Sono felice, Eleonora è un pò un peso a volte, ma si fa voler bene. Ieri sesso selvaggio. Oggi dormire e quiete. Non posso amarla perché non voglio. L'amore è un altra cosa. Mi piace farmelo succhiare da lei. Tutto qui. La casa era importante. La casa di destinazione dei miei viaggi non poteva che essere più angusta. E ingiusta. Una sensazione di ingiustizia forte. Me lo portavo dentro. D'altronde credo dopo aver visitato la casa di Dio, nessuna casa potrà sembrarti più accogliente. Gerusalemme che città magnifica. Piena di incontri e di amore per quella terra. Sto capendo delle cose.Sto capendo il fatto che questa situazione me l'hanno creata i miei genitori, gli amici bastardi invidiosi e Mascia. Incattivita dalla gelosia, dal rancore e dalla solitudine. Gente di merda che vuole soltanto vederti colare a picco. Non so quanto, ma anche quello che suona il sax non so quanto mi vogliono vedere così, magari non proprio così male, ma senza troppo smalto. Perché darebbe fastidio. Ormai non sono più nelle condizioni di suonare: ho troppa gente intorno e spazi troppo piccoli da condividere con altri. Sono finiti i tempi degli spazi immensi di via Pascoli. Un esistenza che sembrava senza fine e che eppure è finita lo stesso. Le ho messo fine io a quell'esperienza, a quell'esistenza. Ho firmato io,di mio pugno la mia condanna. Sono sempre in mezzo alla gente e questo da un lato mi conforta,dall'altro implica anche cose negative, personaggi negativi, tipo Le Cont. Aggressivo e ignorante. Uno sporco fascista che abita nella mia via e che andrebbe soppresso, eliminato. Ha solo amici di merda tossici quanto lui se non di più. Frequentavo gente così. Paradossalmente c'è ora Eleonora che mi protegge. Il mio viaggio nella scrittura è un viaggio esistenziale. Dentro me stesso, attraverso gli altri e nelle sue dinamiche. Mio padre, a me che amavo tanto la vita, mi ha reso questa a volte insopportabile.
IL RUMORE DEL VUOTO L'appartamento era ancora pieno di lei. L'odore del suo balsamo aleggiava nei cuscini, la tazza con il segno del suo rossetto stava ancora sul tavolo. Eppure, lei non c'era più. Se ne era andata quella mattina, chiudendo piano la porta, senza sbatterla. Non c'erano state urla, nè pianti disperati. Solo un silenzio che aveva scavato dentro più di mille parole. Lui era rimasto lì in piedi, senza sapere cosa fare. Aveva pensato di chiamarla, ma sapeva che sarebbe stato inutile. Lei aveva deciso. E quando qualcuno decide di andarsene non c'era più niente da fare. Si era seduto sul divano, fissando un punto indefinito del muro. Il ticchettio dell'orologio sembrava scandire il tempo di una vita che da quel momento sarebbe stata diversa, ma uguale a tutte le altre.Il copione si ripeteva. L'inizio, l'entusiasmo, le promesse, le prime crepe, il dolore. E ora questo:il vuoto. Aveva amato?Si, eppure questo non bastava, non bastava mai. Il ciel...
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