Devo dire che è un pomeriggio strano. Tranquillo, pacifico, di una tranquillità messicana. Poi questa tranquillità passa per colpa di qualche stupido avventore di questa casa. Uno in particolare. Poi se ne va, poi ritorna, ma crea sempre trambusto e confusione nell'aria. È pure un fascista di merda e io che non mi faccio nessun problema di fronte alle merde come lui. Anzi, la sua presenza mi fa elevare e il suo comportamento viscido e interessatamente simpatico mi avviliscono dentro, perché mi chiedo come si faccia a essere così nella vita. Così finti, ipocriti, senza valori, senza ambizioni, senza orizzonti.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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