delle migliori a seconda dei punti di vista è stato iniziare a scrivere. Mi espongo , sono più vero, ma anche più solo. Inevitabilmente direi. Ci sono alcune cose di cui non voglio parlare, ma so che ci sono. Però sono mie e non posso dirvele.
Tutta apparenza la mia casa, tutto opportunismo la mia vita qui. Sì, l'amicizia c'è, sopratutto con Fawara, ma è un tipo sempre difficile. Basta un nonnulla per alterarlo. In cortile parlano, non so di che, ma non sembro essere io, l'argomento di discussione. I miei staranno preparando il pranzo. Movimento nei bassifondi dal bar a gestione albanese. Mi piace la nuova gestione. Mi ricorda mia moglie un pò. Ci sarei andato in Albania con lei, davvero. Guidato da lei, tra le lenzuola e i paesaggi marini della terra albanese.
Continuo a fare sogni ricorrenti. Sogno sempre di essere in case grandi, dalle molteplici stanze, dove le cose sono sempre diverse. Questa volta c'era mio padre e mio fratello(strano, perchè è difficile che compaia nei miei sogni), ed era un padre buono. Secondo me è mia sorella che mi dà dei messaggi insistenti sulla mia vita, che sto sbagliando qualcosa, forse più di qualcosa. Sono rimasto intrappolato in un sogno, nel sogno di una casa dove tutti siano felici e io non sono solo. Dove si è tutti insieme e si sta bene. Dove c'è un camino ad accoglierci e anche se non c'è, basta il nostro calore umano per farci sentire tutti più vicini. Ho fatto troppi compromessi nella vita troppi compromessi. Sopratutto con mia madre che mi controlla in ogni cosa.Ivan è un grezzo, un pò come Monica. Danno delle spiegazioni alle cose che non hanno motivo di esistere. Quanta ignoranza e io che li ho pure ascoltati per affetto nei loro confronti. Io cambio continuamente opinione sulle persone non completamente, perchè un 'idea ormai me la sono fatta. Ma Monica me la ricordo anche sorridente a tratti. Ivan non lo so, solo quando stavo con Mascia, segno forse del fatto che teneva più a lei che non a me. MI hanno trattato tutti come un pacco postale, la gente ti tradisce in qualche modo sempre. Cosa vorrei? Una vita tranquilla come quella che sto facendo, possibilmente senza incubi e sogni ricorrenti. Qualcosa mi divide dalla mia famiglia. Qualcosa che non conosco.Io non conto niente per nessuno, è questa la realtà. Si sono tutti presi gioco di me, per via della malattia psichiatrica, se ne sono approfittati ridendo e scherzando. Perchè devo essere io quello che si arrabbia continuamente per le cose? Arrabbiatevi voi, bastardi che non siete altro. Adesso avete paura di me? Bene. Quando mi picchiavate e mi violentavate non avevate paura di me, vero? Perchè io mi rivolgevo a voi in modo gentile, ma voi non lo meritavate. Non meritavate niente di tutto questo. Sembra si siano messi tutti d'accordo. Io svendo le mie emozioni per connettermi meglio con le persone, rinuncio a una vita privata per essere assolutamente pubblico e poi non so cos'altro volevo dire. Che finirà bene, spero. Finirà bene, credo. Ci deve essere un lieto finale. Per forza. Non voglio soffrire fino alla morte, se la sofferenza sarà troppa, mi ucciderò in qualche modo. Questo pensiero è confortante. Mi fa stare bene, dentro. Mai più anni chiusi in gabbia dentro un appartamento senza storia e senza nome, dentro una minuscola stanza a espiare i propri peccati. Mai più. Devo essere felice di questa casa anche se non riesco a esserlo fino in fondo. Laura, mi manchi? Non lo so. Forse non dicevi delle cose, delle discrepanze magari si intuivano, però che gran sesso che facevamo, molto romantico in fondo. Vivrò di ricordi? Non ho voglia di avere un 'altra donna per partito preso, perchè lo devo fare. Sono stanco di aperitivi, mi manca invece l'Arte e il vernissage, le mostre che vedevo con Erika o con Cloud. Non so bene cosa fare, ricevo consigli in tutte le direzioni e io sto facendo un po' un giro inutile. E' quello che mi stanno facendo fare. Un giro inutile e senza senso tra i meandri della vita. Mentre loro vanno avanti con un senso, tu dopo che te lo hanno preso di dosso e se ne sono brevemente vestiti, te lo ributtano in faccia. Lo sciacallaggio dell'anima si fa sentire infinitamente proteso.
Non ho abbastanza sigarette, per scrivere tutta la notte.
In questo giorno tenue di pioggia sto bene. Sto finalmente bene. Dopo un mese di afa e caldo e ventilatore sempre acceso finalmente si respira un pò. Si sente qualche uccello migratore passare in lontananza, Mi vengono in mente i gabbiani di Nizza dove sempre andavo quando Burgos era studente. L'indugiare del tempo in quelle mattine sulla Promenade a prendere il sole era dolce e foriero di speranze per i miei giorni a venire. Le sedie blu in metallo della Promenade disseminate lungo tutto il lungomare, che si estendeva dal porto fino alla città vecchia.Città vecchia in cui a noipiaceva vagabondare tra piccoli bar, pescherie con il loro odore di pesce e il mercato dei fiori che si svolgeva nella piccola piazzetta antistante la cattedrale di Nizza. Ma questi bellissimi ricordi sono ormai sbiaditi dal tempo, dall'incuria della memoria, da come Burgos mi ha maltrattato. Da come il CPS non è stato capace di curarmi. Passi indietro e passi avanti: piccoli passi avantie grandi passi indietro. Ho bisogno di più medicine, devo prendere più medicine e farmi meno canne. Anzi smettere proprio, perchè se fumi quasi tutti i giorni, il giorno che non fumi stai male e tanto. Oltre che per l'astinenza, anche per gli strascichi che le sostanze ti lasciano addosso. La domenica è sempre il giorno più difficile, la domenica è il giorno di Dio. La domenica è un giorno maledetto. Nizza, quando Burgos era ancora un mio amico e non il bastardo che poi sarebbe diventato. Faccio fatica a distinguere i bei ricordi che ho di quegli anni dalla faccia distorta dall'odio di Burgos. Dall'odio per quel mio viaggio in Messico solitario, fatto senza di lui dieci anni dopo il nostro. Fu un bel viaggio, un pò strano essere da soli, senza il faccione di Burgos che sembrava rimproverarti ogni cosa facessi, ogni slancio verso la vita. Lui era ancora giovane e relativamente spensierato e non era ancora quel mattone che poi è diventato nella vita. Perchè di questo si tratta: è diventata una persona pesante giudicante e stupida, come la sua compagna Barbara. Barbara e Mascia erano molto amiche. Le nostre fidanzate dell'epoca. Loro sono rimasti insieme per tutta la vita a quanto sembra, mentre noi ci lasciammo dopo 7 anni insieme. I motivi già li sapete. Quello che mi interessa evidenziare in questo frame è che Burgos adesso è una persona completamente diversa. E' una persona marcia dentro, annichilito dalla sua stessa vita e dalla sua stessa nullità di persona che sa solo odiare, invidiare e distruggere gli altri per dare una dignità a sè stesso. Non sai che pena mi fai, Burgos.
E' Lunedì. Mi sento felice, perchè come al solito non sono andato dalle cinesi, non ho bisogno di sfogare il mio ormone sui loro culi gialli, e posso guardare alla settimana con più fiducia, ottimismo e un minimo di programmazione. In questi giorni ho visto Fawara, ed è sempre il migliore amico che ho, nonostante la sua superbia, è il migliore amico che ho. Sono quasi tentato di farlo tornare a vivere qui, ma mi satanto che è un passo falso. Un tornare indietro. Don't turn around, don't turn around again, and don't look back. Prendere psicofarmaci tutta la vita, se non sono quelli giusti, ti dà la sensazione di star perdendo tempo e energie preziose. E' vero che ti stabilizzano, ma ti tolgono anche tanta energia vitale per vivere. E poi la puntura che faccio io, mi causa sonno, appetito, irritabilità e scostanza verso gli altri. Poi l'effetto della puntura dopo due settimane svanisce, ma non è giusto poter vivere in maniera decente soltanto due settimane al mese. Ti sembra di sentire la morte più vicina, anzi che si avvicina a una velocità inversamente proporzionale alla tua velocità di vita. Che è pari a 0. Nulla. Piccoli lenti progressi quotidiani in anni segnati dalla sofferenza e da una tristezza impotente, infeconda, portatrice di niente. Non ti resta niente da fare che descrivere questa situazione. I furbi finiranno all'Inferno, noi poveri Cristi, ultimi degli ultimi forse ci salveremo in virtù delle nostre sofferenze. Ma non è giusto che sia così. Chi ha sofferto tanto, chi ha raggiunto gli apici della psichiatria per motivi suoi personali, non è giusto che poi debba pagare il prezzo della convenienza sociale. Sono felice oggi, ma vorrei esserlo più pienamente, vorrei essere più presente e non affidare la mia vita al caso o ai dottori che non capiscono molto delle sofferenze umane. La mia psichiatra almeno è così: standarizzata, qualunquista e dozzinalmente precisa nelle sue opinioni preconfezionate. E' una battaglia che dura da due anni e io ne esco sempre perdente, anche se altri pazienti mi dicono di non mollare e di far valere le mie ragioni.
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