Mi capita ogni tanto di dirmi" E oggi che cazzo mi ascolto? E, voilà, compare The wall dei Pink Floyd. Una sicurezza, un punto di approdò e di partenza allo stesso tempo. Mattone dopo mattone si costruziosce l'architettura sonora dei Pink Floyd. La storia si dipana lungo tracce collegate, ma alcune sono ben definite nella loro singolarità e sembrano emergere dal contesto della storia. Assoli e riff di Gilmour a suggellare una scrittura copiosa e imponente nei testi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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