Ho sempre un pò detestato il modo di fare degli artisti, quelli che almeno ho conosciuto io, di Brera, qui a Milano.Non perchè improvvisino molto nella vita e questo perchè sono fondamentalmente degli artisti, ma perchè non tollerano un modo di agire diverso dal loro. Se a qualcuno piace più pianificare la propria esistenza, stai sicuro che non gli piacerai mai. Cloud era così. Ma anche il Menez era così. Vittima dell'Esistenza il Menez varia ancora di professione in professione cercando una sua identità. Assolutamente ha una vena artistica molto forte e la esprime in diverse maniere, attraerso la fotografia, la pittura, la musica. Cloud è una più da vendemmia del vino. Me la vedo pestare l'uva scalza con i suoi dolci piedi. Non è importante il risultato, ma il processo. Quindi beviamo e dimentichiamoci di esistere, questo sembra essere un pò il suo modus vivendi. Gli artisti spesso si nutrono di musica e io che ho fatto anche il musicista nella vita sono stato con due allieve di Brera, due delle mie donne più amate e odiate. Perchè badate bene, per quanto possano essere scevri di filosofia, pedagogia e psicologia questi artisti sviluppano attraverso il loro gesto che eternamente si perpetua una sorta di Estetica, artistica e di vita. E sono molto severi su questo con chi esercita un altra forma d'arte. E si prendono molto sul serio. Troppo sul serio secondo me, per quello che poi effettivamente sono in grado di produrre. Brera, io l'ho frequentata da esterno, sopratutto quando stavo con Cloud, sembra un luogo dimenticato da Dio dove solo le leggi del corpo hanno spazi nella misura in cui diventano linea e segno su enormi fogli bianchi. Il corpo è qualcosa da studiare, gli insegnano, ma anche da vivere. E quindi feste, sbronze, canne negli spazi comuni e chi ne ha più ne metta. Penso che Brera sia una scuola molto formativa, anche umanamente, ma penso anche che la maggior parte della gente che si accosta all'Arte lì, ha veramente poco di artistico.
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