Un forte sole inondava quella casa, entrando dalla ampia finestra del salotto veniva a baciarmi proprio sul viso, io ero nella cucina, sorseggiavo un caffe', preparato da mia madre. Me ne feci mettere un po' in una tazza e lo portai a Mascia, che aveva dormito da me e nuda e bellissima stava avvolta in una coperta. Scesi al piano di sotto e la trovai li' cosi', con i suoi occhi piantati sul mio cuore. Era uno sguardo fisso, non mutevole, di chi giurava un amore eterno.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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