Il mondo e' nel caos. Il mondo dietro di te, non e' mai stato cosi'. Quel campanile di Gavirate, della chiesa, vicino alla stazione, ti avvisava del fatto che eri finalmente arrivato. Finalmente per modo di dire. Stavo andando in comunita'. Un ambiente che mi e' sembrato potesse essere accogliente e accudente sin dall' inizio. Dovetti aspettare un po' prima di andare in comunita', circa un anno. Per un anno un giorno alla settimana andavo li' a mangiare e poi stavo un po' con loro a crogiolarmi al sole del primo pomeriggio. Poi tornavo a casa e tutto tornava terribile. Sono passati dieci anni circa. Vivo in questa casa più o meno da questi anni a venire e forse anche per morirci dentro. Tu muovi cose Burgos, non io. E ' sempre lui.Il mio vecchio amico di Nizza. Quello che andavo a trovare ogni week end se possibile. Da Aprile a Settembre, anche Ottobre se il lavoro e l'equilibrismo con Mascia lo permettevano.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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