Mi perderò nelle nebbie dell'oblio, piacevolmente, come una nebbia sottile che ci avvolge ogni mattina e ogni notte. Sarà un processo lungo e faticoso. Bisogna lasciare segni, passaggi e passaggi come cantava quell'altro di Genova. Ma lì era in Sardegna e guardava le nuvole. Io sono un grande e mi sono perso dietro un idiota con le palle da giocoliere. Che truffa. Che furto di idee, energie. E poi quanta arroganza da parte sua. Abbiamo capito che hai fatto tanto nel sociale, ma questo non ti autorizza a trattare le persone che lavorano con te così. Come se non volessero niente e fossero tutte finalizzate al suo ego, smisurato. Quanta miseria umana caro mio, ero molto più nobile io, nel rubare a chi aveva per dare a chi non aveva. Attimi e sorrisi ripagavano di tutto. Bambini che ci venivano incontro nei villaggi. Tanti colori nei loro vestiti sdruciti.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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