Quante cose avremmo ancora potuto fare assieme, sotto quanti alberi ci saremmo potuti baciare ancora. Quante passeggiate mano nella mano o sottobraccio respirando il fresco della sera nei giorni di calura estiva. Quanto avremmo potuto consumare i nostri corpi, nell'ardore lancinante del sesso. Sono vittima dei miei ricordi e di me stesso che affonda le sue radici in esso. Quante cose avremmo potuto fare, quante ne abbiamo fatte e chissa' quante, non lo sapremo mai,ci saremmo potuti dire ancora.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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