Eleonora aveva due belle tette grosse. Tutte da succhiare. A lei piaceva lo facessero. Per me era un piacere ancestrale farlo con lei. C'era un senso del possesso di lei, del suo corpo. Il periodo delle disperate gite in treno, solitarie e psichedelicamente lucide e consapevoli di essere in un periodo difficile, in cui bisognava rischiare. Nel loro senso di fuga. Quel periodo, come quello del mio bivaccare vicino alla stazione Garibaldi, sono finiti. Non so perche' andavo in giro in quel modo, tutto trasandato e fin troppo avventuroso. Di pomeriggio e di sera. Finito il periodo delle feste tra le lenzuola con Monica ( si fa per dire), inizio' quello di una maledetta e infinita solitudine che mi affliggeva come un ombra .
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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