C'era una certa innocenza nei tempi di Gavirate,piccolo paese del Varesotto di 5000 anime più la mia. È stato un tempo lungo e dilatato ma c'era sempre un sole splendente anche in giorni molto freddi dell'anno. Francesco era il mio compagno di stanza e il mio migliore amico all'interno della comunità. È grazie a lui se sono sopravvissuto lì dentro per 15 mesi e se in parte mi ero ripreso fino ad affrontare un viaggio verso il Brasile, a San Paolo precisamente dove vivetti in una missione diocesana per un paio di mesi. Nei mesi più rigidi di inverno mi capitava di fare passeggiate pomeridiane lungo il lago in cui contemplavo il freddo dell'orizzonte e il ghiaccio formatisi sul livello del lago. Gli uccelli migratori iniziavano ad arrivare verso marzo,aprile quando le giornate iniziavano a rischiararsi e a essere meno buie fredde,e un pò più lunghe dei mesi invernali. C'era una certa innocenza in quell'aria di riscatto. Quella che poi mi porto ' in Brasile e poi al matrimonio con Eliona,la bellezza albanese.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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