Una sera, ho fatto sesso con una tipa nuova,diciamo, dei centri Rousseau, dopo uno dei nostri ultimi stage. Nuova come esperienza educativa, ma non giovane. Una tipa con gli occhiali, due tette enormi in cui io mi sono immerso, e una bocca vorace, che ha bevuto il mio seme con bramosia. Nel solito uliveto antistante il campeggio. Di notte. Poi, tornati dalla Toscana (dove si teneva lo stage) ci siamorivisti a casa sua. Non ricordo in quale zona di Milano abitasse, ma aveva un grande letto matrimoniale in salotto, dove c'era un ampiavetrata che dava sulla città.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
Commenti
Posta un commento