Una volta, ero con Monica nel nostro primo periodo assieme, andammo nelle campagne oltre Melegnano a fare una passeggiata. Partendo da casa di un suo amico. Facemmo l'amore da qualche parte in campagna e poi trovammo, camminando e camminando lungo un sentiero, un piccolo e vecchio bar affollato solo da vecchi con una 50enne dietro il bancone. Ci prendemmo due bianchi e ci guardammo il tramonto che lentamente scendeva. Fu un bel momento romantico. Spesso, i primi tempi, passavamo momenti così. Era una felicità strana, come se fosse perduta, riparatoria e parziale. Due tipi come noi che si erano conosciuti ai tempi dell' Università, studiando nella stessa biblioteca cittadina, e incontrandosi sempre in giro durante le serate anni 90, che si perdono di vista per molti anni e poi non si sa come iniziano a fare sesso e a dirsi cose dolci. C'era della dolcezza sotto quella scorza di donna, di durezza verso tutto e tutti. Ma solo io forse la vedevo.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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