L'idiota continuava a incalzarmi. Passava e ripassava sotto casa mia, non so cosa volesse. Ma qualcosa voleva. Non poteva essere niente che io avessi, perché a quel tempo non avevo niente. Ma lui voleva che io facessi qualcosa, non so bene cosa, ma qualcosa che non mi piaceva. Sotto, parlano, sbattono portiere e musica ad alto volume. Mio padre, come ogni giorno prepara il pranzo. Speriamo. Mia madre parla sempre, ma non riesce più a comunicare con mio padre. Dice lui: È colpa d'Alfredo, riferendosi a Fawara, tra le righe. Mi guarda e mi vede un pò assente. Loro sono la mia famiglia. Mio padre è mio padre. Non si discute, non ti sento, non c'è campo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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