AMO IL MARE
Chi non ama il mare? Eppure c'è qualcuno che non lo ama e io non so immaginarmi un mondo e una vita senza mare. Io sono uno che ama del mare la sua dimensione più intima: al mare mi piace andarci con una donna, possibilmente la mia donna. Spesso con Erika poi con Monica, poi da solo con mio padre perso in villaggi turistici che del mare non ti restituivano la dimensione più intima, ma quella piu'popolarmente nota. Le passeggiate sul lungo mare di Salerno, da quando ero bambino e i miei erano giovani fino ai recenti viaggi in macchina con mio padre, che non ha perso occasione per parlarmi della sua vita, del suo passato e della sua amante non troppo segreta di Salerno. Il mare che ti lambisce i piedi nudi con le sue onde, la risacca, la sabbia che lentamente ti sommerge i piedi attraverso uno strascico lento delle onde che con ritmo lento eppure incalzante ti porta ai tuoi pensieri, alle tue ossessioni ricorrenti che si sciolgono in pensieri piu' liberi di vagare nell'aria.Il sole , un cerchio tondo e luminescente ti guarda complice. Le donne piu' disinibite lasciano ciondolare le proprie gambe tra asciugamani e lettini. Ma non è questo il mare di cui vi voglio parlare, il mio è un mare che disegna l'orizzonte e definisce i miei pensieri. Il mare della nostalgia e delle assenze nei suoi tramonti meravigliosi, il mare della felicità negli incontri occasionali, il mare nei giorni di sole pieno, quando l'acqua sembra offrire l'ultimo riparo alla calura estiva. Distruggere un sogno, questo voleva Erika, distruggere un sogno di vita: il mio. Perchè, pur di avermi era disposta a tutto e una volta che non mi ebbe più era disposta a tutto pur di distruggere ogni traccia di me dalla sua vita e ogni traccia di sè dalla mia. Cominciando dalla casa. Dalla casa in cui avevamo vissuto assieme. Io avevo crisi quasi isteriche in quel periodo, perchè lei dopo poco tempo aveva iniziato a vivere con un altro. Una sera andai lì e presi un sasso dal selciato e lo lanciai contro la cancellata.
Ma torniamo al mare. Il mare ci aveva visto insieme per tanto tempo. Il mare della Toscana, quello del Gargano in Puglia e nelle isole Eolie. Quando andammo nelle Eolie insieme a Vulcano, con le sue spiagge di sabbia nera luccicante di minerali sotto i raggi del sole, avevamo circa credo 25 anni: eravamo molto giovani. Su Vulcano esistevano solo due paesi posti alle due estremità dell'isola e noi decidemmo di andare da quello dove vivevamo noi all'altro con uno scooter noleggiato in paese. Fu divertente e lei era molro innamorata. Era un mare diverso da quello della Toscana. Era un mare che non conoscevamo così bene, un mare che più difficile da comprendere, più difficile da vivere. Avevamo affittato una casa con una cucina all'aperto, in una specie di patio, dove c'era questa cucina a vista con un tavolo di legno e quattro sedie. Al mattino andavamo al porto a scegliere il pesce migliore da cucinare a pranzo ed Erika era molto brava in cucina. Sua madre gestiva un ristorante e lei aveva appreso molte cose da lei. La madre di Erika mi voleva un gran bene, mi adorava quasi come se fossi suo figlio. Cucinava cose deliziose solo per me e lei. Erika viveva da sola, sin da giovanissima i suoi le avevano lasciato la casa di famiglia per andare a vivere in collina nell'Oltrepò Pavese. Quindi già a vent'anni avevamo una grande casa a nostra completa disposizione. I suoi genitori tornavano solo nel week- end, arrivavano il sabato mattina e ci trovavano sempre a letto in genere. Erika: le sigarette, le chiacchierate, gli aperitivi al sole della Toscana e quelli nel freddo inverno milanese. Una vita bellissima, un mare di giorni di felicità.
Il mare con le sue onde e le sue sponde esistenziali che si creano attraverso il nostro fluire di pensieri che segue le onde. Il mare con il suo colore azzurro turchese, blu cobalto e azzurro che si mischia con i colori del cielo. Il mare che ci fa sognare ancora e sempre che una nuova esistenza è sempre possibile, poter rinascere è sempre qualcosa alla nostra portata. Eppure sappiamo che la morte ci aspetta, il punto non è se, ma quando. Il problema forse non è neanche quando ma come, nel senso di come abbiamo vissuto la nostra vita, che scelte siamo stati in grado di fare e quali di non fare. Cosa abbiamo deciso noi e cosa hanno deciso gli altri per noi. Il mare mi spinge spesso a essere riflessivo, sulla vita, sulla morte, sulla nostra stessa esistenza. Io per quanto mi riguarda sono un indeciso. Quante volte non ho saputo scegliere. Una donna, un lavoro, un esistenza. E quante volte invece ho saputo scegliere una vita su misura per me come un abito ben confezionato, come una scatola di cioccolatini buoni nel giorno della tua festa. Regalati da chi non ti aspetti o da chi avresti sempre voluto si accorgesse di te. Il mare con il suo sole mi scalda il cuore e mi scuote ancora l'anima. Andrò in Toscana con Alex ancora, a casa sua. Sperando che non ci sia Thiago con la sua sottile arroganza di chi non ce la fa proprio nella vita. Non mi sta antipatico, ma certi comportamenti proprio non riesco a mandarli giu'. A lui la stanza più grande della casa, a me quella più piccola con un letto per bambini. Lui a bere birre su birre nel patio della casa e a sfoggiare la sua arroganza in ogni gesto. Ma sa comunque sapersi far volere bene. Perchè è una persona che sta male e si vede. Quando fuma una sigaretta gli trema sempre la mano, sembra sempre che abbia problemi enormi da risolvere, ma tutto si risolve invece in una sua insita debolezza di fondo. Alex è sicuramente un buono, più di Thiago, ma ha sempre quell' innata predisposizione per l'opportunismo, opportunismo situazionale direi. Legato a situazioni, serate, amici e sopratutto donne che vuole portarsi a letto. Solo prostitute in genere, ma Alex ha i soldi e sceglie quelle belle e costose. Non le puttane di strada ma quelle dei club e dei night. Alex è uno che ama il lusso o come dire non tanto lo sfarzo o l'ostentazione, ma non gli piace privarsi delle cose, vuole avere le proprie cose a disposizione. Se un profumo che gli piace costa 50 euro, vuole poterselo comprare. Io non spenderei mai 50 euro per un profumo, anche se guadagnassi come lui.
Mattinata con Alex: un caffè dopo l'altro e tante parole tra di noi, alcune molto belle che lasciano intravedere un amicizia che si sta consolidando nel tempo. Il mio nervosismo e la mia poca pazienza non mi portano lontano nei ragionamenti e nella comprensione delle cose, nella comprensione dell'altro. Ma questo è quello che succede, è il lato più brutto del mio carattere. Alex invece è in gran forma, parla per un ora di fila coerentemente e io lo sto ad ascoltare a bocca aperta. Mai sentito parlare Alex così bene, da quando lo conosco.
Tornare in India è qualcosa che mi sembra precluso, lontanissimo da me. Forse alla fine della mia vita ci ritornero'. Intanto pensiamo a Juner e a Amsterdam. Anzi prima ancora la Toscana con Thiago e Alex, che ieri sera ho visto. Io sono vent'anni che cerco di capire cosa mi è successo. Come muovermi e ora che sto per compiere 50 anni anche quanto tempo mi rimane. Aveva ragione qualcuno quando diceva di non sprecare il proprio tempo. Ma ci sono momenti in cui occorre fermarsi. Ma questo momento è stato troppo lungo. Venti anni sono un eternità che con il loro continuo perpetuarsi di gioni, di cose sempre uguali sono a un certo punto , superata una soglia di noia, passati in un baleno. Ho dei nemici: gli amici di Monica sono miei nemici, perchè sostengono lei. E una che ti parla sempre di frustrazioni non può che vedere la vita in un certo modo. Come una competizione. la vita puo' essere sicuramente un eterno rincorrere qualcosa , ma confrontarsi non significa annientare gli altri. E in questo che Monica sbaglia, è in cattiva fede e un giorno la pagherà e pure cara. Come io ho pagato il mio, lei pagherà il suo. Forse io una come Laura non me la meritavo, troppo pura per me. Mi è toccata una come Monica, come una condanna. Non c'è più spazio nella mia vita per donnine e donnette, ce ne sarà solo una forse. Vorrei fosse Sara. Poi potrei viaggiare e vorrei farlo, ma manca sempre qualcosa. Mi manca l'energia, la convinzione, anche se una forte motivazione c'è. Ho ancora vent'anni a disposizione, non di più. Non si vive per sempre, bisogna accetarlo. Bisogna iniziare a scegliere le persone e poi lasciarsi andare a qualcuno che ne sa piu' di te. Sento questo oggi. Parlavo ieri sera con Thiago, che non ho mai reputato particolarmente intelligente e mi sono stupito per le cose che ha detto. Mi ha insegnato delle cose inconsapevolmente. Gli ho detto che una vita non mi sarebbe bastata per fare tutto quello che volevo fare. E io ci tengo a fare quello che voglio e lo voglio fare bene. Il bar qui sotto mi assorbe molte energie. Energie mentali. Toglie spazio alla mia tranquillità ed e' difficile scrivere. E allora non mi resta che ascoltare un pò di musica. Gli U2.
Sono stanco, deluso, affranto. Io nella vita non ho neanche avuto il tempo di soffrire, di poter stare male come avrei dovuto. Nessuno ti concede niente, neanche lo spazio della sofferenza. I 50 anni stanno per arrivare e io sono uno sconfitto, uno sconfitto del tempo e dello spazio immemore che non ha più validi motivi per esistere. Mi sento veramente sconfitto stamattina. Eppure non dovrei, non dovrei davvero. Decido di dormire un altro po' con l'aiuto di un po' di gocce. Thiago ragiona come se tutto gli fosse dovuto. Arroganza estrema. Più che altro come atteggiamento nei confronti della vita. Alex quando è in compagnia di Thiago mi snobba.Preferisce lui a me, evidentemente. Questa cosa mi dà fastidio e mi genera amarezza. Perchè Alex si rivela fondamentalmente un imbecille opportunista. Vertigo. Ricordi di Laura e del monolocale dove consumavamo il nostro amore. Questa mattina va così.
Sì, Alex è solo un imbecille opportunista. Ormai ho troppe prove del suo comportamento che avvalorano la mia tesi: non è un preconcetto, è un idea basata sulla realtà. Mi sta quasi passando la voglia di andare giù in Toscana, anche se vedere ancora il mare mi piacerebbe. E' brutto, dare segni di amicizia a una persona che non se ne rende nemmeno conto da quanto è egoista. Passa qualche giorno e mi ricredo, in parte. E' vero il fatto che Alex sia molto opportunista come persona, pero' nei suoi ritagli di tempo dimostra di volermi bene. Ieri e' passato di qui per il solito caffè del sabato mattina e mi ha parlato male (per la seconda volta nel giro di pochi giorni) di Thiago. Dice cose che penso anch'io. Anche lui sta giungendo all'amara conclusione che forse è meglio non portarlo al mare con noi. E' troppo arrogante, troppo menefreghista. Alex che vuole bene a tutti in fondo, vuole bene anche a lui, ma Alex vuole sempre che i suoi sentimenti, anche di amicizia, vengano corrisposti. Altrimenti si stanca, si stufa, si annoia. Stanco di tutta questa tensione, andai a farmi una passeggiata lungo la riva del mare.
Andrea camminava a piedi nudi sulla sabbia umida, la chitarra a tracolla, mentre il sole scivolava pigro oltre l'orizzonte.Il mare, davanti a lui, respirava con il suo ritmo eterno, onde leggere che sussurravano segreti antichi, profumi di sale che gli riempivano i polmoni. Per lui il mare non era solo acqua e orizzonte, ma una presenza viva, un'amante silenziosa quando le parole non gli bastavano. Da bambino passava ore a costruire castelli di sabbia, sfidando le onde a non portarli via. Da ragazzo, su quella stessa spiaggia, aveva imbracciato per la prima volta la chitarra, cercando di tradurre in musica il suono del vento tra le onde.
Si sedette su uno scoglio lasciando che la salsedine gli increspasse i capelli. Accarezzo' le corde della sua chitarra e il suono si mescolò al fragore delle onde. In quel momento non esisteva nulla, solo lui e il mare. Un amore che non chiedeva nulla in cambio, che lo accoglieva sempre con ogni sua incertezza, con ogni sua canzone ancora da scrivere.
"Tu mi capisci, vero?" sussurrò, come se il mare potesse rispondergli. E forse lo fece con un onda più alta che gli bagno' i piedi e gli strappò un sorriso.
Andrea rise mentre l'acqua gli lambivale caviglie, come un richiamo affettuoso e forte. Si tolse la chitarra dalle spalle e la poggiò con cura su una roccia asciutta, poi si avvicinò alla riva. Il mare lo invitava, come faceva ogni volta, con la promessa di un abbraccio liquido:un rigugio senza domande. Si tolse la maglietta e avanzò nell'acqua, il primo brivido fu una scossa familiare, quella snsazione di brivido che accendeva ogni senso. Proseguì fino a quando l'acqua non gli arrivò al petto, poi si lasciò andare, galleggiando con gli occhi chiusi.mentre la corrente lo faceva ondeggiare, cullandolo. Il cielo sopra di lui si fece viola e arancio, e la prima stella si accendeva timida tra le nuvole. Ogni volta che entrava in mare sentiva di appartenere a qualcosa di più grande. Forse perchè il mare non giudicava, non chiedeva chi fosse o cosa volesse fare della sua vita. Lo accoglieva e basta.
Dopo un pò tornò a riva, gocciolante e sereno. Si sedette accanto alla sua chitarra, la prese tra le mani e lasciò che le dita danzassero sulle corde.Una melodia dolce e malinconica si levò nell'aria, mescolandosi al rumore delle onde. Fu allora che senti' una voce alle sue spalle. "Suoni bene" Si voltò di scatto. Una ragazza lo osservava, i capelli biondi mossi dal vento, i piedi scalzi affondati nella sabbia. Aveva un vestito leggero che le sfiorava le ginocchia e gli occhi che brillavano.
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