La propaganda del nemico continuava a incalzarmi. A fare, a fare qualcosa di piu: un patto che io non posso sicuramente mantenere. Fa freddo. Il 25 dicembre si avvicina, oggi e' il 20 dicembre. Si arriva a questo natale con un po' di maretta in casa, il passaggio lento e consapevole di Eleonora qui, e un freddo pungente fuori. Aerei squarciano un cielo terso e azzurro. Un azzurro che sa di Sud, di mare, di spaghettate col pesce. Come oggi. Non sono contento di Esistere, figuriamoci di Vivere. Eppure la sola parola dovrebbe richiamarci ad azioni piu' gioiose, piu' vive appunto, piu' pregne di senso. Un azzurro che sa di mare, cara mia, questo e' il cielo di oggi.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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