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Le bariste

 Le bariste hanno accompagnato i miei anni universitari. Non c'era una barista di un locale che non provasse ad attaccare bottone con me. In una notte fredda e  senza luna mi sono messo a cantare, ma non c'era più nessuno che volesse ascoltarmi. Allora mi sono messo a parlare con le persone, ma tutti si giravano dall'altra parte, compatendomi. Una musica triste ha iniziato a suonare dentro il mio cuore ed era la nostalgia di te. Il disprezzo di cui veniamo investiti, non è nulla in confronto alle vostre vaghe attenzioni. Le bariste vedevano che mi stavo spegnendo, notte dopo notte, sotto il peso di una relazione ormai diventata insostenibile. Le bariste sapevano che quello sguardo tagliente si sarebbe presto sciolto come neve, di fronte al sole della decadenza di un amore.

Il dado è tratto: i numeri non corrispondono alle aspettative e quindi non ci resta che disprezzare il nemico. Odiarlo fino al midollo, fino a volerne vedere il corpo sgretolarsi in un niente di polvere leggera. Mi ricorda il me stesso di 25anni fa. Quando Mojito, Cuba e Negroni erano un abitudine. Si girava per locali. Mi ricordo di aver visto serate incredibili al Trattoir di Milano. Anche il Menez suonava: il sax, e lo suonava anche molto bene. Erano serate veramente allegre, spensierate, che ti portavano dritto alle 5 del mattino. Le bariste le frequentavo soprattutto quando facevo il musicista, con la mia chitarra Samick rossa, e dal palco non si riusciva a vedere nulla, le facce delle persone, le loro espressioni, i lineamenti dei loro corpi erano disegnati dalla luce. 

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Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...