Passa ai contenuti principali

Die with a smile

 


Sono al mare. Al mare della Calabria. Le onde mi lambiscono i piedi sulla sabbia.Sono successe molte cose nell'ultimo periodo. Io e Laura ci siamo lasciati e io ora sono qui con i miei in una casa affittata per le vacanze, lontano da lei, che non so neppure dove sia. Ma ho il suo numero, ma per tutta l'Estate non mi servirà a niente, perchè non risponderà mai alle mie chiamate. E' evidente che ha qualcun'altro. E' evidente che sono stato in Psichiatria, in Palestina e in Nepal. Tutto questo nell'arco di due anni. Tra il 2003 e il 2005. Tante donne, tanti casini, molte persone nuove e tutto lontano da casa se non all'estero. Sette mesi in Nepal, e cinque in Palestina. In Nepal lavoravo a Pokhara fondamentalmente, che era una piccola cittadina affacciata sull'omonimo lago. Un lago vietato alle barche a motore. Quidi in stile a Momentary Lapse of Reason. Avete presente il primo pezzo , che viene introdotto dal rumore dei remi di una barca nell'acqua: ecco quello ero io sul lago di Pokhara con Mascia sulla barca in legno. Io remavo. Credo che avessimo deciso di non portarci il vogatore per andarcene al largo tranquilli. Vogai io, l'avevo già fatto con altre persone, credo Valeria e una nostra collaboratrice. Era bello il rapporto tra me e Valeria prima che si rovinasse tutto, fondamentalmente per colpa mia. Una storia complessa, non ci si puo' credere. Eppure era una situazione ingestibile. Poi Kathmandù non aiutava a stare con i piedi per terra. Era una città fantastica aveva mille angoli in cui perdersi, tentazioni e deviazioni in cui lasciarsi andare. Quello che mi colpiva di più in assoluto era vedere monaci e mucche allo stesso passo. Badate, un passo divino. Loro a centro strada e poi biciclette, riscio'. E poi i Monaci dietro, scintillanti nelle loro tonache. Sono al mare. Al mare della Calabria. : Laura è lontana da me distanze siderali. E il sole è forte e picchia duro. Soprattutto al primo pomeriggio. Ero in un certo senso ormai rassegnato a tutto questo.  

Commenti

Post popolari in questo blog

Il rumore del vuoto

  IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...

At the end

 Dopo aver vagato per anni nella mia mente e cercando nuove esperienze attraverso l'utilizzo di droghe che espandessero e dilatassero la mia coscienza, mi sono reso conto di quanto queste possono anche distorcela, rimandando una percezione alterata della realta'. Le paranoie, la rabbia presente in questi scritti, la falsa percezione della realta' derivavano tutte da quello. Alla fine sono solo un povero idiota, ma anche un grande scrittore. La rabbia sta svanendo e sta nascendo un forte bisogno, anzi non bisogno direi proprio voglia di amare: qualcuno, qualcosa, me stesso. Aveva ragione Monica che dovevo fare un lungo percorso. Chissa' se a me ogni tanto ci pensa ancora senza odiarmi o disprezzarmi. L'odio potrei anche accettarlo, perche' io stesso per primo l'ho riversato su di lei, ma il disprezzo non lo accetto. Non me lo merito. Io mi merito di essere ascoltato e letto e vissuto come un libro aperto. 

Il solito

 Il solito sabato mattina vuoto e angoscioso. Eleonora è già sveglia e io non la sopporto più nella sua ignorante saccenza. Le Cont che fa minacce, dal fondo della via. Come è misera la vita in questa città senza speranza. È solo brava a parlare, ma solo quello. Non sa fare niente. Nemmeno fare sesso. Monica è mille volte più bella e sensuale di lei. Più sinuosa nei movimenti. È solo una povera mentecatta dell'esistenza. E con lei,  Le Cont triste personaggio che sembra uscito dalle fogne di una metropoli indiana. Le metropoli indiane,tristi scenari dell'umanità più misera,che hanno più dignità di questi personaggi sangiulianesi. Quattro tossici del cazzo, solo pronti a derubati. A spogliarti di tutto. Anche della voglia di vivere. Ribattere colpo su colpo contro la merda che questa donna porta in casa. Questa è la mia battaglia. La gente pretende di fare cose e che non ci siano mai conseguenze. La gente pretende di potersi venire a fare i cazzi propri nella tua vita, nella tu...