Ci sono dei miglioramenti, degli evidenti, anche se piccoli segni di miglioramento. Lo capisco dal tono dell'umore, dal fatto che al mattino non sento più l'incessante impellenza di prendere antidepressivi. La mattina sembra essere più facile da gestire e il pomeriggio di conseguenza, anche se c'è sempre un orario morto in cui il nulla mi assale, in genere dopo pranzo fino a verso le tre del pomeriggio. Ho deciso di combattere questa cosa scrivendo. Non è quasi importante di cosa si scriva, ma che si scriva di sé stessi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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