Mi sento strano: stranamente consapevole del fatto che tutto dipende da noi fino al manifestarsi di forze avverse. Contro quelle non possiamo nulla. È strano ancora una volta, il fatto che da dopo certi fatti in poi ho iniziato a credere in certe cose. Dal mio secondo viaggio in Messico, cercando Monique, ma ritrovatomi da solo ho iniziato a viaggiare da solo, prima timidamente, con brevi spostamenti, poi osando sempre di più sono giunto sino alle rovine Maya in Guatemala, senza scalare questa volta, come avevo fatto con Burgos dieci anni prima, ma osservatore dal basso, nella loro maestosità. Incontrai una bellissima bionda Norvegese, in Guatemala. Facemmo un pezzo di viaggio assieme fino al Messico, verso Cancun, dove si trovavano le spiagge. Ci perdemmo a una tappa intermedia al confine tra i due Stati, presso un lago sabbioso e grigio di cui non ricordo il nome. Finimmo in una specie di ostello autogestito. Lei sparì tra le braccia di un rasta. A me sparirono dei soldi. Oltre il cuore che fu frantumato in mille pezzi. Ebbi l'illusione di averla già conquistata Anja. E invece sparì nel nulla per alcuni giorni e poi ricomparve senza il rasta, ma con un ragazzone grosso e serio che presentò come essere il suo fidanzato. Precisando che sono fidanzati da prima di quel viaggio. Faccio finta di niente e mi stappo una birra, rumorosamente e lo faccio anche volutamente. Mando dei segnali che ho capito, ad Anja. Vediamo se lei intuisce velocemente. Si sembra farlo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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