Mascia si approfittava della situazione, sicuramente. Sapeva che Andrea stava male e un pò gli dispiaceva, un pò lo compativa un po' non gli dispiaceva affatto che le cose fossero andate così. L'aveva tradito con rabbia, risentimento. Come di chi non ne può più. La rabbia di chi non vuole più sopportare una situazione. Non era un problema di come, forse o quando. Sarebbe successo. Io e lei ci dovevamo incontrare in un piccolo spazio di una cooperativa sociale e così che accadde che ci conoscemmo e un lampo parti'dai suoi occhi ai miei. A prima vista, amore a prima vista. Difficile sostenere uno sguardo penetrante come quello. Profondo. Io sono uno scrittore che vive di profondità immense. Questo mi dà il mio senso di distanza dagli altri.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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